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Disumanità omologata ai tempi del Covid

| 18 Novembre 2020 | IL FORMAT

Braccio sinistro acciaccato e leggermente gonfio, risentimento alla mano e alle dita, ma insomma, le muovo. Poteva andare peggio.

Lo sgarrupatissimo, insidiosissimo marciapiede di Via Ferrero di Cambiano ha colpito ancora: sono caduta.

Nelle pieghe di quel cemento fratturato e scosceso, ho cominciato a cadere quando passavo da lì per andare a scuola alle elementari. Quasi 50 anni dopo, quell’asfalto, come me, si è arricchito di nuove rughe. E si continua a cadere.

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Ma fa più male del braccio ancora dolorante pensare che la giovane signora in macchina, parcheggiata esattamente all’altezza di dove sono caduta, non ha neanche tirato giù il finestrino per chiedermi se stavo bene. I nostri occhi si sono incrociati, al di sopra della mascherina. Non so se mi abbia vista cadere, ma mi ha vista sicuramente  a terra. Sono rimasta lì quel tempo che serve per capire se riuscivo a rialzarmi oppure no. Lei nella sua Smart nera, sguardo incolore, si è affrettata ad uscire dal parcheggio. Non sia mai questa (io) si sia fatta male e mi tocca pure soccorrerla. La mascherina ce l’ha, i guanti pure… ma meglio non darle lo stesso una mano per rialzarsi.

Dall’altra parte della strada, poco avanti, c’è gente in fila per fare il test rapido Covid nella clinica privata Ars Medica.

Due signori mi vedono a terra e non si muovono. Non sia mai per soccorrere questa (sempre io) perdo il posto in fila.

Mi rialzo. La Smart se n’è andata, i due in fila per il test Covid si sono girati dall’altra parte. Insomma non c’è nessuno da rassicurare che va tutto bene. Solo me stessa.

In trance, faccio la spesa e torno a casa. Mi sa che, braccio che fa male a parte, eviterò di uscire anche per fare la spesa. Aspettando che passi questa ondata di disumanutà.

Sperando che passi.

TAG: #Covid_19 #coronavirus #COVID19
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