Pfas in Veneto, tra le più gravi emergenze per salute e ambiente

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Interessa a qualcuno la salute dei cittadini? Aumentano di giorno in giorno le gravi problematiche legate all’inquinamento. Intanto, con tanto di pubblicità ci invitano a fare prevenzione. Che strano Paese. Inquinano e il cittadino deve fare prevenzione medica?

Veniamo alla notizia: una delle più gravi emergenze ambientali mai affrontate, che richiede studi epidemiologici e una mappa dei pozzi: così l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Isde) ha definito la situazione determinata in Veneto dalla contaminazione da Pfas in una conferenza stampa alla Camera, nella quale ha presentato un “Position paper” con un piano di azioni “per interventi immediati”.

I medici dell’Isde hanno rilevato che “in Veneto, nelle province di Vicenza, Padova e Verona con la contaminazione da Pfas, acidi usati nei processi industriali e poi sversati per decenni nel suolo e nelle falde acquifere, è in atto una delle emergenze sanitarie ed ambientali più gravi che il nostro Paese abbia mai dovuto affrontare”. Necessari, hanno proseguito, anche “la mappatura completa dei pozzi privati, una Legge Nazionale che obblighi a dosare le Pfas prima che i fanghi di depurazione siano sparsi sui terreni agricoli come fertilizzanti, studi epidemiologici ben fatti a disposizione della comunità scientifica e che il limite di Pfas nell’acqua sia pari a zero”.

Per Isde i limiti di 100 ng/l per tutte le Pfas previsti in Europa nell’accordo preliminare sulla direttiva acque “sono altissimi”. Il dott. Cordiano ha osservato che “basta un solo nanogrammo per litro nell’acqua di Pfoa (acido perfluoroottanoico), una delle molecole più tossiche, per raggiungere nel sangue, nel giro di un paio di anni, concentrazioni potenzialmente tossiche specie per neonati, gravide e anziani”. Un dramma, che viene da lontano.

L’inquinamento è cominciato negli anni ‘60, quando diverse industrie della zona hanno cominciato a produrre e usare le Pfas, delle sostanze perfluoroalchiliche utilizzate per la loro impermeabilità all’acqua e ai grassi. Che, però, sono anche tossiche e presentano gravi conseguenze per la salute. Queste hanno cominciato a diffondersi in un’area che comprende 21 comuni e si estende fra Padova, Verona e Vicenza. Si sono accumulate per decenni, e ora sono presenti in tutti gli organismi viventi in concentrazioni allarmanti.

In Veneto qualche anno fa, sono stati resi pubblici gli esami clinici effettuati su ragazzi e ragazze di 14 anni residenti nell’area interessata dall’inquinamento. Nel sangue di molti di loro sono stati trovati dai 70 ai 300 nanogrammi di sostanze perfluoroalchiliche. A concentrazioni così alte le Pfas vanno ad interferire con il normale funzionamento degli ormoni e della comunicazione intercellulare e possono provocare danni anche gravi. Ma le conseguenze sulla salute si stanno già facendo sentire anche sulla popolazione adulta.

Secondo un’indagine effettuata sui residenti della zona a rischio negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento dei casi di diabete e ipertensione durante la gravidanza e di neonati sotto peso. Un altro grande problema circonda questo territorio.

La classifica stilata Legambiente Veneto nel suo rapporto annuale sull’inquinamento atmosferico in regione nel 2018 parla chiaro: Tutti i capoluoghi di provincia veneti, ad eccezione di Belluno, non hanno rispettato i limiti imposti dalla legge per le polveri sottili, le cosiddette Pm10. La norma indica un valore che le Pm10 non dovrebbero superare in una giornata per tutelare la salute dei cittadini. Ebbene, Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, Rovigo e Verona hanno superato il limite massimo consentito. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che il limite di polveri sottili nell’aria può sforare per 35 volte in un anno. Ma gli sforamenti in veneto sono stati molti di più.