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Osteoporosi, lo smog è un fattore di rischio

| 8 Gennaio 2020 | AMBIENTE

L’osteoporosi rappresenta una malattia di rilevanza sociale. Si stima che in Italia siano affetti da questa patologia 1 donna su 3 oltre i 50 anni (circa 5.000.000 di persone) e 1 maschio su 8 oltre i 60 anni (circa 1.000.000 di persone). Purtroppo, ancora oggi meno del 50% dei pazienti ad alto rischio di fratture è trattato con farmaci anti-osteoporotici con conseguenze sociali rilevanti in relazione alle complicanze e agli esiti degli eventi fratturativi.

I fattori di rischio sono molteplici. Da tempo il mondo scientifico sta analizzando le conseguenze di un’esposizione eccessiva all’inquinamento ambientale. Diverse ricerche hanno già dimostrato come vivere in zone particolarmente contaminate sia un fattore di rischio per diverse malattie importanti.

L’Organizzazione Mondiale della Salute stima che siano 7 milioni in tutto il mondo le persone che perdono la vita causa dell’inquinamento ogni anno. Ora un nuovo studio dell’Istituto per la Salute Globale di Barcellona dimostra come l’inquinamento dell’aria riduce la densità delle ossa fra la popolazione anziana, diventando così un altro fattore di rischio dell’osteoporosi.

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Lo studio ha dimostrato che le persone che erano maggiormente esposte alle polvere sottili avevano livelli di densità ossea più bassi. La causa sarebbe da rinvenire nello stress ossidativo e nell’infiammazione; tutte e due le condizioni sono provocate dallo smog. I ricercatori in forza nell’istituto catalano hanno analizzato i dati di 3.717 persone, di cui 1.711 erano donne. Hanno misurato la loro densità ossea della colonna lombare e delle anche. Tutti i partecipanti vivevano in 28 villaggi nelle vicinanze della città di Hyderabad in India.

Il team di lavoro ha calcolato la loro esposizione all’inquinamento dell’aria, soprattutto quello relativo alle polvere sottili. Il particolato resta sospeso nell’aria per un lungo tempo ed entra nel corpo umano attraverso i polmoni. Anche questo studio conferma quanto sia importante un modello vita sano e lontano da inquinamento. Un adeguato introito di alimenti ad alto contenuto di calcio (latte e derivati, noci, nocciole, mandorle) è strategico per favorire il corretto rimodellamento scheletrico e l’acquisizione ed il mantenimento della massa ossea.

Per garantire che il calcio introdotto con gli alimenti venga assorbito è necessario avere normali livelli circolanti di vitamina D. La maggior parte del nostro fabbisogno giornaliero della vitamina D deriva dalla sintesi cutanea di colecalciferolo da parte di un sistema enzimatico regolato dai raggi ultravioletti. Una regolare esposizione al sole, anche di pochi minuti al giorno, è pertanto importante per garantire la sintesi di vitamina D e quindi un assorbimento regolare del calcio.

L’esercizio fisico è un altro importante tassello nella strategia di prevenzione delle fratture, mediata da una “modulazione virtuosa” del rimodellamento scheletrico che favorisce la neoformazione rispetto al riassorbimento osseo. Infine, nella prevenzione primaria dell’osteoporosi è importante eliminare quei fattori di rischio che portano ad una perdita progressiva di massa ossea, come l’abuso di alcool ed il fumo di sigarette e di limitare, quando non strettamente necessario, l’utilizzo di farmaci ad effetto osteopenizzante.

Tutte queste misure di prevenzione risultano efficaci quando intraprese prima della insorgenza dell’osteoporosi e soprattutto nelle prime decadi di vita, favorendo in tal modo la costituzione del patrimonio scheletrico ed il raggiungimento del picco di massa ossea.

TAG: inquinamento, malattia, osteoporosi
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