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Migranti: da schiavi a baratto politico. La vergogna del civile occidente

| 8 Maggio 2020 | ATTUALITÀ

Regolarizzare o mandare nei campi come schiavi proni dall’alba al tramonto? Questo non è il dilemma, è una vergogna che nemmeno riusciamo a percepire.

L’unica speranza in Italia è il ministro della salute – solo perché si chiama cosi – altre non ne abbiamo, men che meno di diventare capaci di affrontare una discussione stando sul tema.

Lontani da inquinamento di tipo ideologico, considerando solo i fatti e magari – sempre che  non chieda troppo – con la civiltà che, vivendo del 2020 e non nel 1800 in Alabama, potremmo sforzarci di avere.

Questa pandemia, sta mettendo a nudo la nazione di fronte a persistenti difficoltà mai seriamente affrontate. Una di queste, è la considerazione di uomini e donne giunte in questo Paese pensando di poter lavorare e vivere dignitosamente. Illusi.

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Il caporalato di stampo mafioso, condiziona l’agricoltura ed il suo indotto a nord come a sud; nei vigneti piemontesi, quanto nelle campagne calabresi, imprime una deviazione del mercato del lavoro che non comprende diritti umani figurarsi sindacali.

Il che rappresenta per l’Italia una vergogna infinita, perlopiù sottaciuta perché al solito, non tocca da vicino l’italiano medio. Eppure oggi, è costretto a farci i conti.

L’argomento, è infatti diventato oggetto di mediazione dentro al governo. “Baratto” suona male e i protagonisti, preferiscono alterare i termini per far passare il messaggio che sono civili e rispettosi.

Il ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, meglio nota come infiltrato di Matteo Renzi nel governo Conte, chiede che 600mila migranti vengano regolarizzati perché “necessari” nelle campagne dove gli italiani, non lavorano più.

Immaginare che queste persone possano finalmente godere di condizioni legittime e magari, di condizioni di vita degne rispetto alle baracche che attualmente occupano nell’indifferenza politica e sociale, è una prospettiva che dovrebbe rappresentare la norma, non certo l’eccezione.

Non certo uno squallido baratto politico. Ma tant’è. Riempiamo piazze per chiedere diritti  e poi, pensiamo che non debbano valere per tutti gli esseri umani? Inaccettabile.

Ad una situazione vergognosa, si aggiunge peraltro il livello del dibattito, a partire dalla Bellanova stessa: “me li stanno chiedendo nei campi tutte le associazioni del settore”. Chiedono braccia come fossero scisse dal corpo, dalla mente, dai sentimenti e dalla dignità umana.

E non ci delude Matteo Salvini sull’incapacità di parlare italiano quanto sulla sensibilità al tema: “Son convinto che se si aprisse adesso il centralino e si chiedesse agli italiani se farebbero la colf, la badante, l’agricoltore, il muratore, l’operatore ecologico, pagati regolarmente e dignitosamente, chiamerebbe gente disponibile a fare qualsiasi lavoro”.

In breve, ammette e addirittura comprende, che questa gente venga sfruttata al fine di rendere più facile la vita degli italiani abituati a reclutarla coi metodi illegittimi che conosciamo.

Poco importa che la storia sia contro il suo partito; la sanatoria del 2002, fu ideata all’interno della Bossi-Fini e riguardò 634mila persone. Ieri si oggi no.

Il M5S, ha posto resistenza alla regolarizzazione proponendo che siano impiegati come braccianti, i disoccupati italiani e chi percepisce il reddito di cittadinanza.

Posto che lo sfruttamento degli immigrati – perdonate il vizio di chiamare le cose col proprio nome – non è nato in questa stagione, mi chiedo perché questo discrimine nei confronti di chi è ormai parte integrante dell’agricoltura italiana, seppur in chiave illegittima.

Innanzitutto, stiamo parlando di persone che vivono in Italia e che per questo, devono essere soggetti ai dettami costituzionali i quali, non distinguono i disoccupati bianchi dai neri.

Affrontare questa vergogna è impopolare? Sarà gradita dallo specchio che gli attori politici interessati alla soluzione del problema, affronteranno al mattino. Mettiamola cosi. E sarebbe una novità politica che aprirebbe a coscienze più consapevoli.

Friuli Venezia Giulia: la Guardia di Finanza di Pordenone, scopre un indotto con 1000 lavoratori irregolari. Toscana: lavoratori africani, 12 ore al giorno a 4 euro l’ora. Emilia Romagna: 45 immigrati impiegati nelle campagne in condizioni di schiavitù.

Campania: 400 irregolari sfruttati- episodi di violenza. Calabria:arrestati 12 caporali: Schiavi a 2 euro l’ora.

La lista è piuttosto lunga e francamente, è da perderci la faccia. Ma una volta superato lo stallo e ci sarà il via alla regolarizzazione auspicabile, gli imprenditori agricoli, rispetteranno i diritti di chi hanno sin qui sfruttato?

E ancora, il governo riuscirà a mettere questi imprenditori nella condizione di versare regolari contributi all’insegna dell’equità fiscale, di controllare l’indotto agroalimentare da sempre teatro di incomprensibili sbalzi di prezzo dal contadino all’ingrosso?

Ricordo le parole di un bracciante ripreso dalle telecamere dentro la baracca di lamiere in cui viveva; col viso coperto: “Non mi riprendete. Se la mia famiglia in Africa vede in che condizioni vivo, per me è una grande vergogna”.

 

 

 

 

 

TAG: braccianti agricoli, caporalato, Governo Conte, immigrati, Matteo Renzi, Matteo Salvini, Teresa Bellanova
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