Serpeggia su Twitter una sindrome da Cassandra dilagante almeno quanto l’epidemia da coronavirus.
La sindrome di Cassandra è una patologia che porta a formulare sistematicamente profezie avverse circa il proprio o altrui futuro. Una sindrome da fine del mondo tipica dei momenti di crisi spirituale e culturale.
Come nel caso della profetessa troiana condannata a non essere creduta, la rivelazione stessa della catastrofe, facendo leva sullle paure collettive, la rende ineluttabile.
Ma noi siamo italiani, creativi e originali anche con la sindrome di Cassandra. E quindi da noi lo spauracchio del coronavirus non ci si limita ad agitarlo in quanto pericoloso agente patogeno, ma su Twitter diventa occasione di “j’accuse” politico.
Un catastrofismo strumentale a mio modo di vedere scarsamente convincente, perché traspone su un piano meta-epidemiologico l’arena del dibattito politico, svuotando di significato il problema sanitario reale.
Oltre alla strumentalizzazione politica, ai tempi del coronavirus dilagano su Twitter anche frustrazione e aggressività nei confronti di chi prova a distendere gli animi. Frustrazione e aggressività che si denunciano in risposte sorprendentemente virulente a post finalizzati a riportare l’attenzione collettiva sul fatto che altre malattie, attualmente scomparse dal radar dei media, ogni giorno mietono molte più vittime del coronavirus:
Sotto questo tweet, ampiamente rilanciato, non solo commenti e punti di vista garbatamente esposti, ma anche un livore gratuito e immotivato. Cercare di ridimensionare la catastrofe puntando i riflettori su cause di morte purtroppo molto più numerose, nel quotidiano, del COVID-19, sembra disturbare oltre misura le Cassandre dei social:
E niente: l’idea che il coronavirus possa non essere un’arma letale come purtroppo lo sono di sicuro le malattie cardiovascolari, le infezioni ospedaliere, il cancro, l’Alzheimer, il diabete o anche la “banale” influenza stagionale, proprio non va giù. C’è bisogno di terrorismo, di catastrofismo, di allarmismo. E di lanciare anatemi su chi prova a calmare le acque.
Forse, prima ancora del COVID-19, le (tante, troppe) Cassandre attive sui social dovrebbero pensare a curare la propria salute psicologica.