La controversia sull’esclusione di Roberto Saviano dalla Rai continua a far rumore. Mentre molti a sinistra si indignano per considerarla una mossa politica, nella realtà è stata una semplice scelta editoriale che ha riguardato anche la cancellazione di un programma di Filippo Facci nei giorni precedenti.
Carmelo Burgio, il generale italiano dell’Arma dei Carabinieri, che ha combattuto in prima linea contro la camorra negli anni più oscuri delle faide locali a Caserta, ha criticato duramente Saviano. In un lungo post sui social, ha smascherato il suo contributo: “Saviano icona della anti-camorra? Io resto ai fatti come li ho vissuti… Un libro di successo e una condanna per plagio… Pare abbia scopiazzato… Non sono io a dirlo ma una sentenza.”
Secondo Burgio, Saviano non ha avuto alcun contributo significativo nella lotta contro la camorra durante quegli anni. Il generale ha ricordato come Caserta fosse all’epoca una città quasi militarizzata, con l’arrivo anche di rinforzi come il 186esimo paracadutisti di Siena, che si dimostrò di grande aiuto. Setola e altri membri di vari clan furono arrestati, ma il contributo di Saviano, secondo Burgio, fu assente o poco rilevante.
Con la sua esperienza diretta sul campo e la conoscenza delle organizzazioni criminali in Italia, Burgio ha sottolineato come molte delle informazioni presentate nei libri di Saviano non fossero novità, citando persino un discorso del PCM nel 1927 che aveva già evidenziato la presenza delle mafie nella Terra dei Mazzoni (Castelvolturno), nell’agro aversano e in Sicilia.
L’articolo mette in luce come il generale Burgio abbia voluto andare controcorrente, concentrandosi sui fatti concreti piuttosto che sulla retorica. La sua critica a Saviano, basata sulla sua esperienza e sulla conoscenza del campo, ha sollevato una serie di punti di riflessione riguardo al ruolo dell’autore nella lotta contro il crimine organizzato.