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Crisi di governo. Liliana Segre a Roma per votare fiducia a Conte

| 18 Gennaio 2021 | POLITICA

“Parto per Roma, per fare il mio dovere martedì a Palazzo Madama. Non partecipo ai lavori del Senato da mesi perché, alla mia età, sono un soggetto a rischio e i medici mi avevano consigliato di evitare, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile”. “Ho deciso di dare la mia fiducia al governo”. Così la senatrice a vita Liliana Segre sul Fatto quotidiano.

E’ una “crisi incomprensibile” sostiene la senatrice a vita. E come darle torto? “All’inizio pensavo di essere io che non riuscivo a penetrare il mistero. Poi però ho visto che quasi tutti, sia in Italia che all’estero, sono interdetti, ersona sia nata questa crisi di governo, inopportuna sconveniente, della quale il creatore Renzi è considerato lo spauracchio, tanto che la senatrice Segre, alla sua veneranda età, sente il dovere civile e morale di andare a votare la fiducia a Conte”.
E sono parole sagge, consapevoli, sentite, quelle di Liliana Segre, donna, per altro, notoriamente di spessore. Una crisi politica in tempo di pandemia, in uno che può essere definito il periodo più critico dall’ultimo dopo guerra ad oggi, anche economicamente, oltre che per l’epidemia che ci costringe a fare la conta dei morti e dei malati giorno dopo giorno, poteva nascere solo da una mente malata di potere. Come quella che il piccolo fiorentino è.
Vedo “occhi increduli, spesso disgustati. Non riesco ad accettare che in un tempo così difficile vi siano esponenti politici che non riescono a fare il piccolo sacrificio di mettere un freno a quello che Guicciardini chiamava il particulare”. E non c’è dubbio che dall’interesse personale di una sola persona.

D’altra parte anche il machiavellismo, per come descritto dall’Enciclopedia Treccani, la cui fortuna deriva in gran parte dalla quantità e dall’intensità delle critiche ricevute alla sua concezione della politica, per i critici della sua opera principale, i caratteri distintivi della concezione della politica di Machiavelli consistevano in una deteriore combinazione, in ordine sparso, di cinismo, crudeltà, dissimulazione, immoralità. Nella prospettiva di Machiavelli, le leggi della politica non hanno nulla a che vedere con i precetti morali, tantomeno con i precetti religiosi. dissimulazione, della forza e dell’astuzia. Il “fine”, ovvero la conquista e la conservazione del potere politico giustificherebbe l’uso, ogniqualvolta sia necessario, della crudeltà, tanto che è spesso citato il famoso invito al Principe di “pigliare la golpe e il lione: perché el lione non si difende da’ lacci, la golpe non si difende da’ lupi”.
Ma, riferendoci a Renzi, la capacità di usare violenza gli si addice, quanto all’astuzia… lascia decisamente a desiderare…

TAG: Conte, Crisi di governo, Danila S. Santagata, Danila Santagata, Enciclopedia Treccani, Guicciardini, Il fatto quotidiano, Liliana Segre, Machiavelli, Renzi
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