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Il 41bis non si tocca!

| 21 Febbraio 2018 | ATTUALITÀ

Alle imminenti elezioni si presenta una nuova compagine politica fondata nel dicembre scorso: Potere al Popolo. Si presentano come giovani che lavorano in nero, precari da 800 euro al mese, lavoratori sottoposti ogni giorno a ricatti sempre più pesanti, disoccupati, cassaintegrati, esodati, pensionati. Fin qui nulla di strano, ma poi leggi il loro programma elettorale e ti rendi subito conto che alcuni punti sono davvero demenziali, anzi fuori ogni senso razionale. Ciò che ha creato la polemica è racchiuso, appunto, nel programma di Potere al Popolo, esattamente al punto 15 dove si prevede l’abolizione del 41bis ritenuto lesivo dei diritti umani. Gli stessi diritti che i mafiosi non hanno avuto con le loro vittime…

Potere al Popolo, dunque, considera il 41bis e l’ergastolo forme di tortura e per questo vanno abolite. Chi si macchia di crimini e delitti efferati non merita certo un trattamento privilegiato: deve restare in carcere a vita con il fine pena mai ed in condizioni carcerarie rigide. Il 41bis deriva dall’art 90 della legge sulla riforma dell’ordinamento penitenziario n.354 del 1975. Quella norma aveva scopi politici e serviva per reprimere le proteste nelle carceri italiane. Il 41bis in regime speciale per i mafiosi, entra in vigore con il decreto 306/1992 art. 19 dopo la strage di Via D’Amelio.

Una norma che per Potere al Popolo non ha più ragione di esistere e andrebbe sostituita con un sistema di detenzione attenzionato, funzionale, alla rottura del legame dei boss con le loro reti esterne. Sempre secondo Potere al Popolo, dopo cinque anni di detenzione nessun boss è in grado di mantenere la sua autorità sul territorio. Probabilmente i seguaci pensionati, disoccupati, lavoratori ed esodati, non sanno che Totò Riina, ad esempio, nonostante i 24 anni di carcere duro deteneva ancora il suo peso criminale sul suo territorio e all’interno dell’organizzazione mafiosa. La mafia non si è estinta con i vari Riina, Bagarella, Provenzano, Cutolo, Zagaria, De Stefano, Di Lauro, Setola e Graviano… È un organismo in grado di rigenerarsi grazie alle numerose riserve parentali ed alla capacità di condizionare territorio ed istituzioni, capace persino di ramificarsi ben oltre i confini nazionali.

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Piuttosto che abolire il 41bis, questo Stato dovrebbe inasprire le pene per i collusi con la criminalità organizzata: ad esempio i colletti bianchi. Essi siedono nei consigli di amministrazione delle società, sono quelli con la “mazzetta” che pilotano gli appalti e che agiscono sui livelli più alti anche grazie ad apparati deviati dei servizi segreti ed alla massoneria che sa bene come muoversi all’interno dei saloni istituzionali. Sono coloro che ripuliscono i capitali sporchi, sono quelle menti raffinatissime di cui parlava Giovanni Falcone.

La mafiosita’ è dominio di potere in grado di condizionare e deviare la società. Essa va colpita alla stessa stregua dell’associazione mafiosa spezzando quel connubio creatosi a causa dell’espansione del potere criminale. Abolire il 41bis è un regalo alle mafie. Impedire, quindi, a boss di un certo calibro collocati al regime di carcere duro, degno di queste belve, di avere contatti con l’esterno non è una tortura, ma una scelta di buon senso oltre che di rispetto nei confronti delle vittime e dei familiari delle vittime di mafia.

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