I venezuelani costretti a vivere con 2 dollari al mese.

La valuta nazionale del Paese è arrivata ai minimi storici di fronte al dollaro. Il tasso di cambio ha raggiunto la cifra record di 23.111 Bolivares per ogni dollaro americano

282

La mattina del 28  agosto i venezuelani si sono svegliati con l’ennesimo tracollo del Bolivar. La valuta nazionale del Paese è arrivata ai minimi storici di fronte al dollaro. Il tasso di cambio ha raggiunto la cifra record di 23.111 Bolivares per ogni dollaro americano provocando durissime conseguenze a un’economia ormai distrutta.

Ogni volta che si svaluta il Bolivar, i venezuelani subiscono l’erosione del loro potere d’acquisto in un Paese nel quale i prezzi sono calcolati in dollari: se qualche ora fa ci volevano 28.000 bolìvares per comprarsi un pacchetto di farina da 2 dollari – perché la farina e il cibo in generale costano più che in Italia – con il dollaro a 23.111 bolivares ce ne vorrebbero 46.222 per accedere allo stesso prodotto.

Finalmente, il tasso di cambio si è stabilizzato a poco più di 20.600 bolivares per 1 dollaro, ma il divario rimane elevatissimo in uno Stato dove lo stipendio minimo è fissato a poco più di 40.000 bolivares che equivarrebbero a più o meno 2 dollari al mese. Sì, avete letto bene, lo stipendio minimo in Venezuela equivale a 2 dollari al mese.

Perché confrontiamo il valore della valuta venezuelana in dollari?

In primis, perché quella venezuelana è prevalentemente un’economia di import nella quale non si produce altro che petrolio. Al di là delle esportazioni di greggio, il Venezuela deve importare dalle macchine alla farina con la quale fanno le “arepas”, cibo tipico del Paese. Importare in un Paese sotto l’iperinflazione costringe ai commercianti ad aumentare sproporzionatamente il livello dei prezzi o in modo da poter riacquistare la loro merce e a pagare le conseguenze sono tutti quanti tranne un’élite che detiene la maggior parte dei dollari del Paese;

In secondo luogo, avendo visto la loro valuta trasformarsi in carta straccia, i venezuelani preferiscono cedere via tutti i Bolivares di cui sono in possesso pur di avere qualche dollaro. E non è detto che possano fare dei sogni tranquilli subito dopo, dato che anche i dollari vengono polverizzati in mezzo alla dinamica dell’offerta e della domanda che vede nella carestia di cibo, farmaci e tanti altri prodotti di prima necessità la sua variabile. In parole povere, la dinamica è questa, pur di acquistare ciò che non trovano da nessuna parte, i venezuelani sarebbero disposti a pagare di sempre di più. Questo permette al venditore di aumentare anche il prezzo già fissato in dollari facendo sì che anche i dollari subiscano un certo tipo di svalutazione in mezzo a una realtà economica malata.

Detto questo, verrebbe facile chiedersi chi determina il tasso di cambio tra il Dollaro americano e il Bolivar? E lo Stato cosa fa? Siamo in presenza di un complotto ordito da Washington per colpire la valuta venezuelana?

Il tasso di cambio tra il Bolivar e il Dollaro americano si determina nella frontiera colombo-venezuelana. Le città di Cucuta e Maicao rappresentano i più grandi centri di cambio valutario. Ad accorciare o allungare il divario tra il Bolivar e il Dollaro ci pensano l’offerta e la domanda di quel mercato nero. Man mano che più persone cedono via i propri Bolivares in cambio di dollari e poco c’entrano gli Stati Uniti con un fenomeno che vede nello Stato venezuelano il primo responsabile.

Se oggi il mercato nero è l’unico indicatore attraverso cui i venezuelani possono capire il valore del Bolivar, la colpa è di un regime che pur di non ammettere il fallimento delle proprie ricette, mantiene in ostaggio la Banca Centrale impedendole di pubblicare i dati reali dell’economia. Qui si rompe l’ipotesi del presunto complotto di Washington contro la valuta venezuelana. La colpa è sempre regime i cui esponenti usano i dollari dello Stato per partecipare attivamente nel mercato nero di Cucuta e Maicao speculando sulla pelle dei venezuelani.