“Dottor Cagnoni, perché gli esseri umani spesso sentono il desiderio di andare contro la natura?
Bisogna premettere che è un fenomeno abbastanza recente. Il rifiuto della natura e delle sue regole è una conseguenza del materialismo imperante, che è carico di contraddizioni. Da una parte si grida ai pericoli del cambiamento climatico accusando l’uomo di non rispettare la natura. Il che in parte è vero. Dall’altra si nega l’evidenza. Per esempio che si nasce uomini o si nasce donne, e che fra uomini e donne ci sono differenze. Credo che se 50 anni fa qualcuno avesse fatto certi discorsi sarebbe stato considerato matto. Oggi invece si discute se sia giusto che un individuo nato uomo, con un fisico maschile, possa partecipare a gare sportive femminili. E’ solo un esempio, ma credo sia significativo di un clima culturale che mira ad appiattire tutto, a depotenziarci come individui. E che offende tutto ciò che è femminile, oltretutto con il plauso più o meno dichiarato di molte donne. Basti pensare ad alcune “teorie psicologiche” che vorrebbero annullare, di fatto, l’importanza fondamentale del ruolo materno nella crescita di un bambino. Perché il punto è proprio questo: da una parte, come vediamo in questi giorni, è in atto una campagna molto violenta di demonizzazione del maschio in quanto tale. Dall’altra, le caratteristiche femminili, come ad esempio il ruolo materno, vengono sminuite. Un clima folle che ha come unico comun denominatore la destrutturazione degli individui e il tentativo di dividere le persone, anziché unirle in un comune impegno contro la violenza.
Il problema dell’allontanamento dei bambini dalle famiglie per farli crescere in strutture esterne è discusso da molto tempo. Dobbiamo essere logici e non ragionare per schemi o solo sull’onda delle emozioni. Perché ci sono situazioni molto diverse e vanno analizzate bene, una per una. Per esempio, se un bambino cresce in un clima di incuria e di violenza allontanarlo da una famiglia disfunzionale può salvargli la vita. Quando invece, con troppa facilità, si allontana un minore dai genitori per esempio per motivi economici, a mio parere si compie una inaudita violenza. Il ricovero negli istituti ha un costo alto per lo Stato. Non si capisce, quindi, perché togliere un bimbo alla sua famiglia invece di aiutarla economicamente. Costerebbe meno e sarebbe molto più umano. Tutto questo senza considerare casi orribili come quello di Bibbiano. Anche lì, come si è visto, una vicenda ignobile è stata silenziata con poche conseguenze per i responsabili. Sul secondo punto, la negazione dei ruoli materno e paterno come fondamentali per la crescita equilibrata di un figlio è una questione, secondo me, di malafede intellettuale. Perché un bambino nasce dall’unione di un uomo e di una donna, e su questo spero che non ci siano discussioni. Quindi il suo diritto naturale è quello di avere un padre e una madre. Quando si nega questa, che mi sembra un’ovvietà, si aprono porte pericolose. Così come quando si accetta la barbarie dell’utero in affitto: il bambino diventa merce e la madre solo un involucro che lo contiene e lo partorisce. La più bieca mercificazione della vita umana e del corpo della donna. Un orrore inconcepibile. Eppure se ne dicute! Poi ci sono la biogenetica e il progresso tecnologico che, senza adeguate regolamentazioni, rappresentano un altro pericolo per l’umanità. Perché da più parti si sta parlando della creazione di uteri artificiali e di bambini cresciuti al di fuori di un qualsiasi nucleo umano e familiare. Vere e proprie fabbriche di infanti. Non è fantascienza, le ricerche nel campo sono già molto avanzate. E il clima culturale in cui si negano i ruoli materno e paterno sembra portare proprio in quella direzione. Quella di accettare che vi sia una sorta di supermercato dei bambinim e che questo poveri sventurati possano essere cresciuti da chiunque. Anche da un’istituzione asettica. Tutto questo porta ovviamente alla distruzione delle famiglie, del concetto stesso di famiglia. Solo che la famiglia è il nucleo portante della società umana. Ed è fonte di diversità che non sono, come si vorrebbe far credere, qualcosa di negativo da combattere. Ma sono garanzia di libertà, di confronto. Le differenze e i confronti culturali sono qualcosa che ci arricchisce, da quando esiste l’uomo. L’alternativa è un mondo freddo, impersonale, composto di automi ipercontrollati. Che è quello che alcuni vorrebbero, a quanto pare. Ma a questo dobbiamo opporci, perché il nostro silenzio potrebbe causare conseguenze gravissime.
