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La Camera approva il Recovery Plan. Attesa per il voto in Senato

Voto alla Camera: 442 voti a favore, 19 contrari e 51 astenuti
| 28 Aprile 2021 | POLITICA

È il giorno del voto in Parlamento sul Recovery plan italiano. Ieri alla Camera, il premier Draghi ha presentato il Pnrr: sono 248 i miliardi che compongono il Piano. “Il primo obiettivo è riparare i danni creati dalla pandemia”, ha detto. Stanziati circa 50 miliardi per digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura.

Nessun taglio al Superbonus e un impegno per estenderlo al 2023. Draghi ha parlato anche di donne, giovani, Sud e assegno unico (“strumento onnicomprensivo per il sostegno alle famiglie”). Questa mattina nell’Aula della Camera si è svolta la replica del presidente del Consiglio, durata circa 40 minuti.

A seguire sono iniziate le dichiarazioni di voto e poi le votazioni sulle risoluzioni. Con 442 voti a favore, 19 contrari e 51 astenuti Montecitorio ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni di Draghi in relazione al Recovery Plan. Draghi ha anche riferito in Senato.

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Ora sono in corso gli interventi dei senatori, per stasera si attende il voto finale. Mercoledì o più probabilmente giovedì ci sarà l’approvazione finale in Consiglio dei ministri e il 30 aprile il Pnrr sarà inviato a Bruxelles, senza sforare la scadenza prevista dalla Commissione Ue.

Draghi ha iniziato la sua replica a Montecitorio dicendo che “indubbiamente i tempi erano ristretti ma la scadenza del 30 aprile non è mediatica, è che se si arriva prima si avranno i fondi prima. La commissione andrà sui mercati a fare la provvista per il fondo a maggio, poi la finestra si chiuderà nell’estate: se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista sennò si andrà più avanti”.

Il premier ha ribadito “il profondo rispetto che il governo ed io abbiamo per il Parlamento: indubbiamente i tempi erano ristretti” per l’esame del Pnrr ma legati alla data del 30 aprile. Draghi ha poi spiegato che “la vera sfida non appena il piano viene consegnato è di trovare un modo di attuazione dove le amministrazioni locali e il governo centrale, che sono chiamati a mole di interventi, trovino uno schema di governo del piano. È chiaro per i ministeri il processo ma è molto più complesso il coordinamento tra governo e enti locali che sono gli attuatori del piano a cui sono destinati poco meno di 90 miliardi”.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza “permette investimenti che sarebbero stati impossibili e impensabili fino a pochi giorni fa. Tutto il piano è un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni”, ha detto Draghi. “Ai giovani dobbiamo garantire welfare, casa e occupazione sicura. Ho parlato del piano per i giovani, le case e gli incentivi fiscali per i mutui.

Il piano garantisce in maniera equa e adeguata il diritto allo studio, quasi un miliardo per gli alloggi studenteschi, mezzo miliardo per borse di studio. C’è l’introduzione di una previsione per condizionare i progetti finanziati non solo da Pnrr” e anche di React Eu “alla nuova occupazione giovanile e femminile, una condizionalità trasversale del piano”.

Per il mezzogiorno “il piano esplicita che le risorse corrispondono al 40% a fronte del 34 per cento della popolazione, 82 mld sono una cifra più alta del pil. Sono misure che si inseriscono in visione complessiva per far ripartire e accelerare una crescita del sud ferma da ormai mezzo secolo”, ha detto Draghi nella replica in Aula alla Camera .”Non sostengo che la concorrenza sia il toccasana in tutte le situazioni, assolutamente no. Nella maggioranza delle situazioni è meglio la concorrenza regolata, non la concorrenza senza regole. Ma lo abbiamo imparato a nostre spese negli ultimi anni”.

“Molti di voi hanno chiesto garanzie relativamente al superbonus”, ha detto Draghi. “Ribadisco che per questa misura, tra Pnrr e Fondo complementare, sono previsti oltre 18 miliardi, le stesse risorse stanziate dal precedente governo. Per il futuro, il Governo si impegna a inserire nel Disegno di Legge di bilancio per il 2022 una proroga dell’ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021.

Già con un dl a maggio, interveniamo con delle importanti semplificazioni per agevolare la sua effettiva fruizione” perché le procedure sono complesse. “Per quanto riguarda la banda larga” nel Pnrr ci sono “6,31 miliardi per le reti ultraveloci, la banda larga e il 5G. L’obiettivo del governo è portare entro il 2026 reti a banda ultralarga ovunque senza distinzioni territoriali ed economiche. A maggio avviamo la mappatura dei piani d’investimento previsti dai privati per identificare le aree del Paese che senza interventi del governo resterebbero sfavorite. Per queste aree è previsto un contributo statale per assicurarci che non si creino nuovi divari digitali da qui al 2026”.

“La riforma del fisco fa parte di quell’insieme di riforme che, sebbene non ricomprese nel perimetro delle azioni previste dal Piano, devono accompagnarne l’attuazione”, ha detto ancora Draghi. “La riforma fiscale è tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee”.

