fbpx
adv-101
<< CRONACA

‘Ndrangheta nel Vibonese, i rifiuti fanno sempre più gola alle cosche: i dettagli del blitz

| 1 Ottobre 2022 | CRONACA

di Edoardo Corasaniti

Estorsioni nel territorio Vibonese dal 2009 al 2012 e aggravate dal metodo mafioso: l’accusa della Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri si materializza questa mattina con l’ordinanza di custodia cautelare che porta all’arresto di 5 persone mentre altri 7 risultano indagati. In carcere sono finiti Domenico Macrì detto “Mommo”, 38 anni, Michele Pugliese Carchedi, 38 anni, Andrea Ruffa, 28 anni, Domenico Serra, 30 anni,  Michele Manco, 34 anni. Tutti gli indagati sono di Vibo Valentia.

L’attività delle ‘ndrine si sarebbe concentrata su alcuni estorsioni commesse ai danni di imprese edili e ad un’impresa che aggiudicataria della raccolta dei rifiuti urbani a Vibo Valentia. E quest’ultima nel 2016 paga un prezzo salatissimo: subisce l’incendio di un autocompattatore e l’autista viene minacciato da una pistola. A fare gola anche l’ecobonus 110%, su cui la cosca avrebbe messo gli occhi per estorcere denaro.

adv-729

Secondo il Gip Maria Cristina Flesca che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, le vicende estorsive si collocano nel periodo di espansione del gruppo Ranisi e presentano una matrice comune: l’essere state eseguite allo scopo principale di affermare il predominio della cosca sul territorio di influenza.

Il primo dei filoni di indagine confluiti nell’odierno procedimento (sviluppato dal Reparto Investigativo dei Carabinieri di Vibo Valentia), nasce da alcune estorsioni che, secondo l’accusa, sarebbero stato realizzate da alcuni esponenti della consorteria di ndrangheta Pardea-Ranisi nei confronti di imprenditori operanti nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti della città di Vibo Valentia.

Ed è proprio il mondo della spazzatura a diventare una calamita per la criminalità organizzata: secondo il gip, il settore dei rifiuti, soprattutto a Vibo, è da tempo controllato dalle consorterie. Che riescono a incidere su assunzioni, appalti e vari servizi connessi.

Chi resta fuori da questo mercato è penalizzato dall’arricchimento. Come è accaduto per i Pardea-Ranisi, esclusi dal giro dal business dei rifiuti. La reazione non tarda arrivare e dal 2016 iniziano frizioni nell’ambito del contesto criminale locale: le cronache raccontano di intimidazioni di matrice estorsiva diretti a rivendicare la partecipazione, da parte della cosca, alla spartizione degli utili derivanti dalla gestione degli appalti. Una conferma, insomma, di quanto il settore dei rifiuti sia sempre di più al centro dell’attenzione della ‘ndrangheta.

Ora gli indagati potranno difendersi di fronte al gip che emesso l’ordinanza di custodia cautelare. Durante l’interrogatorio di garanzia e assistiti dai loro avvocati avranno il diritto di fornire una argomentazione alternativa rispetto a quanto sostenuto dalla Procura che ha coordinato le indagini e dal gip che ha firmato per gli arresti. Oppure restare in silenzio e costruire una diversa strategia difensiva.

TAG: #Rifiuti, ndrangheta, Nicola Gratteri, procuratore
adv-809
Articoli Correlati