L’inquinamento è associato alla depressione

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Il sistema di vita frenetico perde i pezzi. L’inquinamento di ogni tipo influenza il nostro organismo.

Uno studio pubblicato su Plos Biology, che ha analizzato i dati di 151 milioni di persone negli Stati Uniti e 1,4 milioni di persone in Danimarca, conferma che l’inquinamento atmosferico potrebbe influenzare il nostro cervello ed essere collegato a condizioni di salute mentale, come depressione e disordini bipolari.

Nel nuovo studio, coordinato da Andrey Rzhetsky, genetista presso l’università di Chicago, l’esposizione è stata mappata a livello di contea e si è cercato di tenere conto dei fattori confondenti tra cui reddito, etnia e densità di popolazione. Incrociando i dati atmosferici con le richieste di assicurazione sanitaria, si è scoperto che il predittore più forte di diagnosi di disturbo bipolare – dopo l’etnia – era la qualità dell’aria.

Dai risultati è emerso anche che esiste una forte correlazione, anche se ancora non è possibile provarne un legame di causa ed effetto, tra inquinamento e tassi più elevati di schizofrenia, disturbi della personalità e depressione maggiore. Ma in che modo l’inquinamento può influire sul nostro cervello? Un fattore evidente è il rumore del traffico, noto per aumentare lo stress e peggiorare la qualità del sonno.

Alcuni micro inquinanti, inoltre, come PM 2,5, possono passare attraverso la barriera emato-encefalica, potenzialmente interessando il cervello. Un’altra possibilità è che l’aumento dell’infiammazione nel corpo, causata dall’inquinamento, inneschi la risposta allo stress del cervello. Una terza ipotesi è che lo smog causi cambiamenti epigenetici, che influenzano l’attività del DNA, alterando l’equilibrio di sostanze chimiche cerebrali.

Del resto una ricerca pubblicata, poco tempo fa, sul Journal of Abnormal Psychology, sottolinea l’aumento tra i giovanissimi i disturbi mentali, come ansia e depressione. Lo studio è stato condotto da Jean Twenge, autrice del libro “iGen” e docente di psicologia presso la San Diego State University; ha coinvolto oltre 200.000 adolescenti di 12-17 anni tra 2005 e 2017, e quasi 400.000 adulti di 18 anni o più per un periodo che va da 2008 a 2017.

Il tasso di individui che hanno riferito sintomi depressivi è aumentato del 52% negli adolescenti tra 2005 e 2017 (passando dall’8,7% al 13,2% dei teenager) e del 63% tra i giovani adulti di 18-25 anni tra 2009 e 2017 (passando dall’8,1% al 13,2%). C’è stato anche un aumento del 71% dei giovani adulti che hanno lamentato forte stress (dal 7,7 al 13,1%) e del 43% del tasso di giovani che hanno dichiarato di pensare al suicidio (dal 7 al 10,3% dei giovani). Ovviamente le cause sono molte.

Oltre all’inquinamento di ogni tipo, dobbiamo sottolineare l’aumento di impegni e azioni giornaliere, che mettono a dura prova tutto il sistema nervoso. La fotografia scattata dal direttore del Dipartimento di Salute Mentale e di Uso di sostanze presso l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms),poco tempo fa, Devora Kestel, parla chiaro: le malattie mentali e neurologiche sono in aumento, così come cresce l’uso di sostanze.

Al primo posto nella classifica delle problematiche legate alla salute mentale globale c’è la depressione, che non conosce distinzioni di tipo socioeconomico, perché colpisce indistintamente tutti. C’è poi un abbassamento dell’età in cui si presentano questi disturbi, così come si abbassa l’età dei suicidi. Infine, doveroso ricordare qualche dato sull’inquinamento: secondo l’Agenzia europea per l’ambiente,si stimano quasi 470mila morti premature in 41 Paesi europei collegate all’inquinamento dell’aria nel 2013.

Secondo una recente indagine del CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute) finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute con la collaborazione di varie Università e centri, oltre 34.500 italiani ogni anno muoiono ‘avvelenati’ dall’inquinamento atmosferico: è come se ‘scomparisse’ improvvisamente un’intera città delle dimensioni di Aosta.

‘Veleni’ dell’aria che uccidono soprattutto al Nord, dove si registrano 22.500 decessi annuali, ma che riducono in media di 10 mesi la vita di ogni cittadino. Eppure, il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite l’anno.