Nelle ultime ore le polemiche sulla conversione all’Islam di Silvia Romano sono schizzate alle stelle.
Lungi dall’alimentare un’inutile quanto manichea controversia sulle fin troppo discusse scelte religiose della ragazza è tuttavia importante fermarsi a riflettere.
Come più volte sottolineato, il tanto chiacchierato cambiamento di fede è avvenuto volontariamente.
“Non sono stata costretta a sposarmi, la conversione all’Islam è stata una mia scelta spontanea”.
Queste le parole della giovane che ha inoltre allontanato l’ipotesi, anch’essa sulla bocca dei più, di un’unione matrimoniale.
Nello stupore generale non è legittimo accanirsi con una ragazza che negli ultimi due anni ha vissuto in condizioni psicologiche e fisiche estreme quanto inimmaginabili.
Nessuno se non lei stessa può conoscere le motivazioni che l’hanno portata ad una simile scelta e se non condividerle è lecito rispettarle è doveroso.
Subito dopo la gioia per il suo ritorno i detrattori, pronti a strumentalizzare la vicenda, non sono mancati e la pressione mediatica sulla ragazza è aumentata a dismisura.
Il faro dei media vede in Silvia un bersaglio chiaro e riconoscibile.
Se ne stanno sentendo veramente di tutti i colori: un ultimo amaro episodio coinvolge il deputato leghista Alessandro Pagano che ha definito la ragazza alla stregua di una “neo terrorista”.
Appellativo inaccettabile ed inopportuno.
Quante ancora ne dovremo sentire? ma soprattutto, perché?
Le esperienze che vivi ti segnano profondamente e la conversione di Silvia Romano non è da meno.
Le sofferenze, le scelte difficili così come i momenti lieti possono essere compresi solamente da chi li vive.
Il lungo rapimento, lo shock psicologico, la paura per la propria vita, Silvia non ha già sofferto abbastanza?
Continuare a deprecare le scelte della giovane non ci renderà migliori, lasciamo che almeno a casa sua la ragazza sia libera di credere in ciò che vuole.
Poniamo fine a quest’interminabile e lesivo telefono senza fili.
Bentornata Silvia!