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Omicidio Manca: per la Commissione Antimafia non fu omicidio

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La Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi ha sentenziato: l’omicidio dell’urologo Attilio Manca non è un omicidio ordinato della mafia. Secondo la Commissione “Non è emerso alcun rapporto tra le cure approntate e Bernardo Provenzano per il suo tumore alla prostata ed il dottor Attilio Manca”. Tra le persone che hanno accompagnato Provenzano in Francia, tutte persone note, non figura il nome di Manca. Anche se l’urologo si fosse trovato a Marsiglia in coincidenza con l’intervento di Provenzano, ciò non è sufficiente dimostrare l’esistenza di rapporti diretti o indiretti tra Manca e Provenzano.

Quindi la Commissione Antimafia giudica l’omicidio di Attilio Manca, avvenuto a Viterbo nel 2004, non come un delitto di mafia perché l’urologo non ha avuto rapporti con Provenzano; inoltre non risulta che per le cure, la mafia palermitana, abbia chiesto l’ausilio di quelle barcellonese; non risulta quindi che Provenzano abbia fatto ammazzare Manca perché lo ha riconosciuto. Per la Procura di Viterbo il caso Manca è una “tragedia di droga” per la quale è stata condannata la donna che avrebbe ceduto la dose di eroina a Manca. Fin qui le tesi degli organi istituzionali.

Bene ha detto la Commissione Antimafia: Provenzano non ha fatto uccidere Manca perché lo ha riconosciuto e questo non è un omicidio di mafia, ma un omicidio di STATO-Mafia. Non bisogna guardare alla mafia in sé come colpevole, ma a quei servizi segreti e frange dello Stato deviate che hanno portato a coprire la latitanza di Provenzano. Non esiste il nome di Manca nell’elenco degli accompagnatori? Non ci vuole nulla ad ometterlo.

La tesi della Procura della Repubblica di Viterbo non è altro che una condanna spiccia e di comodo, più semplice per tutti e un grande favore per lo Stato catalogarlo come suicidio o fatalità dovuta ad una dose tagliata male di eroina. Guardando le foto del corpo di Attilio Manca, sembra il cadavere di una persona deceduta per droga? Con il setto nasale deviato, la ferita sul polso, echimosi e macchie ipostatiche sul corpo e lo scroto gonfio con tracce di lesioni. Sì, sembra proprio un caso di overdose! Attilio Manca era un mancino puro e quindi come avrebbe potuto iniettarsi la droga nel polso sinistro?

Movente mafioso privo di concreti riscontri per la Commissione Antimafia: la deviazione del setto nasale sarebbe un effetto ottico della foto dovuto alle macchie di sangue ed ai coaguli. La morte sarebbe da attribuire ad un mix di eroina, tranquillanti ed alcool. Del foro sul polso sinistro la Commissione non dà motivazioni valida, anche sulle siringhe rinvenute non riportano le impronte di Manca. Certo, meglio archiviare il tutto per fare un favore ai veri colpevoli.

Il pentito messinese Carmine D’Amico, parlando dell’omicidio Manca, ha dichiarato che il boss Rotolo Antonino durante il suo soggiorno nel carcere di Opera, gli ha confidato che furono i servizi segreti ad individuare Manca come medico per curare Provenzano e che per questo è stato eliminato da un uomo dei servizi segreti calabrese con la faccia brutta . Descrizione che porta ad Aiello, detto “faccia da Mostro”, uomo utilizzato dai servizi segreti per i lavori sporchi deceduto ad agosto 2017.

Provenzano era il garante della Mafia nella trattativa intavolata con lo Stato e, di conseguenza, in molti avevano interesse a proteggere la sua latitanza come la sua trasferta a Marsiglia. Se per il caso Manca si accettasse l’omicidio di Mafia si aprirebbero altri scenari: chi all’interno dello Stato ha ordinato di avvicinare Manca? Chi ha dato l’ordine all’uomo dalla “faccia brutta” di eliminarlo? Meglio far calare il silenzio, archiviando il caso come una tragedia di droga .

Il silenzio è mafia ed è proprio la Commissione Antimafia che impone il silenzio, con la sua relazione, sulla morte di Attilio Manca. Silenzio di Stato-Mafia!

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