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Martina e Alessia: uccise dalla follia, dal possesso e dal menefreghismo delle istituzioni

| 2 Marzo 2018 | CRONACA

Ogni volta, ultimamente sta diventando una consuetudine, che un uomo usa violenza nei confronti di una donna a tal punto di ucciderla, le domane ricorrenti sono rivolte all’ipotesi di cosa si poteva fare per evitare questo crimine. Domande retoriche e di circostanza che i giornalisti rivolgono agli amici, ai vicini di casa, persino al parroco; tutti sapevano, come sempre, ma la follia non l’ha ferma mai nessuno.

Un’altra tragedia si è scatenata all’alba del 28 febbraio a Cisterna di Latina, quando Luigi Capasso, appuntato dell’Arma dei Carabinieri, ferisce gravemente la moglie dalla quale si stava separando, Antonietta Gargiulo, prende le chiavi di casa dove si barrica uccidendo le due figlie Martina ed Alessia di 9 e 13 anni. Dopo ore di trattative con i colleghi, si toglierà la vita. (L’avesse fatto lontano da quella casa senza spezzare le due piccole vite senza nessuna colpa…)

La follia del possesso di un uomo accecato dalla gelosia nei confronti della moglie, ancora una volta ha prevalso sulla ragione. Una donna che aveva deciso di separarsi da questo uomo violento, un uomo che non ha accettato il NO della moglie. Un uomo, il Capasso, che nella sua lucida follia ha voluto punire la moglie, senza ucciderla, ferendola e privandola del bene più grande che una mamma può avere: le figlie. “O con me o senza le bambine”, una tirannia per una madre che ora lotta tra la vita e la morte. Una donna che aveva lanciato più di un allarme; un esposto presentato a settembre e la richiesta agli assistenti sociali di visite parentali controllate, sono rimaste tutto inascoltate.

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Gelosia assurda sfociata nel diritto di possedere l’altro, la sua vita, la sua libertà e se l’altro vuole sfuggire a tutti questi soprusi, lo punisce. Un demone che si scatena all’improvviso tenuto nascosto da tempo, e dal momento in cui ‘l’oggetto’ non è più disponibile , non più controllabile, scatena la sua follia pura. L’amore malato, già visto, già sentito; ogni volta ci indignamo, ci interroghiamo, ricostruiamo i fatti e le circostanze come in un film già visto tante altre volte.

Ieri quella follia pura l’hanno subita due giovanissime vite, due bimbe che non avevano nessuna colpa. Colpite nel luogo in cui dovevano sentirsi più sicuri, la propria abitazione, da chi le ha messe al mondo, dal loro padre. (Chissà se mai le ha mai amate!) Ricercare le colpe nelle istituzioni non ridarà la vita a due angeli, ma vanno ricercate e represse affinché fatti di cronaca di questa brutalità non accadano più. Nessuno paga e tantomeno nessuno ha colpe, nemmeno la burocrazia che teoricamente diventa complice della follia omicida, e chi doveva attivarsi non si è attivato in tempi non sospetti, specialmente quando Antonietta chiedeva aiuto per le figlie che per sé stessa.

Due piccoli angeli hanno pagato con la vita il silenzio delle istituzioni e la follia del possesso. Ascoltate le donne quando gridano i loro timori, non considerate le loro parole esagerate o farneticanti, aiutatele non lasciatele sole! Mai più, ogni volta lo si dice ed ogni volta lo si ripete. Allora ci chiediamo: quando ci sarà finalmente una seria tutela delle donne che denunciano violenze in famiglia?

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