A rischio gli adolescenti che usano i social almeno tre ore al giorno

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Tutti i giorni da numerosi istituti di ricerca, viene la conferma che un utilizzo sbagliato della tecnologia può provocare dei seri danni. Gli adolescenti che trascorrono più di tre ore al giorno utilizzando i social media hanno una più alta probabilità di sviluppare problemi di salute mentale.

A mettere in guardia nei confronti di un possibile fattore di rischio per ansia e depressione è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama Psychiatry, condotto da ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, negli Stati Uniti. Lo studio ha incluso un campione rappresentativo a livello nazionale di circa 6.600 adolescenti statunitensi di età compresa tra 12 e 15 anni, che hanno riportato il tempo trascorso sui social media durante una giornata tipo e che hanno segnalato informazioni sui loro problemi di salute mentale.

Dopo aver tenuto conto dei fattori che potevano influenzare i risultati, come l’uso di droghe o alcol, gli autori dello studio hanno osservato nei ragazzi che utilizzavano i social media più di tre ore al giorno una più alta probabilità di segnalare problemi come depressione, ansia e senso di solitudine, rispetto agli adolescenti che non li utilizzavano, o lo facevano per pochissimo tempo al giorno.

Numerosi meccanismi potrebbero spiegare l’associazione, precisano i ricercatori, guidati da Kira E. Riehm: gli adolescenti che usano troppo i social possono sperimentare un sonno di qualità scadente e aumentare il rischio di esser vittime di cyberbullismo. Inoltre, possono essere esposti a presentazioni di sé idealizzate che influenzano negativamente i confronti sociali nella vita reale.

Del resto una ricerca pubblicata qualche mese fa sul Journal of Abnormal Psychology, sottolinea l’aumento tra i giovanissimi i disturbi mentali, come ansia e depressione. Lo studio condotto da Jean Twenge, autrice del libro “iGen” e docente di psicologia presso la San Diego State University, ha coinvolto oltre 200.000 adolescenti di 12-17 anni tra 2005 e 2017, e quasi 400.000 adulti di 18 anni o più per un periodo che va da 2008 a 2017.

Il tasso di individui che hanno riferito sintomi depressivi è aumentato del 52% negli adolescenti tra 2005 e 2017 (passando dall’8,7% al 13,2% dei teenager) e del 63% tra i giovani adulti di 18-25 anni tra 2009 e 2017 (passando dall’8,1% al 13,2%). C’è stato anche un aumento del 71% dei giovani adulti che hanno lamentato forte stress (dal 7,7 al 13,1%) e del 43% del tasso di giovani che hanno dichiarato di pensare al suicidio (dal 7 al 10,3% dei giovani).

“Lo studio – spiegò all’ANSA Graziano Pinna, neuroscienziato della University of Illinois a Chicago – suggerisce che condizionamenti culturali (come l’abuso tecnologico e la carenza di sonno che ne deriva) possono avere effetti devastanti sul cervello in via di sviluppo dei teenager. I disturbi mentali possono sfociare proprio dall’incapacità del cervello di adattarsi alla velocità dei cambiamenti imposti dallo sviluppo tecnologico e dai nuovi trend culturali. Bisogna reintrodurre i tradizionali canali di socializzazione faccia-faccia limitando l’uso degli smartphone, evitando che interferiscano con il sonno, preziosissimo per il cervello in sviluppo dei giovani”.