Un piano Marshall per la scuola

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Un piano Marshall per l’edilizia scolastica: è l’ambizioso progetto delineato dalla Fondazione Agnelli in oltre 250 pagine di analisi, tabelle e contributi che individuano nell’incrocio tra architettura, pedagogia e didattica la bussola da seguire. L’obiettivo è ripetere su scala nazionale quanto avvenuto, in piccolo, a Torino, dove la Fondazione Agnelli e Compagnia di San Paolo hanno finanziato i lavori di rinnovamento delle scuole medie Enrico Fermi e Giovanni Pascoli.

Spazi di apprendimento funzionali a un modo diverso di fare didattica, interventi strutturali sia di consolidamento e sicurezza delle strutture sia di efficientamento energetico: a consuntivo, il costo complessivo dell’intervento sul Fermi, incluse le opere edili, gli arredi e i compensi professionali, è stato di circa 1.350 euro al metro quadro. Applicando gli stessi parametri, per rinnovare i 150 milioni di metri quadri di scuole in tutta Italia ci vorrebbero 200 miliardi di euro. Una cifra pari a più dell’11% del Pil italiano, e pari a tre anni dell’attuale spesa complessiva per l’istruzione. “Una cifra enorme”, osserva Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, “ma non impossibile se si costruisce un piano ventennale finanziato anche con mutui della Banca europea per gli investimenti e con l’abbattimento degli sprechi sui consumi energetici”.

A fine luglio di quest’anno sono stati firmati accordi che mettono a disposizione importanti risorse delle istituzioni finanziarie europee per l’edilizia scolastica: 1.555 milioni in tutto, stanziati dalla Banca europea per gli investimenti (1.255 milioni), dalla Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa (300 milioni). I fondi saranno utilizzati dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) a beneficio degli enti locali proprietari degli edifici scolastici.

I finanziamenti, destinati a interventi di ristrutturazione, messa in sicurezza, adeguamento alle norme antisismiche ed efficientamento energetico, saranno erogati da CDP a Comuni, Province e Città Metropolitane tramite la concessione di mutui alle Regioni, sulla base di graduatorie di priorità predisposte da queste ultime e rientranti nella programmazione nazionale triennale 2018-2020 per l’edilizia scolastica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che coordina il piano e monitorerà l’utilizzo dei fondi. Gli oneri di ammortamento saranno a carico dello Stato e, grazie a specifiche modalità di erogazione, i beneficiari finali potranno utilizzare le risorse senza impatto sul proprio patto di stabilità interno.

Nel 2020 il Miur bandirà gare per la messa in sicurezza delle scuole per un valore di un miliardo di euro. Lo ha annunciato il Ministro Lorenzo Fioramonti durante la riunione dell’Osservatorio nazionale per l’Edilizia scolastica, che si è svolta venerdì scorso a Rivoli in occasione della Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole.

Le risorse in campo per l’edilizia scolastica, oltre agli 1,5 miliardi di euro della BEI, sono oltre 65 milioni destinati ad un Piano straordinario per la verifica dei solai e dei controsoffitti e 120 milioni per gli interventi di messa in sicurezza nelle scuole delle aree colpite dal sisma in Centro Italia.

“Questi stanziamenti – ha sottolineato il vice ministro dell’Istruzione Anna Ascani – devono trasformarsi presto in cantieri. Perché quando parliamo della sicurezza dei nostri studenti, non possiamo perdere tempo”.

Non occorrono nuove scuole, perché entro il 2030 il sistema scolastico italiano perderà oltre un milione di alunni per il calo demografico. Serve sistemare o ricostruire quelle esistenti, e ripensare gli spazi adeguandoli alla didattica innovativa.

Tra gli anni ’60-’70, sull’onda del boom economico, in Italia si costruivano in media 800 scuole l’anno. Due terzi dei 39 mila edifici scolastici italiani risalgono a più di 40 anni fa. Sono fragili e insicuri, pieni di barriere architettoniche. Sono stati costruiti senza attenzione ai criteri antisismici e con materiali scadenti, rapidamente deperibili, non isolanti. Vetrate e infissi che disperdono il calore, fonti di riscaldamento o raffreddamento inquinanti e inefficienti. Solo il 38% degli edifici ha i doppi vetri, appena il 12% l’isolamento delle pareti esterne. I pannelli solari sono montati su poco più di un quarto delle strutture. A questo va aggiunta l’assenza di adeguate politiche di manutenzione ordinaria e straordinaria, dovuta anche alla frammentazione di responsabilità e competenze tra Stato, regioni, enti locali e singole scuole in merito alla proprietà e alla conduzione degli edifici.

L’emergenza era stata già chiaramente rappresentata dai dossier di Legambiente e Cittadinanzattiva, che tra settembre 2018 e luglio 2019  ha censito un crollo ogni tre giorni di lezione. E proprio in questi giorni si è celebrato a Torino il ricordo di Vito Scafidi, morto per il crollo di un soffitto al liceo Darwin 11 anni fa.

Se trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere, come osservava Piero Calamadrei, c’è il rischio che gli studenti di oggi diventeranno un giorno cittadini abituati al degrado, alla fatiscenza e all’inefficienza. Sempre se dalla scuola ne usciranno vivi.