Antonietta Pezzullo e la Costiera Amalfitana: un viaggio all’insegna della meraviglia

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La meraviglia della Costiera Amalfitana, decantata da tanti autori famosi come Renato Fucini, che nei suoi scritti propone di andarci “perché la costiera d’Amalfi vi farà lo stesso effetto che a guardar fìssi nel disco del Sole; vi troverete abbagliati e per qualche tempo non sarete capaci di veder altro“. Infatti, sembra proprio così, ammirando la costa campana  da Vietri a Positano, fino a Sorrento, attraversando nel suo percorso le dimore  incastrate nella pietra, che guardano e si affacciano sull’orizzonte del mare, si resta increduli di tanta bellezza. La strada, con circa cinquanta chilometri di armonie e stupore è stata progettata da ingegneri borbonici nel 1832 e terminata nel 1850.  Il tratto conosciuto anche come il Nastro Azzurro, ripercorre la Costa tra curve e tornanti con una sola corsia che si arrotola maestosa sino alla cima.
I primi ad arrivare alla Costa sembra siano  stati gli Etruschi, che collocano alcuni porti utili per gli scambi e favorire le conoscenze. I Greci l’hanno attraversata per fondare luoghi come Paestum, Elea, lasciando le loro tracce anche a Punta Campanella con il Tempio di Atena. Per gli antichi romani, invece,  in particolare le famiglie più prestigiose, la costa diventa la loro residenza estiva. I segni del loro soggiorno sono visibili ancora oggi con  “resti di ville di nobili imperatori, terme, templi”. Nel Medioevo i centri della Costa subiscono gli attacchi dei violenti Saraceni, e la popolazione per difendersi  costruisce lungo il litorale  delle Torri di avvistamento. Alcune di queste torri sopravvissute al tempo,  sono  ancora in buono stato e spesso anche riadattate per attività di ristorazione.
Il panorama appare incatenato in una sequenza di luoghi da Maiori, Ravello, Amalfi, Conca dei Marini, Furore, Praiano, Agerola, Positano, immagini che mostrano l’arte e la perfezione della natura. Le sue vedute a picco sul mare a prova di vertigini, offrono spunti  all’uomo che coglie e con ingegno costruisce rendendo non solo vivibile l’impervio, ma facendone un posto unico al mondo, diventando nel 1997 Patrimonio dell’UNESCO. I terrazzamenti, brevi lingue di terra dove l’uomo adattandosi interviene, sfrutta, semina e produce i suoi frutti. Fra tutti i prelibati limoni con le sue delizie, sorbetti, limoncelli, esportati in tutto il mondo, se non oltre come “sfusato amalfitano”. La coltivazione delle viti, che coniuga l’amore per il mare con “un piede nella vigna e uno sulla barca” e la pasta minorese gli “ndunderi”, il tonno, le alici. Il florido e protetto artigianato con le  colorate e inimitabili maioliche.  Le stradine, gli scorci tipici, originali, che regalano spicchi di mare, sono perfette cornici per trattenere le continue visioni, che si susseguono da un luogo all’altro. Un viaggio tra cenni di storia che sollevano sia fisicamente che spiritualmente verso l’alto.
Il nome della Costiera richiama la città di Amalfi, il punto centrale che lega i piccoli e grandi centri “non solo geograficamente, ma anche storicamente”. Amalfi viene fondata dai Romani, che in seguito a un naufragio sulle coste pugliesi, dopo aver dato vita a  Melfi, si stabiliscono poi sulla costa. Nell’839 viene occupata dai Longobardi, ma ritorna presto sotto l’Impero e  nel 9. secolo  è una Repubblica marinara, in contrasto con Pisa, Genova, Venezia per il controllo del Mediterraneo. Nel 10. secolo diventa un Ducato. In seguito con la conquista dei Normanni, la Costiera si avvia verso un periodo di declino.
Tra le bellezze di Amalfi, si ricorda la Cattedrale costruita nel 987, con successive modifiche nel tempo fino al 1900.
La Costiera viene riscoperta dall’ottocento in poi e in particolare nel secondo dopoguerra, iniziando  a essere frequentata da molti personaggi famosi e dal jet set mondiale.
Ogni luogo della Costa ha una sua particolarità. Cetara è famosa per la colatura delle alici. Minori per la Villa romana. Positano per il borgo,  le viuzze, le scale, le case disposte come presepi tra massi. Ravello infine, la punta del diamante, fondata nel 5. secolo per sfuggire ai barbari, grazie alla sua posizione.  Oggi nota anche per il Ravello Festival,  Villa Cimbrone con  il suo Belvedere e Villa Rufolo. Villa Rufolo, che si affaccia sul Duomo, apparteneva a una delle famiglie più ricche di Ravello dedite al commercio e risale al 13. secolo. Sembra che sia passata dai Rufolo ai Confalone, poi  ai Muscettola e i d’Afflitto, fino a essere acquistata verso la metà dell’ottocento dallo  scozzese, botanico Sir Francis Nevile Reid, che la restaura e crea i famosi giardini. Anche il compositore tedesco Richard Wagner, durante una visita intorno al 1880,  resta  affascinato dalla bellezza del luogo, tanto da ispirare il secondo atto di Parsifal. In effetti, dalla villa si può ammirare il Golfo di Salerno,  le torri, i decori, le stanze, i pozzi,  le piante,  i fiori, ogni singola cosa o angolo che magicamente  riflette e si apre sul mare.
Pur andando via fantasticando storie passate, davanti all’antica porta sul mare di Sorrento, il cuore resta  ancorato alla vista della Terrazza Rufolo, in un’immensa visuale. E che anche  la mente segue,  appoggiata al pozzo con l’occhio  sui fiori, mentre come germogli tra  delizie, limoni e lo splendore del mare, affiorano nell’aria le parole del poetico Pasolini:
«Non riesco a staccarmi da questo angolo di cielo: un luogo deputato all’estasi».
Un  angolo di cielo e mare  che eleva l’anima grata e annuncia l’eterno e atteso Paradiso.