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Unione Cattolica

| 22 Luglio 2019 | IL FORMAT

TONOLI, SEGRETARIO DEL PARTITO UNIONE CATTOLICA: “SUI BARCONI VANNO MESSI GLI NDRANGHETISTI, DA ESPELLERE IN CARCERI AFRICANE. CON IL PIANO GRATTERI, AUTENTICA ENCICLICA LEGALE RECEPITA NEL NOSTRO LIBRO-PROGRAMMA, LA MAFIA POTREBBE ESSERE DEBELLATA IN POCHISSIMO TEMPO MA QUESTO STATO NON LO APPLICHERÀ MAI”

“Mai come ora torna attuale l’invettiva che Papa Woytila pronunciò 26 anni fa in Sicilia: Mafiosi, convertitevi! Perché, come ricordato oggi da Papa Francesco, se il sorriso di tanti Don Puglisi è in grado di far vacillare l’arroganza dei clan, la forza della Fede deve essere accompagnata da quella di Istituzioni statali sane e non colluse”

Rispedire i barconi in Africa? Sì, ma mettendoci a bordo i capiclan e loro affiliati, loro sì da espellere dall’Italia perché autori di un fatturato illegale di importo pari a quello legalmente realizzato dagli immigrati regolari nel nostro Paese.

È questa la provocazione proveniente da Ivano Tonoli, Segretario politico nazionale di Unione Cattolica.

Di fronte alle armi spuntate dei decreti (in)sicurezza del governo gialloverde, che non solo non centrano l’obiettivo della lotta al crimine ma non realizzano neppure il populistico obiettivo delle espulsioni per il quale sono stati varati (mancando gli accordi bilaterali e non colpendo al cuore gli interessi criminali e delle coop alla base degli ignobili traffici umani), nessuno si accorge, o si ha la tendenza a far finta di nulla, del fatto che la mafia ogni mese, progressivamente, senza alcun tentennamento o pietà sta conquistando metro dopo metro l’intero territorio Italiano, inquinando intere istituzioni e ufficiali pubblici asservendoli ai propri biechi interessi, gestendo quasi in regime di monopolio gli appalti pubblici e privati utilizzando mirabilmente, in molte situazioni le facilitazioni e gli insabbiamenti previsti dalle cooperative. Inoltre condizionano e impongono la loro terrificante legge mortale per i traffici di droga e di armi, nella prostituzione e nel campo dell’usura e del racket dell’immigrazione e del lavoro nero, servendosi di una rete Internazionale di veri e propri delinquenti, anche con l’utilizzo di  manovalanza e di fiancheggiatori esteri, i cui complici sono ramificati a tutti i livelli, compresi i bank officer, particolari funzionari di banca che impunemente e senza alcun controllo reale permettono bonifici in ogni direzione verso Stati esteri, per il pagamento di questi strumenti di morte e per poter corrompere o ricattare o terrorizzare chi può facilitarli nei loro piani criminali.

Come ha dichiarato ieri in un intervista il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri – a proposito del boss della ndrangheta Francesco Pelle e dello sconcerto che ha destato la sua scarcerazione in attesa della sentenza della Cassazione che ha rigettato pochi giorni fa il suo ricorso contro la condanna dell’ergastolo – nella commissione da lui presieduta nel 2014 sono contenuti tutti i rimedi e le soluzioni per sconfiggere definitivamente la mafia in pochi anni, e una vicenda simile non si sarebbe mai verificata; ma questo documento è stato sotterrato, non considerato e totalmente ignorato senza una motivazione credibile e senza alcuna giustificazione di sorta.

Semplicemente questo “Piano Gratteri”, che noi di Unione Cattolica abbiamo ribattezzato una formidabile “Enciclica Legale”, che attua l’Antimafia dei fatti e non dei cortei o di gettonati guru di professione attivi in Italia da sempre, predisponeva in maniera dettagliatissima una serie di precetti di immediata applicabilità da traslare in azioni di governo con la modifica di 150 articoli tra codice penale, di procedura penale e ordinamento giudiziario complessivo: per inasprire la lotta contro la criminalità organizzata, senza sacrificare le necessarie garanzie difensive degli imputati. Come abbiamo scritto ampiamente nel nostro libro: “Cattolici uniti: il nostro progetto per benedire un’Italia nuova”, nel capitolo dedicato, affermiamo convintamente, e con grande dolore e tristezza, che nessun Parlamento non avvallerà mai gli interventi necessari e indispensabili a cancellare la “Piovra” una volta per tutte.

E come mai accade questo, quali sono le motivazioni della non-reazione dello Stato, in un Paese democratico come l’Italia?

