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Digitale, un paradosso tutto italiano: tante risorse, poca spesa

| 30 Gennaio 2019 | IL FORMAT

Il quadro offerto dall’Osservatorio Statistico dei consulenti del lavoro sullo sviluppo del digitale in Italia evidenzia un nitido paradosso. A fronte di miliardi di euro messi a disposizione dalla programmazione FESR 2014-2020, solo il 12,3% del totale è stato effettivamente speso. Per questo motivo l’Italia si colloca al terzo posto tra le Nazioni europee con il più alto volume di risorse disponibili, ma è in fondo alla classifica perché attualmente la spesa effettuata è irrisoria. Questo ovviamente ha conseguenze soprattutto dal punto di vista occupazionale: pochi investimenti su ricerca e sviluppo delle tecnologie dell’informazione, poche opportunità di lavoro.

Digitale in Italia, gli ultimi dati aggiornati

Come anticipato, l’Osservatorio Statistico dei consulenti del lavoro ha fotografato la realtà digitale italiana. Grazie alla programmazione FESR 2014-2020 l’Italia ha 8,3 miliardi di euro di fondi disponibili. Questi sono ulteriormente suddivisi in 6 miliardi per la ricerca e 2,3 miliardi per lo sviluppo dell’ICT. Di questa cospicua somma, che porta l’Italia al terzo posto in Europa, solo 828 milioni di euro sono stati spesi, ovvero il 12,3% della somma totale.

Inoltre, bisogna considerare che l’Italia ha a disposizione altri miliardi di euro messi a disposizione dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale. Dei 21,6 miliardi di euro totali le regioni italiane hanno a disposizione 3,8 miliardi per il settore “Ricerca e Innovazione” e 1,5 per i “Sistemi di telecomunicazioni”. Ci sono però Regioni dove si possono riscontrare gli investimenti più ingenti, quali la Campania, la Sicilia e la Puglia. Quest’ultima ha già rendicontato il 12% delle spese effettuate.

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Per questo motivo, nonostante il piano nazionale “Agenda Digitale” firmato quasi 5 anni fa, la situazione del digitale in Italia è ancora in una situazione critica. Ricordiamo, infatti, che l’agenda digitale è un documento programmatico con cui ogni ente pubblico definisce il proprio impegno strategico per promuovere l’economia digitale. Alcune regioni, come l’Abruzzo, il Lazio, la Sardegna e la Puglia hanno aderito al percorso avviato da AgID (Agenzia per l’Italia digitale) con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale dei servizi pubblici. Nell’accordo firmato da Regione Puglia, Agenzia per l’Italia Digitale e Agenzia per la coesione territoriale sono state messe a disposizione risorse finanziarie pari a 48.694.200 euro.

Pochi investimenti, poca occupazione

La prima conseguenza tangibile delle poche risorse realmente impiegate è l’occupazione. Sempre dal report dell’Osservatorio statistico emerge che la scarsa capacità di spesa delle ingenti risorse a disposizione ha delle ripercussioni sull’occupazione nei settori dell’innovazione tecnologica. Infatti, dal 2008 ad oggi c’è stata una lieve crescita, pari al +1,5%. Questa percentuale, se rapportata a quella dell’area Euro pari al +6,7%, è sintomatica di un’arretratezza tipicamente italiana.

Ad oggi in Italia sono occupate in questi ambiti soltanto 775 mila persone. E questo dato deve far riflettere su quanta strada ancora l’Italia deve percorrere sul piano digitale e tecnologico. Tra le prime mosse da seguire c’è sicuramente l’investimento. Bisogna utilizzare le risorse che sono disponibili in progetti di ricerca e di tecnologia che possono portare ad un’occupazione di un numero maggiore di persone. Ad oggi sono ancora poche le risorse messe in campo tecnologico e dell’innovazione. Si può e si deve fare di più.

TAG: agenda digitale, AgID, digitale in Italia, innovazione tecnologica, ITC, osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, Regione Puglia
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