Governo: Nominati sottosegretari, 21 M5s, 18 Pd, 2 Leu,1 Maie

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Roma, 9 set. (askanews) - C'e anche un deputato della Lega che, seduto all'ultima fila, solleva la seduta mobile del suo posto, quasi per lanciarla. Il presidente della Camera, Roberto Fico, lo richiama all'ordine cercando ri ripristinare l'ordine dei lavori. Intervengono anche i commessi per cercare di placare gli animi degli onorevole del carroccio. Si è svolta in un clima da stadio la replica del premier Giuseppe Conte, a conclusione del dibattito sulle linee programmatiche del governo e prima delle dichiarazioni di voto sulla fiducia. Conte interviene per 40 minuti, fa fatica a portare a compimento il suo discorso per le continue interruzioni ad opera dei leghisti che gridano 'Bibbiano' e 'Dignità'. Applausi dall'altra tifoseria, quella del M5s, del Pd e di Leu. Conte, rivolto ai banchi della Lega, afferma: "conosco la vostra capacità comunicativa, ma questa non può cambiare la realtà dei fatti". I deputati del Carroccio tornano ad invocare 'Elezioni', Fico, quasi ironicamente e cercando di ripristinate il silenzio risponde: "la richiesta è chiara, ora andiamo avanti". Poi, quando il presidente del Consiglio ricorda che "una forza politica non può decidere di suo arbitrio" di prorvare la crisi e andare a votare, dai banchi della Lega gridano 'Venduto' mentre i deputati delle forze di maggioranza appluadono in piedi. Fico è costretto ad intervenire più volte. "Questo comportamento da stadio è intollerabile per un'aula parlamentare - dice -. Prego il Presidente del Consiglio di prosegire, dopo avrete modo di intervenire". Il clima si riscalda ancora di più quando Conte cita un'affermazione dell'ex sottosegretario all'economia, il leghista Garavaglia. "Con lui ho lavorato molto, eppure ha detto: 'Siete imbullonati alle poltrone'. L'ho trovato volgare affermarlo Voi cosa volevate? Le elezioni per prendere più poltrone?". L'Aula si scatena, l'ooposizione grida 'Elezioni' mentre M5S, Pd e LeU applaudono. C'e anche chi lancia baci all'indirizzo del premier. A fatica Conte termine la sua replica, con una standing ovation dei deputati di tutte le forze di maggioranza.

Sono 42 i sottosegretari del governo Conte. 21 i sottosegretari M5s, 18 i Dem, 2 i rappresentanti di Leu, 1 del Maie. E’ quanto trapela da fonti governative.

Il Movimento conserva dunque una maggioranza di sottosegretari e anche di viceministri: ne avrà 6, mentre quattro saranno del Partito democratico.

IL PUNTO

Meglio accelerare, perché a prendere altro tempo il caos e le tensioni possono solo aumentare. Matura così, con un colloquio di Giuseppe Conte con Luigi Di Maio e Dario Franceschini a margine del Consiglio dei ministri, il tentativo di chiudere entro venerdì mattina la partita della nomina dei sottosegretari. Quarantadue caselle da riempire nel nuovo governo e una marea di aspiranti, mandano a vuoto il tentativo di chiudere in giornata. Il Movimento 5 stelle si incarta tra rose di nomi e recriminazioni di sottosegretari e ministri uscenti.

Senza i sottosegretari il governo non può iniziare davvero a lavorare. Perciò Conte da giorni è in pressing sui partiti perché gli consegnino al più presto i loro nomi. Non vuole entrare, il premier, nella partita, se non per quanto riguarda le deleghe alla presidenza del Consiglio e un via libera complessivo alla lista. Ma quando dal Movimento gli fanno sapere che la trattativa è in alto mare e che serviranno altri giorni, per chiudere magari martedì, chiede di accelerare. Gli fa sponda, a margine del Cdm, il capo delegazione Pd, Dario Franceschini: avanti così, possono solo aumentare gli appetiti – e le successive delusioni – degli aspiranti che rischiano di lievitare di ora in ora. Senza considerare, notano i Dem, che si dà sponda facile alla propaganda di Matteo Salvini. E infatti il leader della Lega, non appena apprende che nel Cdm pomeridiano sarà fumata nera, parte lancia in resta: “Già si scannano per le poltrone. Presidente Mattarella, davvero gli italiani meritavano uno schifo simile?”, dice strattonando il capo dello Stato.

Così, dopo una giornata di stallo e rinvii, a sera parte l’allerta: tutti pronti per un possibile Consiglio dei ministri per le nomine venerdì, di primo mattino (nel pomeriggio Conte è atteso nelle aree terremotate, sabato alla Fiera del Levante di Bari). Di Maio prova a trovare la difficile quadra tra gli oltre cento aspiranti del Movimento. Ma i nodi aperti restano ancora numerosi. M5s fino all’ultimo prova ad esempio a strappare al Pd la delega all’editoria, che i Dem vorrebbero per Andrea Martella (Walter Verini o Giovanni Legnini). Mentre il M5s chiede di avere un unico viceministro al ministero dell’Economia, dove i Dem hanno come ministro Roberto Gualtieri, e lasciare ad Antonio Misiani i galloni di sottosegretario. A via XX settembre i Cinque stelle, che hanno un problema di battaglia interna tra tre contendenti (gli uscenti Laura Castelli e Alessio Villarosa, più Stefano Buffagni) chiedono inoltre di avere ben tre sottosegretari ma, a sentire i Dem, difficilmente la spunteranno.

Si lotta comunque casella su casella: in extremis potrebbero spuntare diverse sorprese. M5s dovrebbe avere 22 sottosegretari e il Pd 18, che potrebbero scendere a 17 se a Leu dovesse riuscire in extremis di spuntare due sottosegretari e non solo uno (Rossella Muroni) com’è previsto adesso. Tra i nomi M5s si citano le ministri uscenti Elisabetta Trenta (all’Interno) e Barbara Lezzi e nomi nuovi come Roberta Alaimo alla Pa, Adriano Varrica ai Trasporti, Andrea Giarrizzo all’Innovazione. Al Viminale c’è chi ipotizza solo due sottosegretari, per tenere basso il “tasso” di presenza politica, ma i contendenti sono tanti, i nomi potrebbero diventare quattro (in pole il Dem Emanuele Fiano). Nel Pd, vengono considerati quasi certi incarichi per Marina Sereni, Anna Ascani, Debora Serracchiani.

Ma nelle ultime ore non si spengono le lotte tra correnti e al loro interno. Tra i renziani (con una divisione interna tra fedelissimi di Renzi ed esponenti di Base riformista) spuntano nomi come quello di Piero De Luca, figlio del governatore campano Vincenzo. E poi Roberto Cociancich e Ivan Scalfarotto.

Ma, viene fatto notare, nelle dispute tra due è spesso il terzo a spuntarla: è successo con i ministri, potrebbe succedere ancora, nella lunga notte dei sottosegretari.