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Consiglio dei ministri: via libera al Nadef

| 29 Settembre 2022 | ECONOMIA

Dopo giorni di attesa, il Consiglio dei ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef). Nel testo, che contiene le previsioni economiche e gli obiettivi programmatici del governo Draghi, le stime sul Pil del 2023 vengono tagliate dal +2,3% dello scorso aprile al +0,6%, addirittura + 0,1% in caso di stop al gas russo.

“Contesto difficile ma superabile anche grazie ai 170 miliardi del Pnrr”, scrive il ministro delle Finanze Daniele Franco. Che poi precisa: “Sei trimestri di crescita superiore ad attese ma sui prossimi mesi pesano rischi geopolitici, costi energetici e rialzo dei tassi”. Dal 2022 migliorano inflazione e conti pubblici ma attenzione al rialzo dei tassi di interesse.

Le previsioni riportate nella Nadef descrivono un’economia sull’altalena nel prossimo triennio a causa “dei rischi geopolitici e del probabile permanere dei prezzi dell’energia su livelli elevati”. Come si legge nel documento che accompagna la nota, quest’anno il Pil dovrebbe rafforzare la crescita al +3,3% “grazie a risultati migliori del previsto nel primo semestre e pur scontando una lieve flessione del Pil nella seconda metà dell’anno”.

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Per i 12 mesi successivi si stima invece una forte contrazione al +0,6%, cui faranno seguito il +1,8% nel 2024 e il +1,5% nel 2025 già iscritti nel Def. Le prospettive per l’anno venturo si fanno ancora più cupe nell’ipotesi di stop al gas russo da ottobre: in questo caso, la crescita si arresterebbe allo 0,1%.

“L’economia italiana ha registrato sei trimestri di crescita superiore alle aspettative; le prospettive adesso risultano meno favorevoli in ragione del marcato rallentamento dell’economia globale e di quella europea, principalmente legato all’aumento dei prezzi dell’energia, all’inflazione e alla situazione geopolitica”, ha spiegato il governo. Che poi ha però aggiunto: “Anche in un contesto difficile come quello attuale esistono margini perché tali previsioni siano superate a maggior ragione perché le risorse a disposizione del Paese per rilanciare gli investimenti pubblici e promuovere quelli privati non hanno precedenti nella storia recente”.

L’aggiornamento della previsione evidenzia anche un rialzo del sentiero dell’inflazione e della crescita salariale ma in misura non sufficiente a sfatare la previsione di una riduzione del caro vita, che rimane confermata a partire già dalla dine del 2022.

Per effetto “del positivo andamento delle entrate e della moderazione della spesa primaria” – fa sapere l’esecutivo – l’indebitamento netto tendenziale nel 2022 calerà al 5,1% a fronte dell’obiettivo del 5,6% indicato in aprile col Def e si attesterà al 3,4% nel 2023, sempre in contrazione dalle precedenti previsioni (3,9%). Questo andamento si rifletterà in positivo sul rapporto debito/Pil, che è previsto in netto calo nel 2022, al 145,4% dal 150,3% del 2021, con un ulteriore percorso di discesa negli anni a seguire fino ad arrivare al 139,3% nel 2025.

La tendenza positiva delle finanze pubbliche non basta però a rassicurare gli animi. “Nel 2023 permarranno gli effetti del rialzo dei tassi e la spesa per interessi sarà pari al 3,9% del Pil”, ha fatto sapere Franco, sottolineando l’impatto che la stretta monetaria voluta dalla BCE potrà produrre sulla traiettoria economica del nostro Paese. “Il servizio del debito si farà più pesante”, ha precisato il titolare dell’Economia, secondo cui i maggiori effetti si vedranno in modo “significativo sul 2023 e rilevante sugli anni successivi”.

Il ministro dell’Economia non ha mancato di rivendicare il lavoro svolto da Palazzo Chigi in vista del passaggio di consegne che porterà dal governo Draghi a quello ì molto probabilmente guidato da Giorgia Meloni. ”L’esecutivo conclude il suo operato in una fase assai complessa a livello geopolitico ed economico, ma con evidenti segnali di ritrovato dinamismo per l’economia italiana”, ha scritto.

Poi ha aggiunto: “L’auspicio è che, in un contesto di graduale riduzione del deficit e del debito pubblico, la ripresa economica avviata dopo la crisi pandemica prosegua e si consolidi, sostenuta da investimenti privati e pubblici, da tassi di occupazione più alti e da una dinamica della produttività più elevata”.

TAG: consiglio dei ministri, def, nadef, Pnrr
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