“Per riformare il sistema fiscale è auspicabile una ampia condivisione politica. Il Governo si è impegnato a presentare una legge delega entro il 31 luglio 2021. Il Parlamento sarà pienamente coinvolto e svolgerà un ruolo di primo piano. È presto – afferma Draghi – per dare risposte su quale sarà la riforma del fisco. È essenziale che il lavoro del Parlamento giunga a compimento e che vengano fornite indicazioni politiche quanto più condivise e puntuali possibili”.

Intanto però, dopo le comunicazioni di ieri alla Camera, i sindacati hanno preso posizione. Cgil, Cisl, Uil valutano “l’importanza strategica” del Piano di ripresa e resilienza quale “strumento fondamentale per la ripresa del Paese, per aumentare l’occupazione in particolare giovanile e femminile e per ridurre i divari territoriali.

Per queste ragioni “considerano inadeguato il confronto finora avuto con il Governo in ordine alla definizione delle priorità strategiche, degli obiettivi e delle risorse del Piano stesso”. Così i segretari generali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri in una nota. Sulla governance è stato “predisposto uno schema interistituzionale, a più livelli. In questo modello il ruolo delle organizzazioni sindacali non è esplicitato adeguatamente, né sono definiti e garantiti livelli di negoziazione, di confronto preventivo e di monitoraggio né sugli investimenti né sulle riforme”.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è “vita”, è il “destino” di un intero Paese, ha detto ieri Draghi. “Forse” l’ultima occasione per “porre rimedio” ai ritardi dell’Italia. “Welfare, casa, lavoro per i giovani”, assistenza agli anziani, ambiente e digitale, il rilancio del Sud, la riduzione drastica (fino al 40%) dei tempi dei processi, nuove misure per la concorrenza per evitare che il grosso dei fondi vada “a monopolisti”.

Draghi in poco meno di un’ora ha elencato i cardini del piano “Italia domani”. L’ultima versione del piano conta 273 pagine. Sono 191,5 miliardi di Recovery plan da spendere entro il 2026, più 30,6 miliardi di “Piano complementare” per gli investimenti che restano fuori dal piano, altri 26 miliardi da spendere da qui al 2032 per opere “specifiche” come “l’alta velocità vera” tra Salerno e Reggio Calabria e quella tra Milano e Venezia, più 15,5 miliardi di Fondo europeo sviluppo e coesione.

Draghi, che in Cdm in settimana potrebbe portare un nuovo decreto per prorogare la sospensione dell’invio delle cartelle esattoriali e la prossima settimana il decreto Imprese da 40 miliardi, elenca le cifre. E sono le cifre di un piano articolato in sei missioni, che dovrebbe dare una spinta al Pil di 3,6 punti nel 2026 e far crescere l’occupazione di 3,2 punti nel triennio 2024-2026.

Con un’attenzione particolare al Mezzogiorno, “non per una questione di campanili” ma perché “se cresce il Sud, cresce anche l’Italia”: lì finirà il 50% di investimenti in Infrastrutture. Le riforme al centro del piano sono quelle della pubblica amministrazione, con un primo decreto a maggio, e della giustizia, con l’obiettivo “ambizioso” di ridurre “l’inaccettabile arretrato”, tagliando i tempi dei processi civili del 40% e di quelli penali del 25%. E ancora: semplificazioni e concorrenza (unita a “più protezione sociale”), con norme per spingerla in “settori strategici come le reti digitali e l’energia”, insieme a misure per gli obblighi di gara per i regimi concessori.

Draghi non cita la riforma fiscale, che il piano impegna il governo a disegnare con una legge delega entro luglio, ma che vede le posizioni nella maggioranza molto distanti. E invece nomina l’assegno unico per i figli e il Superbonus al 110% per le ristrutturazioni edilizie: “Non c’è alcun taglio” rispetto ai 18 miliardi già previsti dal piano di Giuseppe Conte e c’è l’impegno a valutare la proroga al 2023 con la prossima manovra.

Al centro del Pnrr, che guarda al futuro, Draghi pone “la rivoluzione verde”, con circa 70 miliardi (nella versione finale ce ne sono 2,78 in meno, però, per le rinnovabili), 50 miliardi per la digitalizzazione come chiave per dare “eque opportunità a tutti” e i giovani tra i maggiori beneficiari del piano. Per questi ultimi annuncia la garanzia di stato sui mutui per la casa, per evitare di versare l’anticipo, 1 miliardo per le palestre a scuola e i campetti sportivi, 650 milioni per il Servizio civile, 600 milioni per il sistema duale scuola-lavoro, 1 miliardo per la competenza scientifica delle donne.

Misure per l’imprenditoria femminile, una clausola per l’assunzione di giovani e donne per le opere previste dal piano. E ancora: il cablaggio di 40mila scuole, un intervento su reclutamento e formazione degli insegnanti. C’è infine il potenziamento della sanità territoriale e domiciliare, che entro il 2026 arriverà “al 10% degli over 65” che hanno bisogno di assistenza.

TAG: Camera dei Deputati, Governo Draghi, Pnrr, Recovery Plan
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