Il premier Conte è tornato in Lombardia per la prima tappa della sua seconda visita nella regione, per recarsi poi a Piacenza e a Cremona.
“Abbiamo fatto qualche passettino in avanti, per qualcuno non è sufficiente ma non possiamo fare di più” ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Lodi, parlando delle aperture contenute nel dpcm. “Sono il primo che vorrebbe allentare le misure però per adesso dobbiamo ancora procedere così”, ha aggiunto. “Il rischio di contagio di ritorno o riesplosione dei focolai è molto concreto ed è la ragione che ci spinge ad adottare sì un allentamento delle misure ma con prudenza”. La decisione di istituire una zona rossa “è stata una grande sfida mai presa nel dopoguerra ad oggi” ha precisato Conte a Lodi, aggiungendo che “non possiamo portare in zona rossa 45mila abitanti e disinteressarci poi delle conseguenze economiche e sociali”. “Saranno importantissimi i vari test, sia il tampone sia quelli seriologici: man mano che diffonderemo questi test e che coinvolgeremo la popolazione, avremo un patrimonio informativo che ci consentirà di muoverci in questa seconda fase con maggior avvedutezza e sicurezza”ha detto. “Non possiamo permetterci di aver una situazione fuori controllo” ha spiegato a Lodi il presidente del Consiglio. Per il premier “è questo il momento di agire con ragionevolezza, con prudenza”. Lodi è tra le città più colpite dalla diffusione del coronavirus. La “strategia sanitaria” per la “fase 2” prevede “un approccio anche più scientifico sul tracciamento dei contatti” che avverrà attraverso l’ormai “famosa app”. Applicazione che sarà su “base volontaria”, perché “non possiamo obbligare nessuno a scaricarla”. “Abbiamo visto in altri Paesi i rischi che si affrontano. Noi stiamo già affrontando un rischio: dal 4 maggio 4,5 milioni di lavoratori torneranno a lavorare, prenderanno i mezzi pubblici ma anche il mezzo privato può essere un rischio. Le scuole devono rimanere chiuse e non possiamo allentare sulle relazioni sociali: per qualcuno non è sufficiente ma non possiamo fare di più. Affrontiamo un rischio calcolato, su base scientifica: il documento dell’Iss è stato alla base delle nostre decisioni, che sono tutte nostre. Le rivendichiamo”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Lodi.
Conte si è poi recato a Piacenza seconda tappa giornaliera nelle zone più colpite dal coronavirus. Ad accogliere il premier, il sindaco Patrizia Barbieri, il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il prefetto Maurizio Falco.
Sulla stessa lunghezza d’onda del premier il ministro degli esteri Luigi Di Maio. “Se siamo imprudenti adesso in estate rientriamo in lockdown“. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a ‘La vita in diretta’ su Rai 1. “Il malato Italia sta meglio, lo stiamo curando, ma non è ancora in condizione di uscire totalmente dal lockdown”, ha aggiunto. “Se il presidente del Consiglio non dà l’ok all’apertura di negozi e mercati, è perché ancora ci sono rischi sanitari alti, ce li certifica la comunità scientifica”. “Tra le persone morte ci sono medici, infermieri, tanti cittadini e ci sono anche i sacerdoti che hanno svolto una grande funzione nella loro comunità e purtroppo ci hanno rimesso la vita. Il mio più grande abbraccio ai loro familiari”.
Non si placa il dibattito sulla Fase 2 e sulle riaperture con le Regioni del nord che chiedono cautela sulla ripartenza.
“Il virus c’è ovunque, non è soltanto in Lombardia, quindi bisogna andare cauti ovunque”, dice il governatore Fontana che arriva a ipotizzare che per eventuali nuove zone rosse la decisione vada affidata alle Regioni. “Adesso si dice il caso Lombardia, in realtà non è un caso Lombardia. E’ un caso Lodi Cremona, Bergamo Brescia e Piacenza, perché sono” quei territori “che hanno avuto una diffusione assolutamente anomala rispetto a tutto il resto”. E’ quanto ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in collegamento con Mattino Cinque, parlando dell’epidemia di Coronavirus. Anche il sindaco Sala fa sapere di aver chiesto prudenza al premier. Dal Piemonte anche il governatore Cirio invita alla cautela.
“Chi sbaglia si assumerà la responsabilità dell’aggravamento della condizione sanitaria del proprio territorio”, avverte il ministro Boccia. A questa affermazione replica il governatore del Veneto Luca Zaia. Il Governo “ha l’obbligo della vigilanza, di intervenire impugnando le ordinanze” precisa Zaia. “Ma lo deve fare con tutti quelli che le hanno fatte – precisa – non si fa per colore politico, si fa per ordinanza”.
“Il rischio di sanzioni c’è sempre” in relazione all’attuale conflitto tra il decreto veneto e il dpcm sul tema delle passeggiate. Lo dice il governatore del Veneto Luca Zaia. “Dico a tutti di mettersi una mano sulla coscienza – continua alludendo alle forze dell’ordine chiamate a sorvegliare l’applicazione – se multiamo la gente perchè cammina”. “Spero che il Governo – aggiunge – si metta una mano sulla coscienza e trovi una soluzione dopo la figuraccia che è stata fatta“.
“Dobbiamo avere un po’ di pazienza in più, sapendo che stiamo mettendo in sicurezza il paese. Poi ci sarà un momento, dopo il 18 maggio, in cui conteranno le differenza territoriali”. Lo ha detto il ministro per gli Affari Regionali Boccia in merito all’annuncio del governatore altoatesino Arno Kompatscher di stabilire la fase 2 con un’apposita legge provinciale. “A cosa serve una legge contro la pazienza? Occupiamoci di tenere alto il numero delle terapie intensive, che Bolzano l’abbia rallentato non va bene”, ha aggiunto. “Tutti vorremmo ripartire, ma la vita che abbiamo davanti non è quella che avevamo a gennaio. Quella vita lì tornerà quando ci sarà il vaccino. Abbiamo di fronte una nuova normalità che deve essere fatta di rigore, disciplina e rispetto per la saluta e la vita. La ripartenza economica ci può essere a certe condizioni”. “Più i contagi andranno giù, più si potrà aprire, più andranno in su, più scatteranno le restrizioni”.