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‘Ndrangheta e cosa nostra: un sodalizio criminale perfetto

| 21 Marzo 2018 | CRONACA

Le due mafie, divise dallo Stretto di Messina, sono tanto diverse nell’organizzazione delle famiglie quanto simili negli intenti e nella volontà di rimanere ben salde al comando criminale in Italia, essendo minacciate dalle nuove mafie come quella nigeriana, albanese e cinese. Un collegamento quarantennale quello tra cosa nostra e ‘ndrangheta che si consolida con il trascorrere del tempo e con risvolti anche economici: imprese calabresi lavorano in Sicilia e quelle siciliane in terra calabrese. Il sodalizio più consolidato è quello per la gestione del traffico di stupefacenti dove le ‘ndrine calabresi primeggiano.

I progetti criminali delle due mafie per la gestione degli affari hanno portato alla costituzione di una super cupola interregionale attiva già dal periodo stragista: è nata così Cosa Nuova. All’interno delle due mafie, esiste un’organizzazione riservata che gestisce direttamente i rapporti tra le due associazioni e che compone una sorta di consiglio comune composto da criminali di spicco da entrambe le parti. Cosa Nuova include anche quella zona grigia necessaria per provvedere al riciclaggio del denaro sporco e per infiltrarsi nel tessuto economico sociale del territorio, come entità politiche o esponenti della massoneria e dei servizi segreti.

Difatto è nota la vicinanza della ‘ndrangheta alla massoneria ed il sodalizio è fondamentale per entrambe le mafie, ma soprattutto per cosa nostra poiché vuole rimanere al passo dei cugini calabresi in grado, negli ultimi anni, di soppiantarla in Italia come nel resto del mondo. È fondamentale mantenere il predominio sul territorio vista l’invasione delle mafie straniere. La collaborazione tra le due mafie ha toccato l’apice con l’omicidio del Giudice Scopelliti, ucciso il 9 agosto 1991, incaricato di rappresentare l’accusa in cassazione al maxiprocesso. In quella occasione l’ordine lo diede cosa nostra e l’esecuzione toccò alla ‘ndrangheta. In seguito  Riina cercò una collaborazione per le stragi di Capaci e Via d’Amelio, come per le stragi del 1993.

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Sia Giuseppe Costa, collaboratore di giustizia appartenente alla cosca dei Piromalli, che Tullio Cannella fedelissimo di Bagarella, ne avevano già parlato ricordando un incontro con Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, il quale affermava che la vera massoneria si trova in Calabria dove agiscono anche le devianze dei servizi segreti. Non a caso l’ormai noto personaggio Aiello, detto “faccia da mostro”, soggiornava in Calabria ed era a disposizione per ogni evenienza, sia sulla sponda di Scilla come in quella di Cariddi.

Cosa nostra e ‘ndrangheta hanno trovato l’anello di congiunzione in Paolo Romeo, avvocato, legato ai De Stefano. Romeo è massone ed appartenente a Gladio, collegato al terrorismo nero e ai servizi segreti. Sono talmente in sinenergia che in Molise e in Abruzzo cooperano due clan: i Ferrazzo di Mesoraca e i Marchese di Messina, a comprova del fatto che non c’è competizione ma unità di intenti criminali.

La necessità di contrastare le mafie emergenti e la capacità della ‘ndrangheta di essere internazionale ha fatto si che cosa nostra si accostasse ai cugini calabresi, non per i favori reciproci come in passato ma per cooperare fattivamente in una Cosa Nuova.

Più solida, meno penetrabile e protetta da politici compiacenti, Cosa Nuova è una garanzia anche per dare supporto ai latitanti sia in Italia che all’estero.

L’unione fa la forza e Cosa Nuova si unisce per contrastare nel controllo del territorio le mafie straniere….anche per la criminalità organizzata italiana, l’apertura delle frontiere rappresenta un danno economico.

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