Prima di tutto, deve essere ripristinata la cultura della legalità e del senso civico, facendo capire ai cittadini e alle Istituzioni in primis, che il rispetto delle regole porta ordine, pace, progresso, sviluppo equo e diffuso. Come affermava Borsellino, di cui si è commemorata pochi giorni fa la tragica uccisione in cui nel 1992 perirono anche gli agenti della sua scorta: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.

Ora la mafia comanda ed ha una supremazia totale sullo Stato. Mentre l’attuale governo gialloverde si dibatte senza fine in un inutile e ridondante braccio di ferro interno, l’ennesimo, sulla cosiddetta “autonomia differenziata” da accordare ad alcune Regioni, la criminalità organizzata anche qui ha drammaticamente giocato d’anticipo adottando brutalmente il concetto federalista e sussidiario e votandolo al Male: in ogni territorio e in ogni Comune, ordinatamente, con un sistema ben oleato di natura piramidale e gerarchica, in particolare con l’organizzazione detta ndrangheta, la famiglia mafiosa designata crea una fittissima rete di collegamenti, assoggetta a sè funzionari pubblici e tutti coloro i quali hanno posti di potere, utili a gestire tutti i propri traffici, nella perenne corruzione. Questa attività delinquenziale e brutale è direzionata anche verso il riciclaggio del “denaro sporco” e nell’acquisizione di società che, immesse nel mercato formalmente legale, distruggono e annientano l’economia sana e la concorrenza leale, facendo capitolare e fallire numerose piccole e medie imprese oneste, quest’ultime costrette invece alla lotta quotidiana contro un fisco istigante alla disperazione, contro un sistema esattoriale spietato e per nulla incline alla “pace”, contro le ristrettezze, molte volte immotivate, del sistema dei finanziamenti bancari e contro il cancro della burocrazia e della mancanza di innovazione e di sussidi dello Stato per la miglioria dei beni strumentali aziendali che dovrebbero essere di nuova generazione per efficientare la produzione e creare nuova occupazione qualificata e non più precaria.

In questo film dell’orrore che è la realtà Italiana, chi non si uniforma a queste logiche criminali, viene delegittimato, minacciato o addirittura ucciso.

Come afferma Papa Francesco: “Il fenomeno mafioso, quale espressione di una cultura di morte, è da osteggiare e combattere”, e questo messaggio del Santo Padre è la solenne attualizzazione dell’invettiva che nel 1993 il suo predecessore Papa Woytila lanciò in Sicilia “Mafiosi convertitevi, perché verrà il giudizio di Dio. Un Popolo come quello Siciliano che ama la vita non può vivere sotto la minaccia di una civiltà contraria e di morte”. Oggi i Popoli di tutte le Regioni italiane vivono sotto tale scacco assassino.

O in questo Paese si decide una volta per tutte di affrontare i problemi veri con determinazione non avendo paura delle minacce e delle intimidazioni, senza la voglia, la tentazione e la volontà di percorrere la strada meno rischiosa e profittevole a livello economico per il proprio tornaconto personale, ovvero di stringere accordi con questi autentici distruttori della vita, delle speranze, della convivenza civile, della legalità e della sovranità dello Stato, che sono i mafiosi,  che bloccano con un “tappo” spaventoso la crescita del Paese: la mafia è la prima multinazionale Italiana e fattura 200 miliardi, ha utili per decine di miliardi, ha un indotto di ulteriori 50 miliardi, incide sul Pil per 9 punti percentuali, che è il fatturato dei migranti che si sono integrati nelle loro attività imprenditoriali o lavorative. Senza considerare l’altra parallela minaccia, di cui i paladini delle espulsioni e dei decreti (in)sicurezza non parlano, che viene dall’avanzata dei capitali cinesi, che stanno egemonizzando interi settori commerciali e quartieri, eludendo massicciamente i dettami sanitari e il fisco, senza incorrere però nelle tenaglie degli esattori di Stato e sottraendo capitali e liquidità fresca all’economia reale italiana attraverso transazioni e trasferte monetarie incontrollate.

Non sarebbe il caso di intervenire subito, e far salire sui barconi gli ndranghetisti nella direzione dei carceri speciali da istituirsi in Africa, prima che siano gli Italiani seri che vivono di sacrifici a dover andare via dall’Italia? Perché, come detto da Papa Francesco commemorando il Beato Pino Puglisi, se i Preti col Sorriso e la forza della Fede possono far vacillare l’arroganza dei clan, a esse deve affiancarsi la forza di Istituzioni statali sane e non più colluse. Nella caccia al Male e ai latitanti, il primo latitante non deve essere lo Stato!

È la conclusione-provocazione del Segretario Tonoli.

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