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Magi (+Europa): “Oggi 200mila firme, è fatto politico”

| 14 Settembre 2021 | POLITICA

Oltre 100mila firme in meno di 24 ore. E la previsione di 200mila adesioni entro 48. È il risultato raggiunto dal referendum cannabis legale, la cui raccolta firme ha preso il via sabato 11 settembre. Lo scorso 7 settembre la richiesta è stata depositata presso la Corte di Cassazione da parte di un gruppo di esperti, giuristi e militanti, da sempre impegnati contro il proibizionismo, coordinati dalle Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione e Antigone. Alla proposta hanno preso parte anche rappresentanti dei partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani.

La raccolta delle firme si terrà solo online al sito referendumcannabis.it. “Un risultato straordinario ma non sorprendente. La firma digitale ha finalmente dato un senso anche politico ai social. E proprio sui social la cannabis è conosciuta e apprezzata tanto quanto se ne criticano le proibizioni. Grazie alle 100mila firme che in 24 ore hanno confermato convinzioni antiproibizioniste e avanti con firme e donazioni perché ogni firma ci costa un euro”, afferma Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni e Presidente del comitato promotore referendum sulla cannabis.

“Oggi arriveremo a 200mila firme in 48 ore, è un fatto politico”, ha affermato Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa, intervenendo a Fuori dalla bolla. “C’è molta attesa nel Paese nonostante il tema sia esploso dal dibattito pubblico – ha aggiunto -, è probabile che avremo nella prossima primavera la consultazione con i quesiti su giustizia, eutanasia e cannabis”. Magi ha anche sottolineato che la possibilità di firmare per il referendum con l’identità digitale (Spid) è “epocale e positiva”. Molto traffico web al sito della campagna, ha ricordato, arriva da Instagram, e dunque spesso da utenti giovani.

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La raccolta delle firme sarà una corsa contro il tempo visto che andrà completata in soli 20 giorni. La legge, infatti, consente che le firme a sostegno dei quesiti referendari siano raccolte nei primi nove mesi dell’anno, dall’1 gennaio al 30 settembre. Per questo i promotori si affidano alla tecnologia: sarà possibile sostenere la raccolta firme sul sito www.referendumcannabis.it grazie alla firma con identità digitale, una possibilità unica per la pratica della democrazia diretta per via telematica.

I promotori si appellano al governo perché non vi siano discriminazioni circa la possibilità di consegna delle firme certificate entro il 30 ottobre, come per gli altri referendum presentati in Cassazione prima del 15 giugno. “Puntiamo a raggiungere l’obiettivo delle 500mila firme digitali entro la fine del mese e siamo sicuri che i cittadini saranno con noi anche per questa nuova battaglia di civiltà”, sostiene Massimiliano Iervolino di Radicali italiani. La partenza è stata sprint: “Nelle prime 5 ore di raccolta sul sito sono arrivate oltre 50 mila adesioni. Guardiamo con ancora più ottimismo al 30 settembre per poter andare al voto la prossima primavera”, dichiara Perduca.

Il referendum è stato presentato proprio nella settimana in cui la commissione Giustizia della Camera approva il testo base della legge sulla cannabis. Il quesito referendario vuole intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative di una serie di condotte in materia di droghe, contenute nel Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope del 1990.

In primo luogo mira a depenalizzare la condotta di coltivazione. Si propone anche di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis, con eccezione dell’associazione finalizzata al traffico illecito. Infine il quesito propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida, che attualmente viene destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale (compresa la sola detenzione).

“Quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese. Un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie”, si legge in una nota dei promotori. Secondo i comitati, sono 6 milioni i consumatori di cannabis in Italia. “Tra questi anche moltissimi pazienti spesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione. Questi italiani hanno oggi due sole scelte: finanziare il mercato criminale nelle piazze di spaccio o coltivare cannabis a casa rischiando fino a 6 anni di carcere. Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico”, conclude.

TAG: cannabis, Europa, legalizzazione cannabis, referendum
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