La figlia dell’oca bianca esiste e si chiama RAI

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La RAI è un’azienda quasi interamente controllata dallo Stato: il 99.56% delle azioni è in mano al Tesoro, e il rimanente 0,44% è di proprietà della Siae, la Società italiana degli autori ed editori. In quanto azienda pubblica alla quale ogni anno gli Italiani – ricchi o poveri che siano – contribuiscono con un canone che frutta la bellezza di due miliardi di euro, la RAI dovrebbe rispondere a criteri di etica, trasparenza e controllo sociale delle risorse.

Vi è scappata una risata? Comprensibile. Ma c’è una buona notizia. Nelle convulse settimane prima delle elezioni, la figlia dell’oca bianca che pretende di avere mani libere sulle nomine, oltre che sugli sprechi, ha perso il suo status.

Pochi lo sanno, perché i giornaloni – Il Fatto Quotidiano a parte – hanno accuratamente evitato di parlarne. La sentenza del Tar del Lazio 01354/2018 depositata il 2 febbraio scorso ha scardinato il sistema su cui si sono fondati decenni  di abusi  in viale Mazzini in tema di prove selettive per l’assunzione del personale, progressioni di carriera e provvedimenti attinenti l’auto-organizzazione degli uffici. Una sentenza che riguarda nello specifico uno, ma di fatto 13mila dipendenti della RAI. Ecco la storia.

Il collega del TG1 Alessandro Gaeta, vicecaporedattore con mansioni da inviato e dipendente della RAI dal 1987, nel 2016 partecipa alla selezione interna (“job posting”) per un posto di caporedattore. Nel corso dei suoi trent’anni in RAI, Alessandro si è occupato di fatti di cronaca in Italia e all’estero, anche in zone di crisi e di guerra, e ha ricevuto  riconoscimenti e premi di rilevanza nazionale (“Ilaria Alpi” e “Cronista dell’Anno”). Uno dei suoi ultimi reportage per “Samarcanda” (Gli Ultimi della Fila, andato in onda il 17 luglio 2016) è stato selezionato per i DIG Awards 2017.  Il DIG Award è un concorso internazionale di giornalismo nato per sostenere i professionisti che inseguono la ricerca della verità e per valorizzare il lavoro dei freelance. Un curriculum insomma, quello di Alessandro, di tutto rilievo.

Per la selezione del super caporedattore, la RAI chiede appunto la produzione del curriculum e un colloquio presso la Direzione Risorse Umane, con la partecipazione dei Direttori di testata. Alessandro manda il suo curriculum e viene escluso dalla selezione. Immotivatamente. E non ci sta. Si rivolge allora all’avvocato Vincenzo Iacovino, giuslavorista di Campobasso che segue vertenze di giornalisti e impiegati RAI, per inviare alla RAI formale richiesta di accesso agli atti.

L’oca bianca reagisce indignata, eccependo che, per rispetto della privacy, il giornalista non ha diritto a conoscere le valutazioni e i verbali degli altri concorrenti. Ma Alessandro è un osso duro, e non ci sta un’altra volta. Fa ricorso al TAR, e il TAR gli dà ragione, sancendo il suo diritto ad accedere ai verbali dei colloqui intercorsi con i candidati risultati vincitori e ogni atto oggetto di valutazione ai fini della promozione a caporedattore, compresi i curricula degli altri concorrenti. Inclusa – ciliegina sulla torta – la rosa dei nomi, comunicata alla Direzione Generale, all’interno della quale è stata fatta la scelta.

La portata di questa sentenza va oltre il caso specifico di Alessandro Gaeta, sancendo il diritto per tutti i dipendenti della RAI di avere riscontro delle procedure e degli atti relativi alla ricerca di personale.

La proprietà pubblica dell’azienda e la concessione in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo, infatti, sono requisiti che riconducono in pieno all’applicazione della normativa sul diritto di accesso (art. 23 L. 241/1990), e quindi all’accesso alle prove selettive per l’assunzione del personale, alla progressione di carriera e ai provvedimenti attinenti l’autorganizzazione degli uffici quando gli stessi incidano negativamente sugli interessi dei lavoratori, protetti anche in ambito comunitario (mobilità e stabilizzazione dei precari).

L’oca bianca, scornacchiata, potrebbe cambiare pelle. E trovarsi davvero costretta ad operare nell’esclusivo interesse generale e nel rigoroso rispetto dei vincoli della concessione.