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Fermiamoci tutti

| 10 Marzo 2020 | ATTUALITÀ

Emergenza coronavirus, l’Italia si ferma. Restiamo a casa e diamoci tutti una calmata. Apprensione, scetticismo, noia, insofferenza, e tanti altri colori dell’arcobaleno emotivo illuminano le nostre giornate.

Lasciamoci attraversare da questi sentimenti senza opporre resistenza. L’equilibrio s’impone in questo momento delicato, in cui non servono eroi né filosofi, ma cittadini responsabili.

Scegliamo allora di prendere responsabilmente in mano la nostra vita. anche e soprattutto ora. E vediamo il bello che questi “arresti domiciliari”  ci possono offrire.

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Siamo dentro casa h24 con i nostri cari. Di telegiornali ce ne basta uno, la TV accesa tutto il tempo è inquinamento acustico. Spegniamola allora, e parliamo con marito, moglie, figli.

Parliamo di come ci sentiamo. Di quello che ci spaventa. Ma anche di… “quella volta in cui non ho capito che”… o di “un giorno in cui non ti ho detto che”… Che il tempo trascorso insieme ci faccia sentire uniti e vicini, e sentire l’importanza nella nostra vita di persone che diamo per scontate. Che ci dia la voglia di levare dai nostri rapporti eventuali ruggini e chiarire le incomprensioni.

Anche il rapporto con il nostro cane, se ne abbiamo uno dentro casa, può essere riscoperto e rivalutato. Perché il nostro quattrozampe ci darà un motivo accettabile per uscire di casa e sgranchirci le gambe. Non solo lui, anche noi. E durante la passeggiata, quelle due o tre volte al giorno, scambieremo con quegli occhi dolci, sempre adoranti, uno sguardo di umana reciprocità.

Preghiamo. Riscopriamo l’importanza del nostro rapporto con Dio. Con qualunque Dio abbiamo nel cuore. Per chi non crede, ma Lo cerca, è arrivato forse il momento di capire che se lo si cerca, forse si è già insinuato dentro il cuore.

Lasciamo che questo Tarlo rosicchi l’apatia e l’indifferenza spirituale. E per chi non crede e non lo cerca, di darsi una chance alternativa al nulla meccanicistico. Una chance di osare una risposta alle domande e alle inquietudini esistenziali.

La forzata permanenza nelle nostre case provoca in noi un inevitabile disagio, perché non è scelta, ma imposta. E risveglia negli animi un sentimento inquietante: una sindrome da “mille e non più mille” , che ci fa sentire vicini alla fine del mondo. Almeno del mondo a noi conosciuto:  quello delle libertà individuali, sociali, politiche e di movimento. Il mondo nel quale siamo liberi di prendere un caffè a New York e andare a dormire a Parigi, e di unirci a cento, mille, diecimila persone per scendere in piazza e manifestare pacificamente per riaffermare un nostro diritto.

Nel Medioevo, era universale credenza che il mondo dovesse finire con l’Anno Mille. In quei tempi di miracoli e leggende, il meraviglioso faceva parte della vita comune. “L’esercito di Ottone aveva visto il sole scolorirsi e re Roberto, scomunicato per aver sposato la cugina, si era ritrovato tra le braccia un mostro, quando la regina aveva partorito”, afferma Jules Michelet nella sua “Storia di Francia” del 1833. “Il diavolo non si preoccupava neanche di nascondersi: non era stato forse visto presentarsi a Roma davanti a un papa mago?” Fra le tante apparizioni, visioni, voci strane (oggi le chiameremmo “fake news”), miracoli di Dio e offese del demonio, chi poteva dire se la terra non si sarebbe dissolta un mattino al suono della tromba fatale?

Nessuno lavorava più nei campi, mentre le chiese erano sempre più affollate. Negli ultimi mesi del 999, il mondo si fermò del tutto: l’intera popolazione mondiale, riunita in preghiera, aspettava la fine.

Tra accenti catastrofisti e profezie di sciagura e decimazione della popolazione mondiale legata all’epidemia di coronavirus, siamo costretti all’isolamento forzato e ci sono chiuse le porte delle Chiese. Dobbiamo trovare da soli, nel silenzio delle nostre case, le risorse che ci garantiscano equilibrio e serenità.

Ho forti dubbi che le troveremo su Internet, su Facebook o su Twitter. Approfittiamo di questo momento per ristabilire un contatto con la nostra anima, soffocata dall’ipersocialità virtuale e da dogmi “liberal” che spesso confondono, depistano, sconcertano. 

E allora oltre a lavarci le mani ogni ora, a indossare guanti e mascherina se usciamo e a tenerci a un metro di distanza dagli altri in fila al supermercato, facciamo pulizia nel quotidiano della nostra anima. Non serve l’amuchina: basta aprire le porte al Creatore.

TAG: #COVID19, coronavirus
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