Nonno, ti faccio la festa

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Leggendo questo articolo http://www.corriere.it/economia/17_settembre_30/troppi-anziani-la-casa-ricchi-ma-che-non-arrivano-fine-mese-3c854a36-a61a-11e7-8477-789085dabc53_amp.html apparso il 30 Settembre sulle colonne del Corriere della Sera, vien da pensare che non si voglia celebrare i nonni ma far loro la “festa”. Lo studio presentato su richiesta della Fondazione Cariplo (pensa un po’) si preoccupa degli anziani con pensioni da fame che, meschini, osano avere ancora una casa di proprietà magari pure di un certo valore. Questi orrendi vecchiacci si ostinano a rendere statico un patrimonio invece di renderlo liquido, vendendo e facendo circolare il denaro.

Gli ignobili si preoccupano di lasciare qualcosa in eredità ai figli o ai nipoti (spesso disoccupati o con un lavoro a basso reddito) invece di piegarsi all’istituto della “nuda proprietà ” o di accogliere con giubilo la meravigliosa legge del 2015 sul prestito vitalizio ipotecario. La casa è un bene rifugio, un’ancora di salvataggio, una meta da raggiungere, una certezza; qualcosa che simboleggia le nostre radici, che ci ricorda chi siamo, la nostra cultura e la sana abitudine italiana al risparmio destinato al possesso di un nido. In un modello economico sociale proiettato verso la precarietà, la casa disturba; è statica, è “certa”, è a lungo termine. Il mercato deve fluttuare, alla casa tuttalpiù si concede di diventare un bancomat.

Ai giovani viene inculcato che il pensionato è egoista, ruba loro il futuro, gli tarpa le ali. Ma non dovremmo stupirci, il processo è iniziato qualche anno fa. Nel 2015, ospite alla trasmissione Agorà, Mario Monti disse queste parole (che riportiamo fedelmente):
“Abbiamo un’altissima percentuale di cittadini che sono proprietari della casa e allora, da questo, il passaggio logico è quindi la casa è sacra come la famiglia quindi non va tassata.
Conseguenze di questo modo di pensare primo: siamo un paese con un altissimo debito pubblico e un altissimo patrimonio privato, cominciamo a togliere un pezzo rilevante di questo patrimonio dalla possibilità di essere tassato, seconda cosa: una famiglia se investe nella casa spesso questo investimento è a discapito nell’investimento e nell’educazione dei figli. Per creare una maggiore occupabilità nel mercato del lavoro nelle giovani generazioni l’investimento nell’educazione è quello più importante.
Altra cosa: quando c’è la casa di proprietà, c’è meno mobilità nel paese, il mercato del lavoro è meno mobile.
Lucia Annunziata: “E dunque l’Imu che c’entra? L’Imu rende ancora più statica questa cosa perché rende la casa ancora più costosa.”
Mario Monti: “Se noi vogliamo continuare ad avere una scarsa mobilità e giovani che vivono a lungo con i genitori e le caratteristiche che fanno dell’Italia un paese poco competitivo, allora andiamo avanti a dare un trattamento privilegiato sulla casa.”

L’oggetto in questione era l’IMU ma i concetti espressi sono il preludio di quello che abbiamo letto oggi sul Corriere. Lo ricordate il gioco di unire i puntini per ottenere una figura? È ora di farlo e ne uscirà l’immagine di un popolo minato nei suoi diritti e nelle sue certezze. Il nostro.