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Mercurio nel pesce, facciamo attenzione a quello che mangiamo

| 30 Aprile 2021 | SALUTE

Non bisogna creare mai delle forme di psicosi, ma dall’altra parte diventa importante mangiare sano ed avere più conoscenza e consapevolezza nell’alimentazione. Del resto lo ricordavano spesso anche gli antichi saggi: “Siamo quello che mangiamo”.

Una recentissima indagine di Altroconsumo parla chiaro: sono i pesci di grossa taglia come pesce spada e verdesca (un tipo di squalo) quelli maggiormente contaminati da mercurio, un metallo pesante che inquina l’ambiente marino e inquinante tossico per l’uomo che si accumula nelle carni di alcune specie. Un’analisi condotta su circa 100 pesci, freschi e conservati, di diverse specie fra le più acquistate dagli italiani, al fine di verificare la presenza di questa sostanza e aiutare i consumatori a regolarsi per non superare la soglia di assunzione indicata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Gli esperti, nel ricordare di fare attenzione nelle scelte e che il pesce è uno degli alimenti più presenti e apprezzati della dieta mediterranea che apporta numerosi benefici alla nostra salute grazie alle sue qualità nutrizionali, segnalano invece che fra i pesci più piccoli e anche fra quelli più diffusi nei carrelli degli italiani la situazione migliora: trota salmonata, sardine e sgombro risultano molto meno inquinati. Anche il tonno in scatola è risultato sicuro. E’ consigliato nei consumi di variare le specie il più possibile e di acquistare preferibilmente pesci di taglia più piccola o non carnivori. Andiamo indietro nella storia.

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Nel 1956 in Giappone viene scoperto l’avvelenamento da mercurio degli abitanti della Baia di Minamata, dovuto al rilascio di acque reflue inquinate da parte dell’industria chimica Chisso Corporation. Le acque inquinate avevano depositato il metallo sul fondale della baia, da cui in seguito era stato assorbito da pesci, crostacei e molluschi alla base della dieta dei pescatori e degli abitanti della zona.

Dapprima i pescatori e poi anche il resto della popolazione iniziò a manifestare i sintomi di quella che prenderà il nome di malattia di Minamata ovvero: progressiva perdita del coordinamento muscolare, alterazione della sensibilità degli arti, indebolimento del campo visivo, perdita dell’udito, difficoltà ad articolare le parole, disordine mentale e paralisi. Inoltre, nonostante dopo il 1968 l’azienda abbia smesso di sversare le acque inquinate nella baia, il danno ambientale e le conseguenze sulla salute degli abitanti della zona e i loro discendenti permangono ancora oggi.

Il mercurio è un metallo pesante. Anche se di origine naturale, la sua presenza e alta concentrazione nell’ambiente deriva soprattutto dall’inquinamento dovuto ad alcuni tipi di processi industriali e a determinate attività dell’uomo. Il metilmercurio è la forma più pericolosa per l’uomo perché viene assorbita e accumulata da pesci, molluschi e crostacei. Come tutti i pericoli chimici anche il mercurio, se introdotto nel nostro organismo ad alte concentrazioni e per tempi prolungati, risulta tossico.

TAG: alimentazione, mercurio
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