Terminata la settimana che ha visto il giuramento del presidente della Repubblica, il premier Mario Draghi ha iniziato a lavorare per definire l’agenda del governo per l’immediato e i prossimi mesi.
In agenda, quindi, misure su cui potrebbero esserci tensioni nella maggioranza. Un soccorso è arrivato a Draghi dal Pd con la proposta avanzata dalle due capigruppo, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, di una sessione parlamentare per dare “seguito” agli stimoli giunti dal discorso di Mattarella alle Camere.
La proposta, con la benedizione di Enrico Letta, è contenuta in una lettera ai presidenti di Camera e Senato, in cui si annuncia che essa verrà portata alla prossima capigruppo per essere condivisa con le altre forze politiche. Il discorso di Mattarella, scrivono Serracchiani e Malpezzi, “contiene importanti sollecitazioni che chiamano in causa tutti noi a far sì che i contenuti non rimangano solo parole scritte ma si concretizzino in atti”.
Occorre, dunque, “far sì che l’ultimo anno della legislatura sia proficuo e si sviluppi in reale condivisione”, evitando, ha spiegato Serracchiani che esso “si trasformi in una campagna elettorale permanente”. “Ci giochiamo la credibilità – ha detto Letta – in base al modo attraverso il quale daremo seguito agli impegni contenuti nel discorso del presidente Mattarella”.
Dalle altre forze politiche è arrivata una apertura dalla Lega, con Massimiliano Romeo, da M5s con Giuseppe Brescia e Vittoria Baldino, da Fi con Annamaria Bernini e Giorgio Mulè , da Leu con Federico Fornaro. Insomma segnali incoraggianti per i dem, come sottolinea Franco Mirabelli. Hanno preoccupato i dem, ad esempio, il niet della Lega all’ultimo Consiglio dei ministri, o la visita di Matteo Salvini al ministro Franco sulle bollette elettriche. La scelta di fondo, ripete Letta agli interlocutori anche di altri partiti, è se fare le riforme n parlamento o fare propaganda su Facebook.
Dopo la lettera di Serracchiani e Malpezzi, molti si sono esercitati sullo strumento parlamentare da usare, con qualcuno che ha evocato una bicamerale. Fermo restando che andrà trovata una condivisione non solo sui contenuti delle riforme ma anche sullo strumento per esprimere l’unità di intenti, in casa Pd si pensa ad una mozione parlamentare, analoga a quella con cui la maggioranza che sosteneva il governo Letta-Alfano indicava il programma di riforme da realizzare, mozione approvata il 29 maggio 2013, che fece decollare una legislatura ancora zoppicante.