sabato, Settembre 26, 2020
Home ATTUALITÀ SALUTE Coronavirus, come la comunicazione viene utilizzata per creare terrore

Coronavirus, come la comunicazione viene utilizzata per creare terrore

-

Da cittadini “liberi” è giusto porsi delle domande e non accettare sempre e comunque tutto quello che ci viene messo nel cervello a ritmi frenetici. I tempi cambiano, corrono e di conseguenza si sono modificati anche gli strumenti per fare guerra ad un paese.

Una nuova forma di terrorismo, “legale”, che utilizza la comunicazione, per stringere la popolazione nella morsa del terrore. Da giorni la Cina è stata messa in ginocchio, isolata dal Mondo. Sotto la lente il virus mortale che sta “contagiando il pianeta” e prende il nome di Coranivirus. Basta, che una persona starnutisce e viene bloccato un volo o chiuso un albergo o magari vengono bloccate intere navi da crociera, come il caso del Porto di Civitavecchia.

A Roma tutte le farmacie sembra, che abbiano terminato le mascherine. Gli esempi sono tanti. Per deformazione professionale ho cercato sempre di andare oltre la semplice notizia, senza mai banalizzare quello che realmente si sta vivendo, ma a questo punto una domanda sorge spontanea: Quanti di voi sanno, che in Italia ogni anno la mortalità causata dalle infezioni ospedaliere è di 49.301 persone? Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute 2018.

Inoltre, si è passati dai 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016. “C’è una strage in corso, migliaia di persone muoiono ogni giorno per infezioni ospedaliere, ma il fenomeno viene sottovalutato, si è diffusa l’idea che si tratti di un fatto ineluttabile” secondo il direttore del Rapporto Walter Ricciardi. I casi confermati del nuovo coronavirus, “aggiornati a ieri dalle autorità cinesi, sono saliti a 7.711 nonché 9.239 casi sospetti, mentre sono 170 decessi”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, durante l’informativa nell’aula della Camera dei deputati.

Non è una gara di numeri, ma deve far riflettere come la macchina mondiale della comunicazione lavora. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’emergenza globale per il coronavirus. In Italia, Il consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di sei mesi in conseguenza del rischio sanitario connesso al coronavirus. Stanziati 5 milioni di euro.

Inviti all’unità nazionale: “Nel cotesto nazionale, ritengo fondamentale un dialogo costate e costruttivo tra Governo e Parlamento – l’appello del ministro della Salute Roberto – anche come segno visibile di Unità nazionale su una materia così delicata”. E non manca il vaccino, che ovviamente sarà “consigliato” a tutto il pianeta. Ricercatori della Tsinghua University di Pechino stanno intensificando gli sforzi per lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus cinese.

Secondo Zhang Linqi, capo del gruppo di ricerca: “Lo sviluppo di un vaccino contro il virus sarà molto più semplice rispetto a quello dell’Hiv” e sarà più “affidabile ed efficiente”. Zhang Linqi ha stimato che ci vorranno “almeno 40 giorni per arrivare al vaccino”. Possiamo pensare, che magari è in atto un attacco mediatico (con dei danni enormi sotto mille profili), contro la Cina? Ci sono delle fette di mercato dove il grande Paese non deve entrare, per esempio la super-tecnologia? Nessuno può saperlo, ma attraverso i numeri possiamo di gran lunga sminuire il problema.

Infine, riporto una notizia dell’Espresso del 3 aprile 2014, che deve far riflettere. Il traffico di virus è stato scoperto dalla Homeland Security, il ministero creato dopo le Torri Gemelle per stroncare nuovi attacchi agli Stati Uniti. Nel loro mirino è finita un’attività ad alto rischio: l’importazione negli States di virus dall’Arabia Saudita per elaborare farmaci, poi riesportati nel Paese arabo.

Il presidente e tre vice presidenti della compagnia farmaceutica incriminata per l’operazione sono stati condannati a pene pesanti. Fondamentale per l’indagine è la testimonianza di Paolo Candoli, manager italiano della Merial, la branca veterinaria del colosso Sanofi: l’uomo ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico. Ai detective ha descritto come nell’aprile 1999 si fece spedire illegalmente a casa in Italia un ceppo dell’aviaria tramite un corriere Dhl. A procurarlo era stato il veterinario statunitense di un allevamento di polli saudita, condannato negli Usa a 9 mesi di prigione e 3 anni di libertà vigilata per “cospirazione in contrabbando di virus”.

Chiusi i processi, nel 2005 l’Homeland Security ha trasmesso i verbali di Candoli ai carabinieri del Nas. Gli investigatori sin dai primi accertamenti si rendono conto di avere davanti uno scenario da incubo. Infatti, sottolineano i carabinieri, l’arrivo del virus in casa Candoli coincide con l’insorgenza nel Nord Italia, a partire proprio dal 1999, della più grossa epidemia da virus H7N3 di influenza aviaria sviluppatasi negli allevamenti in Italia e in Europa.

Già all’epoca le indagini condotte dal Nas di Bologna avevano evidenziato l’esistenza di una organizzazione criminale dedita al traffico di virus ed alla produzione clandestina di vaccini proprio del tipo H7: antidoti che in quel momento venivano somministrati clandestinamente ai polli degli stabilimenti italiani. Come si dice? A pensar male non si fa peccato…

4,103FansLike
1,171FollowersFollow
- Advertisment -

I Più Letti

Gli Internazionali d’Italia, la riconferma di Novak Djokovic e un tennis...

0
La situazione, ormai, è la stessa in ogni grande torneo. I giocatori da abbattere restano sempre Novak, Rafa e Roger. I più giovani -...

editoriale

Il nuovo dramma delle donne migranti negli USA: la sterilizzazione

0
Secondo un rapporto riferito, dozzine di donne migranti detenute in un centro di detenzione negli Stati Uniti hanno subito un intervento chirurgico per rimuovere...