fbpx
adv-606
<< EUROPA

Ue, polemica sulle nuove linee di comunicazione

| 30 Novembre 2021 | EUROPA

“Evitare di dare per scontato che tutti siano cristiani”, e al posto di dire o scrivere “Natale è stressante” bisognerebbe utilizzare le parole: “Le festività sono stressanti”. A dirlo è la Commissione europea nel documento per una “corretta comunicazione” dal titolo Union of Equality, contenente linee guida riguardo il trattamento egualitario delle persone: “Ogni persona in Ue ha il diritto di essere trattato in maniera eguale” senza riferimenti di “genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale”.

Ma sulla questione delle festività, che ha suscitato qualche polemica, fonti da Bruxelles precisano: “Non vietiamo o scoraggiamo l’uso della parola Natale, è ovvio. Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani sono parte della ricca eredità europea. Come Commissione, siamo neutrali sulle questioni delle religioni, abbiamo un costante dialogo con tutte le organizzazioni religiose e non confessionali”. E sottolineano: “Si tratta di un documento interno preparato ad un livello tecnico con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di una comunicazione inclusiva”.

“Le parole e le immagini che usiamo nella nostra comunicazione quotidiana trasmettono un messaggio su chi siamo e chi non siamo”, è la tesi delle linee guida. Una tesi che ha diverse implicazioni pratiche che l’esecutivo Ue, nel documento, divide per settori. In tema di genere “sono preferibili” i nomi e pronomi neutrali. Piuttosto che “he” o “she” (egli o ella), meglio usare un più generico “they” (loro). Mai, inoltre, salutare una platea con “ladies and gentlemen” ma presentarsi semplicemente con “dear colleagues”. E se ci si rivolge ad una donna sarebbe sbagliato presumere il suo stato civile: al “signora” o “signorina” va preferito “Ms”.

adv-22

“In ogni contenuto testuale o audiovisuale va assicurata la diversità” e in “qualsiasi panel va rispettato l’equilibrio di genere”, si legge ancora nelle linee guida. Che affrontano anche il tema della disabilità e dell’età. Dire “anziani” può essere offensivo, meglio usare “popolazione più adulta”, è l’invito di Palazzo Berlaymont. E piuttosto che scrivere o dire che una persona “è disabile”, è preferibile affermare che una persona “ha una disabilità”.

Nel documento, che si presenta come specchio fedele della cosiddetta “woke generation”, il tema dell’orientamento sessuale è centrale. Mai dire “un gay” ma piuttosto “una persona gay”. Usare la formula “una coppia lesbica” e non “due lesbiche”. Anche nella rappresentazione di una famiglia vocaboli come “marito”, “moglie”, “padre” o “madre” non rispecchiano il linguaggio inclusivo. L’indirizzo resta quello della neutralità: usare, perciò, parole come “partner” o “genitori”.

L’inclusione, per i vertici Ue, deve essere chiaramente anche religiosa. Così, quando si compila un comunicato, la Commissione sconsiglia al suo staff di usare parole “tipiche” di una specifica religione. Un esempio? Alla frase “Maria e John sono una coppia internazionale” andrebbe sostituita “Malika e Giulio sono una coppia internazionale”.

In Italia sul tema è intervenuto, Matteo Salvini, che su Twitter ha scritto: “Maria, Giuseppe. Viva il Natale. Sperando che in Europa nessuno si offenda”. Poi il leader della Lega, parlando all’assemblea della Lega campana, ha aggiunto: “Un documento della Ue – in nome della ‘lotta alla discriminazione’ – invita a non dire Buon Natale, ma Buone feste. Se non li fermiamo, questi ci portano verso il nulla. Il documento è in inglese e sostiene che è meglio lasciare da parte il nome Mary, e di sostituirlo con Malika. O li fermiamo o questi ci portano verso il nulla. Buon Santo Natale a tutti”.

Mentre a Strasburgo l’azzurro Antonio Tajani ha inoltrato un’interrogazione scritta alla Commissione per chiedere di cambiare le indicazioni: “La Commissione intende modificare queste linee guida, nel rispetto delle radici cristiane dell’Unione europea?”. “La Commissione Europea, tramite un documento interno, considera il Natale festività poco ‘inclusiva’ – scrive anche Giorgia Meloni in un tweet – Nel bersaglio anche i nomi Maria e Giovanni. Il motivo? Potrebbero risultare ‘offensivi’ per i non cristiani. Ora basta: la nostra storia e la nostra identità non si cancellano”.

Fonti di Bruxelles ricordano che circa il 44% degli europei è di fede cattolica, circa il 10% rispettivamente di fede ortodossa e protestante. Il 26% dichiara non appartenente ad alcuna religione, il 2% è musulmano, lo 0,6% buddista e circa un milione appartiene alla fede ebraica.

“Le differenti religioni, gli atei e gli agnostici sono parte di un’Ue integrata. Come altre organizzazioni noi prepariamo linee guida interne in diverse aree” ed “è importante dare spazio alla diversità e alla ricchezza della cultura europea. Questo è l’obiettivo generale”, spiegano ancora dalla Commissione. “Certo – sottolineano – possiamo sempre discutere degli esempi fatti. Potevano forse essere migliori”.

TAG: Meloni, Natale, Salvini, UE
adv-905
Articoli Correlati