A Regina Coeli “la nostra Repubblica” sta bene, anche se per il momento niente televisione

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Tutto appare in perfetto stile pirandelliano, in quello spazio più o meno frequentato dove realtà e finzione si perdono, dove l’elemento tragico abbraccia il paradossale. Tutto angosciosamente ambiguo, quasi ironico. Ci sarebbe forse da sorridere, ma in questa tragedia che ha strappato un giovane e valido servitore dello Stato all’affetto della sua famiglia e della sua giovane moglie non c’è spazio per il minimo ghigno. Eppure il resoconto della visita a Regina Coeli dell’Onorevole Ivan Scalfarotto ai due ragazzi americani sembra uscito dalle pagine di quei romanzi gialli che si comprano a poco prezzo nelle edicole nei pressi delle spiagge. Omicidi cruenti per suscitare la curiosità del lettore e l’attenzione su aspetti marginali per non tediare la lettura. Invece tutto è ancora tremendamente paradossale. Per carità, è bene ribadirlo, la dignità umana è un valore incomprimibile e il fondamento di uno Stato civile e democratico; il rischio però è che nel caleidoscopio dei giudizi para-morali si perda d’occhio chi sia la vittima e chi i presunti carnefici. Sono venuto a vedere come sta la Repubblica, ha chiosato l’On.Scalfarotto entrando nell’istituto penitenziario. Con grande stupore ma soddisfazione allora apprendiamo da lui che la nostra Repubblica sta bene, anche se per il momento… “niente televisione, soltanto della frutta secca sul tavolo e soltanto una chiamata con Facetime”. Verranno tempi migliori, ce ne faremo una ragione. Dalla visita emerge, sottolinea ancora l’ex Sottosegretario dei governi Renzi e Gentiloni che siamo il Paese di Beccaria. Scoperta sconvolgente anche questa! Tanto appare facile lanciarsi in questa affermazioni quanto riesce difficile cogliere nel segno.  Sulla bacheca facebook dell’Onorevole la folta comitiva di audience, accorsa stavolta in massa, si indigna e il commento che va per la maggiore è chiedere se la visita di cortesia sia stata poi estesa alla vedova del Vice Brigadiere; commenti inevitabili e in parte condivisibili, condannando naturalmente e in modo fermo la fiumana di beceri insulti che sono a lui arrivati. A parte tutto comunque, e lo scrivo senza ironia, non può che farci piacere sapere che i due ragazzi vengono trattati bene. Non ne avevo dubbi, convinto che il nostro sistema democratico e le nostre Istituzioni abbiano la capacità di vigilare e se possibile correggere e punire le storture che possono esserci, e il caso della benda ne è la dimostrazione. Tuttavia la speranza è che questa paventava attenzione per le condizioni di salute della nostra Repubblica non cali, che non venga meno al prossimo scandalo o caso di cronaca. Si potrebbe, magari, tornare prossimamente in carcere per sincerarsi delle condizioni degli operatori della Polizia Penitenziaria, costretti a lavorare in contesti difficili, “eterni carcerati tra i carcerati”. Quello sì, sarebbe un ulteriore bel gesto, e se un giorno la politica riuscirà a rimpinguare gli organici e a garantire maggiori tutele per tutti gli operatori della sicurezza, se poi non troveranno anche loro della frutta secca sul tavolo, sono certo che se ne faranno una ragione, e noi con loro.