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Nuovi casi a quota 30.550 e 352 vittime, effettuati oltre 211mila tamponi

| 5 Novembre 2020 | SALUTE

Stabile la crescita dei contagi Covid in Italia: nelle ultime 24 ore si sono registrati 30.550 nuovi casi, circa 2mila più di al giorno prima ma con 211.831 tamponi, circa 29mila più di mercoledì. Stabile anche l’incremento delle vittime, 352 in un giorno che portano il totale a 39.764“.

Il trend sembra mostrare una certa stabilizzazione ma non sappiamo ancora se possiamo vedere gli effetti di alcuni provvedimenti presi, come il dpcm e alcune ordinanze regionali su uso continuativo delle mascherine di cui dovremmo iniziare a vedere effetti. Abbiamo avuto un forte aumento dei casi e adesso vediamo una stabilizzazione ma su livelli piuttosto elevati, ci auguriamo di vedere qualche segnale positivo”.

Lo ha detto il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza alla conferenza stampa tenuta allo stesso ministero sull’analisi della situazione epidemiologica da Covid-19 in Italia.

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Le Regioni più colpite sono la Lombardia, il Piemonte e la Campania che registrano molti postivi. Sono regioni che in termini di tasso di incidenza sono piuttosto alte, più o meno al livello della Lombardia; l’incidenza è elevata anche in Veneto mentre in Lazio vediamo un leggero incremento però sembra essere abbastanza graduale. Poi ci sono regioni più piccole come l’Umbria con 500 casi circa, che in termini di incidenza sulla popolazione è piuttosto elevata”.

Quali regioni sono in zona rossa “è ancora in via di valutazione; è un combinato disposto di criteri di incidenza e tendenza, valore Rt e 21 indicatori compresi quelli di resilienza, cioè su quanto il sistema è in grado di rispondere”. Lo ha detto il direttore del dipartimento prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza alla conferenza stampa al ministero.

“Credo che l’applicazione di zone rosse da parte delle Regioni, a parti piccole del territorio, a livello subregionale – ha sottolineato – sia un meccanismo del tutto praticabile”. “Diminuire l’afflusso ai Pronto soccorso e alle strutture ospedaliere è in questo momento assolutamente una priorità, perché se è vero che la mortalità tende ad essere più bassa, quando aumentano i casi cresce il numero dei decessi dopo un pò di tempo”,  ha sottolineato Gianni Rezza, aggiungendo che “Con una patologia che nella maggioranza dei casi ha pochi sintomi bisogna ridurre il rischio di ingolfare le strutture ospedaliere”.

L’automatismo per la definizione delle zone rosse nelle quali introdurre restrizioni è già previsto anche nel dpcm ma questo “non vuol dire che sia tutto così facile”,  ha detto Rezza. “L’RT è un indicatore di stima che arriva da modelli automatici ma da solo potrebbe essere anche fallace. Si deve vedere anche la resilienza e questo rende più sofisticato il meccanismo. Si tratta di un parametro che è un insieme di 21 indicatori compresi quelli di resilienza ed è su questo che si sta ragionando”.

Il numero di positivi sul numero di tamponi effettuati supera il 10%, quindi la proporzione di positivi sui test eseguiti è piuttosto elevata e questo è un segnale non del tutto buono“, ha sottolineato Gianni Rezza.

E’ praticabile che anche all’interno di regioni non rosse ci possano essere chiusure di alcune aree dove si possono sviluppare focolai importanti: lo ha spiegato il direttore della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati sull’epidemia di Covid in Italia. “Le regioni possono cogliere prima il rischio di alcune zone. L’ applicazioni di zone rosse in parti piccole del territorio regionale e’ un meccanismo del tutto praticabile. Non credo proprio che questo Dpcm impedisca di farlo, anzi”.

Dopo aver avuto una fase di transizione, ci troviamo in una fase che tecnicamente definiamo di escalation e quindi in parte dobbiamo usare misure di contenimento e in parte misure di mitigazione“. Lo ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, durante l’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera, su prevenzione e risposta al Covid-19.

“A differenza della prima ondata, il virus circola in tutte le regioni” anche se “abbiamo situazioni con circolazione contenuta e altre con valori particolarmente elevati”. Uno dei dati importanti è la percentuale della positività al tampone: “quando supera il 4% è un indicatore di una forte circolazione, e in tutte le regioni del nostro Paese c’è questa caratteristica”.

Quello dei ricoveri con sintomi è un numero che sta crescendo e merita attenzione” e “lo stesso vale per le terapie intensive”. Rispetto all’occupazione dei posti letto in degenza ordinaria di aria medica, “alcune regioni hanno superato il cut-off, altre no ma sono vicine”, ha spiegato Brusaferro. Il significato dei cut-off, ovvero dei valori soglia definiti dal Ministero della Salute, è che se abbiamo “oltre il 40% di occupazione dei letti di area medica per patologie Covid vuol dire che dobbiamo riprogrammare le attività sanitarie dilazionabili per altre patologie, così da trovare posto e dare priorità ai pazienti con Sars-cov-2”.

TAG: contagi, covid, Rt, Vittime
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