I giorni dell’intolleranza

Episodi come quelli che sono accaduti negli ultimi giorni nel nostro Paese, sono possibili soltanto in una stagione politica segnata da un aumento dell’intolleranza che prende forma attraverso diverse manifestazioni di negazione dell’altro.

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Episodi come quelli che sono accaduti negli ultimi giorni nel nostro Paese, sono possibili soltanto in una stagione politica segnata da un aumento dell’intolleranza che prende forma attraverso diverse manifestazioni di negazione dell’altro. Sia l’aggressione di un ragazzo che indossa la maglietta di cinema America a Roma da parte di gruppi di estrema destra, sia l’aggressione di un attivista della Lega in a Modena – a pochi metri casa mia, in pieno centro storico – sono eventi che ci indicano un aumento dell’intolleranza verso le idee altrui. Entrambi i ragazzi svolgevano o avevano appena svolto delle attività attraverso le quali, dalla loro prospettiva, si difendeva il bene comune. Sia partecipando a un evento benefico nel quale si cerca di aiutare gli ultimi, sia in una fiaccolata perché venga fatta luce sul caso degli affidi illeciti di bambini nel reggiano.

Perché mai una persona qualsiasi deve essere aggredita durante o dopo la propria adesione a un’attività del genere? Dov’è finito il dibattito? Si tratta di un fenomeno dovuto all’ormai diffusa abitudine della non comunicazione fomentata dall’uso sbagliato dei social? Siamo diventati incapaci di mettere a confronto le nostre idee nel più sano dei dibattiti?

L’aumento dell’intolleranza non esita a passare dai commenti osceni sui social alle aggressioni che hanno avuto luogo di recente sia a Foggia, quando dei braccianti che si recavano alla loro non-invidiabile giornata di lavoro sono stati colti di pietre e insulti da un gruppo di malviventi, sia a Milano, quando una donna è stata quasi linciata perché ha prestato soccorso a uno straniero che era riverso a terra. Gli insulti espressi in questi casi, le aggressioni e le ostilità manifestate pongono in evidenza un’innegabile aumento dell’intolleranza che, pur avendo diverse cause – il malessere sociale e l’ingiustizia di chi ha visto aumentare le disuguaglianze negli ultimi anni – non trova giustificazione alcuna.

Un altro episodio triste lo abbiamo evidenziato con la morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. La  cui memoria è stata calpestata dalla strumentalizzazione, dalla politicizzazione e dallo sciacallaggio dimostrati da diversi attori politici e giornalisti che non hanno esitato a cogliere l’occasione per fomentare lo scontro. I commenti si sono replicati nell’indignazione dell’opinione pubblica che, come sempre, è stata cavalcata con lo scopo di aumentare il consenso degli elettori.

Non possiamo non segnalare la responsabilità di una certa politica che, ancora una volta, fa di tutto per mantenere gli animi accesi. Premesso che alcuni partiti e movimenti si sono dati all’intrattenimento anziché alla ricerca di soluzioni per i problemi che sorgono in ambito pubblico, questi ultimi punteranno sempre sulle emozioni più forti come l’odio per riuscire a mantenersi al centro dell’attenzione.

L’intolleranza politica è in aumento e, in contemporaneo, l’offerta politica non vuole o non è in grado di dare delle risposte alle cause di questo malessere. Cresce la polarizzazione e l’unico linguaggio sembra essere quello della delegittimazione dell’avversario. Il problema più grave è che qui si parla di un odio senza fine voluto da certi attori che non offriranno alcuna soluzione alle questioni sollevate. In effetti, gli sbarchi non si sono fermati, il decreto sicurezza non risolve ma rende più difficoltosa l’integrazione, la nostra economia resta tra le peggiori in Europa, il divario tra Nord e Sud cresce, la criminalità organizzata resta intoccabile e il cambiamento dovrà essere posticipato per un prossimo governo.