La Corsa al riarmo navale nel Sud Est Asiatico. Quali saranno i nuovi assetti geopolitici nei prossimi decenni?

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All’indomani dai festeggiamenti per i settant’anni del Partito Comunista Cinese dopo la sontuosa parata militare delle Forze di Liberazione Popolare, sono in tanti a domandarsi quali siano i futuri assetti geopolitici nell’area che è da tempo ritenuta “Calda” a dir poco dagli analisti e dai governi occidentali che osservano quella continua e silenziosa espansione della potenza planetaria cinese.

Analizzando eventi e incontri tra i potenti del globo, in passato il tema caldo nel Sud Est asiatico  riguardava le due Koree, e prima ancora lo spettro dell’imperialismo U.S.A che si è portato dietro la disastrosa scia di un ‘assurda guerra che aveva come unico scopo, quello di porre fine al “Bastione Comunista” nell’area asiatica. Un progetto che tutti abbiamo visto naufragare e con questo non si vuole sicuramente giustificare gli atroci crimini commessi dallo spietato Pol Pot in Cambogia e poi l’invasione da parte delle forze vietnamite e il dolce connubio dei Kmer Rossi con gli U.S.A e Cina  in chiave anti sovietica e anti vietnamita.

Insomma una miscela di “Giochi di Stato” e di Potere dove la logica imperialista prendeva il sopravvento, mentre la Cina cullandosi nella sua millenaria tradizione culturale e con il Dogma politico Maosita dell’epoca era considerata il Grande Elefante Bianco che tardava ad uscire da un lungo letargo e chissà quando ne sarebbe uscita,visto che gli occhi del mondo erano puntati sul braccio di ferro tra U.S.A e U.R.S.S per spartirsi le aree di influenza nel globo e il potere politico militare. Oggi dopo un lungo percorso storico,tutto è cambiato, tutto sembra andare verso un unica direzione che mostra un’altra grande realtà che come un ombra si allarga oscurando tutto il Sud Est asiatico.

La Cina ormai è diventata quella potenza planetaria che mostra con orgoglio la bandiera al suo popolo e al mondo intero, inutile perdersi in numeri che riguardano la superficie quadrata e l’incremento demografico raggiunto da quella crescita economica, dove la società contemporanea cinese ha messo da parte la bicicletta per andare in fabbrica – in barba a Greta Thunberg -e ha cominciato a guardare verso il progresso e la crescita esponenziale fino a condizionare o quasi i futuri asseti geopolitici.

Nella giornata nazionale destinata a festeggiare i settant’anni della Repubblica Popolare Cinese la Cina mostra al mondo il risveglio del Drago con una possente e spettacolare parata militare dove ad esibirsi sono tutti gli armamenti frutto delle tecnologie avanzate studiate e applicate in Cina. L‘Esercito di Liberazione Popolare sfila in Piazza Tien A Men, simbolo della repressione e del consolidamento del potere, con migliaia di soldati e intere divisioni corazzate che mostrano il Carro leggero Type 15 e il carro pesante Type 99 frutto della costruzione bellica di pura tecnologia cinese.

La Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare addobba a festa il fiore all’occhiello delle forze aeronavali,ossia la portaerei Liaoning che con le sue 60.000 tonnellate di stazza è la forza da interporre alle moderne portaerei americane e sopratutto alla flotta del pacifico che passeggia nella acque antistanti l’isola di Taiwan (chissà perchè)e cosa dire dei quattro sottomarini a propulsione nucleare della Classe Xia lanciamissili balistici  capaci di trasportare e lanciare il temibile missile intercontinentale DF-41 O Dongfeng con una capacità di gittata relativa a 15.000 chilometri, Los Angeles, San Diego e gli arsenali della costa del pacifico degli Stati Uniti D’America sono sulla portata dei missili cinesi e poco importa se il leader Nod koreano Kim Jong Un gioca con i missili nel Mar Di Korea testando le sue difese e irritando sempre di più Il presidente Trump impegnato con i dazi sulle importazioni e con la guerra commerciale intrapresa con i rivali cinesi.

Poco importa se Hong Kong e Taiwan mal sopportano l’ombra del Drago che si allunga anche negli stati confinanti tanto da indurli ad una corsa al riarmo navale per controllare le logiche espansionistiche del Dragone. La Malaysia si è vista costretta a ricorrere al potenziamento della flotta militare e a controllare l’arrogante presenza della flotta d’altura cinese nel Mar cinese meridionale che non solo preoccupa in governo malese, ma anche il vicino Vietnam e l’Arcipelago delle Filippine che stanno stringendo sempre di più rapporti di intesa diplomatica e commerciale con gli Stati Uniti.

La presenza della flotta d’altura cinese nelle Isole Paracelso, così come nelle Spratly e nell’atollo di Scarborough preoccupa il governo filippino al punto da rafforzare la presenza di uomini e mezzi nelle Isole Palavan, così come la vicina Taiwan teme le basi di lancio poste nella provincia del Fujian cinese. Non è un mistero che i cinesi nutrano interessi sull’Isola di Taiwan considerata dagli U.S.A un importante testa di ponte militare e commerciale. Mentre il dittatore nord koreano mostra i suoi missili la mondo, il Giappone estende la sua presenza militare e logistica fino alle isole Ryukyu per avere continuità operativa con le forze di Taiwan a Sud e a Nord  con  le forze Sud koreane in caso di attacco cinese.

Lo scacchiere del Sud Est asiatico oggi si presenta così, sotto quella costante minaccia che mette in risalto lo spettro della guerra e il caldo fiato del Dragone Cinese che soffia sul collo dei paesi limitrofi mostrando  mostrando  un ostentato “grandeur” navale che  preoccupa analisti ed esperti per i futuri  assetti geopolitici dell’area sud est asiatica. Ma gli USA dopo aver affrontato la minaccia cubana cosa faranno in merito ad una concreta minaccia  dell’espansionismo cinese? Saranno disposti a barattare Taiwan con Los Angeles?