Mafia e Appalti e l’intreccio dei fondi europei alla camorra e alla Calabria

Il Patto Sporco del capitolo "Mafia e Appalti" continuò fino all'inchiesta Why Not, che portò alla caduta del governo PD e al deferimento di De Magistratis.

202

Proseguiamo con la seconda parte del nostro articolo sul “Patto Sporco” evidenziando senza ulteriori dubbi, che la famosa “Informativa dei ROS”, la cosi detta “Informativa Caronte”, non sia rimasta nelle mani di Falcone e Borsellino ma ipotizziamo che la loro intelligenza (molto più alta di taluni) li abbia portati a parlarne con magistrati degni di fiducia come Ferdinando Imposimato.

La nostra deduzione è legata alla deposizione che segue tenuta in Commissione Parlamentare e in una relazione che lo stesso magistrato Imposimato ha depositato agli atti.

Durante una seduta, precisamente quella di  MERCOLEDÌ 2 AGOSTO 1995, si legge quanto segue:

“La mia preoccupazione maggiore è stata quella di intervenire sul tema dell’alta velocità in cui, come è noto, sono state prese decisioni molto gravi e importanti che riguardano lo stanziamento di alcune decine di migliaia di miliardi. Ricordo che per la tratta Roma-Napoli sono stati stanziati 5.600 miliardi di lire. Proprio in questi giorni mi pare si stesse procedendo all’assegnazione delle somme alle varie società. Quindi, la mia preoccupazione era di evitare che ancora una volta la Commissione antimafia intervenisse facendo la storiografia di fatti ormai esauriti, come purtroppo sta accadendo per la terza corsia dell’autostrada del Sole. Al riguardo stiamo accertando alcune circostanze ma non abbiamo nessuna possibilità di impedire falli di eccezionale gravità che hanno portato alla distribuzione di ingenti risorse tra criminalità organizzata, pubblica amministrazione, tecnici e politici corrotti. Probabilmente ho un po’ forzato la mano, nel senso di anticipare i tempi, proprio per chiedere al Governo di soprassedere all’assegnazione delle somme e alla possibilità di confermare alcune società concessionarie che, secondo me, devono essere revocate. Ripeto, per me è sorprendente che società come la ICLA, i cui titolari sono stati arrestati, dichiarata a suo tempo fallita e per la quale già la Commissione Scalfaro aveva espresso giudizi nettamente negativi,sia stata ancora una volta scelta per eseguire opere di eccezionale rilevanza. Questi dati documentali si possono cogliere anche leggendo gli atti della Commissione Scalfaro. È stata una ricerca molto faticosa, molto frammentata, che può essere sicuramente arricchita da nuovi elementi,per cui sono del parere che queste osservazioni vadano accolte sì che tutti i commissari abbiano la possibilità di acquisire gli elementi documentali sulla base dei quali il relatore ha fatto determinale affermazioni. Nello stesso tempo richiamo l’attenzione della Commissione sulla necessità che i 20 mila miliardi destinati all’alta velocità non siano utilizzati fin da subito per lavori che potrebbero anche non essere eseguiti da imprese sane ma da imprese della camorra.

Abbiamo appositamente evidenziato in grassetto le “attenzioni che pone Imposimato” circa la commistione “mafia-appalti”, nonché la sua osservazione “nell’impossibilità di intervento” della stessa “Commissione Antimafia”.

Viene da chiedersi a tal proposito: a cosa serviva la “Commissione Antimafia” nel 1995 se non poteva interrompere l’erogazione dei fondi a società legate alla criminalità organizzata? Ed ancora: Come mai nello stanziamento di tali fondi i controlli non erano più rigidi?

Erano i politici che avevano paura della mafia, camorra, ’ndrangheta o forse c’era una spartizione comune che doveva continuare?

Sembra chiaro che il GIP di Palermo aveva seguito una strada giusta nella ricerca dei fondi che venivano spartiti in quella, che risulterebbe importantissima, ‘Informativa Caronte’ di 890 pagine e che sia Falcone e Borsellino non avrebbero conservato in cassaforte senza occuparsene, e ancora peggio non l’avrebbero assegnata a uomini come: Mario Mori che agiva con tecniche investigative da servizi segreti!!

Questo è il nodo cruciale che ad oggi non si è sciolto e che non è stato seguito; quella “nota ROS” avrebbe fatto cadere “palazzi e accordi” che duravano da quasi mezzo secolo!

Mafia e Appalti 1995

Forse è meglio addentrarci in un articolo scritto dallo stesso Ferdinando Imposimato, che riporta una indagine contro Romano Prodi e Clemente Mastella.

Ecco cosa scrive il G.I. Imposimato:

Mentre era in corso un’indagine contro Romano Prodi e Clemente Mastella, per episodi di corruzione per milioni di euro – che sarebbero avvenuti quando il Presidente del Consiglio era il presidente della Commissione Europea – è stata dapprima avviata dal Guardasigilli una procedura con richiesta di trasferimento di De Magistris per illecito disciplinare, e poi una procedura di avocazione del procedimento da parte del Procuratore Generale. In altre parole, non essendo stato possibile sottrarre il processo a De Magistris con il trasferimento del magistrato ad altro ufficio, richiesta di fatto bocciata dal Csm, si è pensato di trasferire il processo in altre mani. Costoro, solo per orientarsi, avranno bisogno di qualche anno di tempo, data la mole di materiale sequestrato dal sostituto di Catanzaro. E dunque l’appello del presidente della repubblica a proseguire le indagini verrà vanificato nei fatti, con tutta la buona volontà di chi riceve gli atti. Intanto al magistrato De Magistris non è stato possibile addebitare alcuna strumentalizzazione politica poiché in quell’affare, che coinvolge Mastella e Prodi, sono stati indagati anche alcuni esponenti del centro destra come Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, Giuseppe Galati e lo stesso Presidente della Giunta regionale calabra Agazio Loiero. Ma, attenzione: quale è il fatto che è oggetto dell’inchiesta di De Magistris?L’appropriazione di miliardi da parte di un comitato di affari di cui avrebbero fatto parte i predetti personaggi. La stampa ci ha correttamente informato che contro gli indagati non c’erano solo i tabulati delle telefonate passate attraverso i cellulari di Prodi, ma anche le accuse di un testimone importante, un politico detenuto, ex consigliere regionale calabro, che assistette ad una telefonata fatta dal faccendiere Antonio Saladino a Romano Prodi. Durante il colloquio avrebbero concordato che una volta formalizzata la candidatura di Prodi come presidente del consiglio alle elezioni politiche del 1996, Saladino si sarebbe messo a sua disposizione per procurargli voti, come effettivamente fece (qui l’articolo completo)”.

Ma cosa avvenne durante l’iter giudiziario di quel processo?

Il filone principale dell’inchiesta fu soprannominato “Why Not” e si svolse per lo più in Calabria.

Ma ne parleremo prossimamente perché è importante spiegare come una parte dell’articolo 6 della legge n. 140 del 2003 sarebbe stata dichiarata incostituzionale a fine 2007.