adv-883
<< ATTUALITÀ

Sul pianeta Venere possibili tracce di vita grazie alla presenza di fosfina

| 15 Settembre 2020 | ATTUALITÀ

Un team internazionale di astronomi, guidato dalla professoressa Jane Greaves dell’Università di Cardiff, ha annunciato un’importante scoperta, quella legata alla presenza della fosfina, una molecola rara, presente nelle nuvole di Venere.

Sulla Terra, hanno spiegato gli esperti, questo gas è prodotto solo industrialmente o da microbi che prosperano in ambienti privi di ossigeno, comunque strettamente legata a processi biologici.

Questo significherebbe, seppur con le necessarie cautele e dopo ulteriori analisi e raccolte di dati che andranno condotte per confermare o meno la scoperta, che su Venere potrebbe prosperare la vita.

adv-329

La nuova scoperta, di cui ha dato notizia la Royal Astronomical Society, è stata descritta al’interno di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Nature Astronomy“.

Gli astronomi, spiega il comunicato della Royal Astronomical Society, hanno ipotizzato per decenni che le nuvole alte su Venere potessero offrire una casa per i microbi, fluttuando liberi rispetto alla superficie rovente, ma non hanno mai spiegato come potessero tollerare un’acidità molto elevata.

La rilevazione della presenza di molecole di fosfina, formate da idrogeno e fosforo, potrebbe indicare adesso la possibilità di questa vita “aerea” extra-terrestre. Il team di esperti, per arrivare a rilevare la fosfina, ha utilizzato per la prima volta il James Clerk Maxwell Telescope (JCMT), situato alle Hawaii e poi ha potuto perfezionarla grazie all’utilizzo di 45 telescopi che fanno parte dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), presenti in Cile.

Tutte le strumentazioni hanno osservato Venere a una lunghezza d’onda di circa 1 millimetro, molto più lunga di quanto l’occhio umano possa vedere: solo i telescopi ad alta quota possono rilevare efficacemente questa lunghezza d’onda, sottolineano gli scienziati.

Nel raccontare i risvolti di questa scoperta, la professoressa Greaves ha spiegato che si è trattato di un esperimento “nato per pura curiosità e sfruttando la potente tecnologia del JCMT”, ha detto.

“Pensavo che saremmo stati in grado di escludere scenari estremi, come le nuvole piene di organismi. Quando abbiamo ricevuto i primi accenni di fosfina nello spettro di Venere, è stato uno shock!”, ha ammesso.

Grazie al complesso lavoro del team di esperti, dunque, è stato possibile capire che tutte le strumentazioni “avevano visto la stessa cosa: un debole assorbimento alla giusta lunghezza d’onda da parte del gas della fosfina, in cui le molecole sono state retroilluminate dalle nuvole più calde sottostanti”.

Il professor Hideo Sagawa della Kyoto Sangyo University si è poi servito di alcuni modelli specifici utili per esaminare l’atmosfera venusiana per interpretare i dati, scoprendo che la fosfina è presente ma in quantità non elevate: solo una ventina di molecole su ogni miliardo.

Gli astronomi hanno quindi eseguito calcoli per vedere se la fosfina potesse provenire da processi naturali presenti su Venere. Il dottor William Bains, scienziato del Massachusetts Institute of Technology, ha guidato una parte di scienziati che si sono occupati di quali possano essere i metodi naturali per produrre la fosfina.

Si è ipotizzavo fosse favorita dalla luce solare, da minerali sospinti verso l’alto sulla superficie di Venere, da vulcani o fulmini, ma nessuno di queste ipotesi è stata convincente.

Si è scoperto, infatti, che le sorgenti naturali producono al massimo un decimillesimo della quantità di fosfina che i telescopi hanno visto. Per creare la quantità di fosfina osservata su Venere, gli organismi terrestri dovrebbero lavorare solo a circa il 10% della loro produttività massima, secondo i calcoli del dottor Paul Rimmer dell’Università di Cambridge.

Eventuali microbi su Venere saranno probabilmente molto diversi dai loro cugini terrestri, dicono gli scienziati, anche e soprattutto per poter sopravvivere in condizioni di iperacidità, come quello di Venere.

La densa atmosfera di Venere intrappola il calore in ciò che viene considerato una sorta di effetto serra, che rende Venere uno tra i pianeti del sistema solare più caldi. Le temperature superficiali raggiungono gli 880 gradi Fahrenheit (471 gradi Celsius), abbastanza da fondere il piombo.

Ma al livello in cui si trovano le sue nuvole, molto acide, ovvero circa 30 miglia (50 km) sopra la superficie venusiana, le temperature sono molto più miti. L’atmosfera è costituita principalmente da anidride carbonica, con le nuvole stesse formate principalmente da acido solforico.

Gli scienziati ritengono che Venere molto tempo fa possa aver ospitato condizioni tali da aver potuto consentire agli organismi viventi di evolversi, sebbene la superficie del pianeta sia considerata completamente inospitale alla vita.

Le nuvole, tuttavia, sono state considerate un potenziale rifugio di microbi aerei che potevano sopravvivere e ora questa scoperta, sebbene da confermare, potrebbe far luce su un nuovo scenario.

TAG: James Clerk Maxwell Telescope, Jane Greaves, Nature Astronomy, Pianeta Venere, Royal Astronomical Society
adv-350
Articoli Correlati