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Mafia dei terreni e quelle due morti sospette

| 15 Marzo 2018 | CRONACA

La vecchia mafia rurale non è mai morta che si è evoluta, ma è altrettanto vero che non abbandona le antiche abitudini. La mafia dei Nebrodi è stata capace di pianificare truffe con i finanziamenti UE, molto redditizie con miliardi di proventi illecitii. Una mafia dei pascoli moderna con un controllo del territorio capillare.

La famiglia di Tortorici gestisce le attività illecite del Parco, ampliando gli affari con i finanziamenti silvo-pastorali, l’abigeato e le macellazioni clandestine. Non solo terreni, ma controllano anche le opere pubbliche come la ricostruzione in seguito alla frana di S. Fratello ed i porti di S. Agata di Militello e Capo D’Orlando.

Dopo la grande operazione antimafia Mare Nostrum del 1994 che ha inflitto un duro colpo ai clan di Barcellona Pozzo di Gotto, Terme Vigliatore e Tortorici, si pensava che quella vecchia abitudine fosse meno attiva ma la mafia incassa i colpi e riparte sempre. Solo con la gestione del Parco dei Nebrodi da parte di Giuseppe Antoci le cose iniziano a cambiare: per contrastare il controllo della mafia Antoci ha ideato un protocollo ed ha obbligato le aziende che vogliono affittare i terreni, a fornire il certificato antimafia e non più una autocertificazione. Applicando il protocollo, infatti, sono stati revocati migliaia di ettari di terreni ricadenti nel parco  facendo perdere alla mafia proventi illeciti per 5 miliardi di euro.

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Proprio a causa del suo impegno Antoci subisce un agguato il 18 maggio 2016 sventato dagli agenti della sua scorta. Il protocollo Antoci viene inserito nel codice antimafia da settembre 2017, un grande successo per la legalità. Il percorso virtuoso di legalità attuato da Antoci si interrompe quando non è stato riconfermato alla guida del Parco dei Nebrodi.

Una mafia silente ed operosa contrastata da un pool di poliziotti collaboratori di Antoci, che proprio due di essi, sono deceduti a distanza di un giorno l’uno dall’altro generando numerosi sospetti. Tiziano Granata e Rino Todaro rispettivamente di 40 e 48 anni, sono deceduti rispettivamente l’1 e il 2 marzo. Granata è deceduto per arresto cardio circolatorio e Todaro per leucemia fulminante. I dubbi sorgono proprio per la loro attività nei confronti della mafia dei pascoli.

Due morti sospette di due “poliziotti vegetariani”, avvenute stranamente dopo la rimozione di Antoci a direttore del Parco dei Nebrodi, saranno archiviate come morti naturali, come altre strane morti naturali oppure come finti suicidi ad opera della mafia?

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