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Landini: sciopero se Governo conferma fine blocco licenziamenti

| 30 Ottobre 2020 | POLITICA

“Non siamo disponibili ad accettare l’idea che da febbraio possano ripartire i licenziamenti, se domani sera il Governo dovesse riconfermarci che non intende assumersi nessun impegno siamo pronti a decidere le iniziative di mobilitazione, se necessario anche lo sciopero generale, e non solo sul tema dei licenziamenti”.

Così il segretario generale della CGIL Maurizio Landini. “Se non dovesse esserci un cambiamento siamo pronti a una mobilitazione unitaria a lo dico anche a nome di Cisl e Uil”.

“Abbiamo detto anche ieri al Governo che è necessario che si ripristini quel metodo utilizzato a marzo, aprile e maggio che poi è sparito, cioè bisogna incontrarsi prima di prendere le decisioni. Bisogna lavorare insieme e coinvolgere le parti sociali non a cose già fatte, ma prima. In questo mese non possiamo aspettare di vedere cosa succede dopo il 24 novembre, ma già da domani dobbiamo affrontare i problemi”.

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“Il Governo ci ha detto che nella legge di Bilancio intende finanziare altre dodici settimane di cassa integrazione, oltre alle sei inserite adesso nel decreto. Noi diciamo che se vengono finanziate dodici settimane di cassa queste devono essere accompagnate dal blocco dei licenziamenti. In termini di tempo questo determina che dodici settimane vogliono dire tre mesi, quindi da gennaio vuol dire arrivare a marzo”.

“Da lunedì – ha aggiunto – si può iniziare a discutere della riforma degli ammortizzatori sociali e di cosa vuol dire far ripartire gli investimenti per poi uscire gradualmente dal blocco dei licenziamenti che nessuno pensa debba durare a vita”.

“Se siamo arrivati a questa situazione è perché sui tracciamenti e sui trasporti si sono determinati dei ritardi. Nel nostro Paese non ci possono essere ventuno sistemi sanitari e ventuno sistemi di trasporto, uno per ogni Regione. Ci vuole una logica nazionale, quello che stiamo pagando è anche questo. Ci vuole un livello di coordinamento nazionale più forte, poi sicuramente le cose vanno fatte sui territori”.

“Abbiamo il problema di aumentare i salari nel nostro Paese, che si sono abbassati. Non a caso al Governo abbiamo chiesto di sperimentare nella riforma fiscale di effettuare per due o tre anni una tassazione inferiore per gli aumenti del contratto nazionale, come si fa con i contratti aziendali”.

“Che la produttività in questo Paese sia cresciuta poco – ha detto Landini – è sotto gli occhi di tutti, ma la produttività non è quella del lavoro, abbiamo gli orari più alti d’Europa e i salari tra i più bassi. Il problema è il sistema complessivo, siamo il Paese che ha fatto meno investimenti in ricerca, innovazione, formazione e abbiamo molti ritardi. Sullo stallo nel rinnovo dei contratti “c’è stata una posizione di Confindustria che non ha aiutato: dire che oggi i contratti si debbano fare senza aumenti salariali o con bassissimi aumenti è una cosa che non sta in piedi. Se ho un’inflazione bassa e non aumento i salari, riduco ulteriormente i consumi”.

“Quello che sta succedendo in Europa sul piano sanitario pone il tema che forse è necessario rafforzare gli investimenti previsti e, se fino ad oggi nel nostro Paese si è discusso se utilizzare il Mes, credo che a questo punto ci vorrebbe un Mes europeo. L’Europa deve scegliere di investire sulla sanità pubblica e smetterla con la logica dell’austerità”. Ha continuato Maurizio Landini.

“Noi che in piazza ci siamo andati tante volte noi non ci siamo mai andati per incendiare i cassonetti e coprendoci il volto. Adesso ci andiamo con le mascherine se per caso ci andiamo, ma non andiamo a fare quel tipo di cose. C’è una parte di quelli che sono scesi in piazza che non c’entra nulla con i problemi delle persone, ma anzi li sta strumentalizzando. Questa cosa andrebbe combattuta”.

“La discussione vera che va aperta in questo Paese è che non possiamo semplicemente aspettare che passi la pandemia per tornare a come eravamo prima, perché la pandemia ha dimostrato che eravamo fatti male, c’erano diseguaglianze, non funzionavamo”.

“Discutiamo di un nuovo progetto – ha aggiunto -, dobbiamo cambiare le cose rispetto a prima e penso che dobbiamo farlo fondandoci sul lavoro. Nessuno ha la bacchetta magica, la complessità dei problemi che abbiamo oggi è tale che c’è bisogno di un lavoro collettivo, di mettere assieme le varie intelligenze, però ci deve essere una direzione. E il centro deve essere il lavoro e la giustizia sociale”. In conclusione il segretario generale della CGIL Maurizio Landini.

TAG: Cgil, governo, licenziamenti, Maurizio Landini, MES, sciopero
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