Se tutto va bene e non succede un’altro colpo di scena, nelle prossime ore avremo un’altro governo composto dal M5S e il PD. Una maggioranza politica che per certi versi rappresenta un sintomatico connubio europeista ma che allo stesso tempo deformano alcuni aspetti di carattere di appartenenza.
Forse l’anello di congiunzione tra il M5S e il PD è proprio Giuseppe Conte, al quale bisogna riconoscere il merito di stabilità d’intenti tra due compagini così distanti ma molto vicine nella coesione democratica.
Piace o non piace il futuro governo è passato dalle tinte gialloverdi a quelle giallorosse, mentre la Lega si lecca le ferite inflitte dal proprio Capitano con la sciagurata uscita di Pescara. Matteo Salvini, dunque, resta al palo come si poteva immaginare. Passare dalle scrivanie dei ministeri ai banchi del Parlamento, all’opposizione, non deve essere un boccone tanto facile da ingoiare per il partito di Via Bellerio.
Sebbene a tutt’oggi non si conoscono le reali motivazioni che hanno spinto Salvini esprimere la sciagurata volontà di sfiduciare il suo governo, i malumori nella Lega iniziano a farsi sempre più rumorosi; sostanzialmente se Bossi ci ha messo vent’anni a mettere in cattiva luce la Lega Nord, Salvini si è superato in appena venti giorni.
L’autonomia, il decreto sicurezza, gli immigrati, i dissidi con la Ue, madonne e rosari, felpe e in fine il Papeete, forse sono stati fenomeni deleteri per un vicepremier che, pur vantando un cospicuo e nutrito seguito sui social, puntava al potere assoluto del Paese. Che francamente più che puntare al Paese, l’intento era quello di arricchire ulteriormente il Nord. A conti fatti Salvini si è dimostrato reo di se stesso.
Ora gli toccherà guardare il nuovo governo dai banchi dell’opposizione, e lo farà con la complicità della Meloni – firmataria della legge Fornero – che invita gli italiani a scendere in piazza e con Berlusconi, europeista, che strategicamente chiede il voto. Mah…!
Ormai la frittata è fatta. Resta il fatto che questo nuovo governo si appresta a rimettere in moto la ‘macchina scassata’ Italia, che finalmente sarà compito di uomini del Sud. Certo, sarà da stabilire le distanze dal PD e da rivedere alcuni atteggiamenti politici del M5S, ma la questione più importante sarà quella di non appesantire ulteriormente con l’aumento dell’IVA.
Tutto sommato i punti cardini di questo nuovo governo sono abbastanza complessi ma non critici. In vista dei programmi esistenziali questo nuovo scenario politico sarà tanto detestato quanto contemplato. A questo punto senza entrare nei meriti o demeriti di questa nuova maggioranza, da tutta questa storia emerge uno sconfitto di nome Salvini e un vincitore di nome Renzi. Il Carroccio se ne faccia una ragione.
Resta una speranza, quella di non trovarci anche noi, italiani, a bere cocktail e ballare ai piedi delle cubiste del Papeete.