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Parlamento UE-Qatar tra scandalo e corruzione

| 11 Dicembre 2022 | EUROPA
Parlamento Europeo

Mazzette di denaro per ottenere un trattamento di maggior riguardo da parte del Parlamento UE. Di questo è accusato il Qatar, secondo un’indagine della magistratura di Bruxelles che si dice essere partita intorno al mese di luglio, venuta alla luce venerdì 9 dicembre. L’inchiesta coinvolge in particolare il gruppo dei Socialisti.

Fermati anche diversi italiani, tra cui Antonio Panzeri – ex eurodeputato prima Pd e poi di Articolo 1, da cui ora è stato espulso – e Luca Visentini, segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati.

La procura di Bruxelles ha spiegato che un Paese del Golfo – identificato subito dalle testate Le Soir e Knack come il Qatar – avrebbe cercato di influenzare le posizioni del Parlamento UE nei suoi confronti “versando ingenti somme di denaro o offrendo regali di grande entità a terzi che ricoprono posizioni politiche o strategiche di rilievo” all’interno dell’istituzione europea.

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Nel documento delle autorità giudiziarie belghe, che cita “la presunzione d’innocenza” degli indagati, si specifica che si procede per “corruzione di funzionari e membri degli organi delle Comunità europee e di Stati esteri, riciclaggio e associazione per delinquere”.

Le autorità giudiziarie hanno fatto sapere di aver trovato 600mila euro in contanti. Sequestrate anche attrezzature informatiche e cellulari. Le perquisizioni hanno coinvolto diversi comuni nell’area di Bruxelles, tra cui Ixelles, Schaerbeek, Crainhem e Forest.

Oltre a Panzeri e Visentini (in foto), tra gli italiani coinvolti nel giro di corruzione ci sarebbero anche Niccolò Figà-Talamanca, ai vertici della ong No Peace Without Justice, e Francesco Giorgi, compagno di Kaili e assistente dell’europarlamentare Pd Andrea Cozzolino (che non risulta indagato). Secondo quanto si apprende, Giorgi non si occupava di Qatar ma dei rapporti dell’Ue con i Paesi del Maghreb: Marocco, Tunisia, Algeria. Cozzolino è infatti presidente della delegazione Ue per le relazioni con i Paesi del Maghreb e l’Unione del Maghreb arabo.

La Corte d’Appello di Brescia ha convalidato l’arresto anche di Maria Colleoni Silvia Panzeri, moglie e figlia di Antonio Panzeri, per cui è stato emesso un mandato di arresto europeo. Sono state fermate nella loro abitazione a Calusco d’Adda con l’accusa di concorso in associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. Per loro il giudice ha disposto gli arresti domiciliari.

Le due donne sono ritenute “pienamente consapevoli” dell’attività del marito e padre e sono accusate di aver partecipato “al trasporto di doni”. Il loro avvocato, Angelo De Riso, ha fatto sapere che entrambe “hanno riferito in aula di non essere a conoscenza di quanto viene loro contestato”.

Tutte e due sono menzionate “nella trascrizione di intercettazioni telefoniche” durante le quali Panzeri “ha commentato la consegna dei doni” di cui sarebbe stato “a quanto pare” il beneficiario. Panzeri avrebbe usato “metodi ingegnosi e spesso scorretti per raggiungere i suoi scopi”. Gli atti parlano anche di una vacanza per la famiglia costata “100 mila euro”.

In uno degli atti dell’inchiesta si legge che Panzeri “è sospettato” di essere intervenuto “politicamente con i membri” che lavorano al Parlamento Europeo non solo a beneficio del Qatar ma anche del Marocco, “contro pagamento”.

Panzeri, come Visentini, è da tempo attivo nell’ambito dei diritti umani. Nel 2019 ha fondato la ong Fight Impunity, da cui – riportano i media greci – nelle ultime ore si sono dimesse importanti personalità europee. Tra queste spicca il membro onorario Dimitris Avramopoulos, ex ministro degli Affari Esteri di Atene. Tra i membri della ong anche l’ex capo della diplomazia europea Federica Mogherini, l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve e l’europarlamentare di lungo corso Cecilia Vikstrom.

Anche la famiglia di Kaili è coinvolta nelle indagini. L’Echo scrive infatti che sarebbe stato arrestato anche il padre, colto come lei in flagranza di reato. Poco tempo fa, l’eurodeputata aveva incontrato in Qatar il ministro del Lavoro del Paese, Ali Bin Samikh Al Marri. All’epoca, parlando a nome dell’Ue, aveva celebrato l’impegno del Qatar a “proseguire le riforme del lavoro”, come si leggeva in un tweet dell’ambasciatore dell’Unione europea a Doha, Cristian Tudor.

Kaili aveva poi parlato al Parlamento Ue dei Mondiali di calcio in Qatar come dell’ “esempio concreto di come la diplomazia sportiva possa portare a una trasformazione storica di un Paese le cui riforme hanno ispirato il mondo arabo”, aggiungendo che “il Qatar è un leader nei diritti dei lavoratori”.

“Data la gravità delle accuse, fino a quando le autorità competenti non forniranno informazioni e chiarimenti pertinenti, chiediamo la sospensione dei lavori su tutti i dossier e delle votazioni in plenaria riguardanti gli Stati del Golfo, in particolare la liberalizzazione dei visti e le visite previste”, ha fatto sapere il gruppo dei Socialisti al Parlamento europeo dicendosi “sconcertato dalle accuse di corruzione nelle istituzioni europee”.

TAG: corruzione, indagini, Parlamento Europeo, Qatar
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