Prima di tutto, per esperienza personale penso che non ci sia una preparazione adeguata per un ruolo delicato come quello dell’assistente sociale. Ce ne sono di bravissimi, ma ce ne sono anche di inadeguati. E vista l’importanza di ciò di cui si occupano, questo può causare gravi danni. Voglio però spezzare una lancia a favore di persone che si occupano di casi complessi e che, per la maggior parte, si impegnano a favore dei minori e del loro benessere in condizioni molto difficili. In tutto questo, la pratica dell’utero in affitto, unita alla negazione dell’importanza del ruolo materno, è un abominio che trasforma gli essere umani in prodotti da comprare e vendere e di fatto è un attacco diretto alla femminilità. Molte associazioni femministe se ne stanno rendendo conto, e questo è un bene. Ma la narrazione dei media, il clima culturale forzato che si cerca di indurre, confondono soprattutto i più giovani. Le nuove generazioni. Quale sarebbe il ruolo di un’assistente sociale in un mondo senza più regole umane? Quale sarebbe il ruolo di tutti noi? Sono domande fondamentali che ci chiedono di schierarci, di impegnarci per salvare l’umanità da queste derive transumane.
Sento parlare spesso delle mancanze dei genitori nell’educazione dei figli. C’è del vero, senza dubbio. Ma in pochi accompagnano questa riflessione con altre due, e a me pare incredibile perché siamo di fronte a un’evidenza clamorosa. La prima, riferita soprattutto al mondo occidentale, è che si è imposto un modello sociale in cui entrambi i genitori per mantenere la famiglia sono costretti a lavorare a tempo pieno. Quindi non possono dedicare ai figli tutto il tempo che sarebbe necessario. Da una parte si obbligano mamme e papà a stare lontani da casa per molto tempo, dall’altra si accusano gli stessi genitori di non essere abbastanza presenti. Un’altra contraddizione della nostra epoca confusa. La seconda considerazione è che le nuove generazioni sono state inglobate da uno sviluppo tecnologico che ha stravolto tutti i parametri precedenti. Cellulari, social, tutto concorre a creare un clima di divisione all’interno delle famiglie e fra gli stessi ragazzi. Siamo esseri sociali, ma la tecnologia ha portato a una divisione sempre più profonda. Sono venuti meno i punti di riferimento. I ragazzi si sentono sperduti in questo mondo che naufraga nell’apparenza, nel virtuale, nella finta socialità tecnologica che a ben guardare è invece una forma sofisticata di solitudine di massa. Così si incolpano le famiglie, ma nello stesso tempo si cerca di negarne e sminuirne il ruolo. E i genitori si trovano soli ad affrontare problemi economici, dinamiche sociali sempre più complesse e intricate, nonché il disagio di giovani generazioni che non trovando punti di riferimento sociali sviluppano sempre più spesso problemi psicologici e fragilità. Credo che l’unica soluzione, e so di dire una cosa che genera scandalo fra i pasdaran del pensiero unico, è tornare a comunicare i valori e i principi che da sempre guidano l’umanità. Tornare alle cose semplici e comunicarle con amore e con pazienza. Senza lasciare soli ragazzi che sono già abbastanza soli, e non per colpa loro.