Quei muri patrimonio dell’umanità

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“L’impiego di barriere fisiche lungo i confini con la Slovenia è un’ipotesi che prenderemo in considerazione solo nel caso in cui le altre misure messe in campo non risultassero sufficienti a contrastare il fenomeno dell’immigrazione illegale”. Così il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, stamattina al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen.

Per il Friuli Venezia Giulia, la fascia di confine “sensibile” si estende per circa 30 dei 232 chilometri che separano l’Italia dalla Slovenia. Le barriere fisiche ipotizzate da Fedriga “avrebbero il compito di contenere e incanalare gli ingressi in punti più agevoli da monitorare per le forze dell’ordine”.

Sono tanti i muri nel mondo, e tutti simbolo di divisione e ostilità. Quando il Muro di Berlino venne abbattuto, trent’anni fa, nel mondo esistevano 16 recinzioni. Oggi sono 63, che interessano 67 stati, completate o in fase di progettazione.Geograficamente le barriere sono localizzate principalmente in Asia (36), il continente più esteso del mondo, pari a circa quattro volte l’Europa. Oltre alle divisioni storiche, come quella tra Cina e Macao, tra Cina e Hong Kong e tra le due Coree, anche la maggior parte delle barriere asiatiche è stata eretta negli anni Duemila: 29 recinzioni su 36 recinzioni sono state costruite negli ultimi 16 anni.

Dodici dei 28 Paesi membri dell’Unione Europa hanno costruito o progettano di costruire muri alle frontiere per scoraggiare l’ingresso dei migranti: Austria, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria.

Gli esempi più noti sono i due recinti paralleli alti quasi quattro metri lungo i 175 km di confine tra la Serbia e l’Ungheria per impedire l’ingresso ai migranti che cercano di raggiungere l’Europa attraverso la rotta balcanica. L’Ungheria sta costruendo inoltre una barriera di 348 chilometri lungo il confine con la Croazia. A dividere Europa e Africa, una barriera elettrificata costruita dalla Spagna segna inoltre il confine tra la città autonoma spagnola situata nel Nord Africa, Ceuta, e il resto del Marocco.

Il muro di cui si è parlato di più negli ultimi tempi è quello di 2000 miglia lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, una delle promesse elettorali di Trump.Per costruire la parte rimanente, oltre alle 654 miglia di barriera già esistenti e assicurarsi i finanziamenti necessari, all’inizio dell’anno Trump ha dichiarato l’emergenza nazionale. Questo gli ha consentito di aggirare l’opposizione del Congresso.   E mentre il braccio di ferro prosegue nei tribunali, con i giudici che continuano ad annullare le decisioni del Presidente, non si placano le polemiche.

“I costruttori di muri seminano paura e dividono le persone”, ha detto Papa Francesco. “Sappiamo che il padre delle menzogne, il diavolo, preferisce una comunità divisa e litigiosa.  Questo è il criterio con il quale si dividono le persone: i costruttori di ponti e i costruttori di muri, quei costruttori di muri seminano paura e cercano di dividere le persone”.

Eppure alcuni muri a difesa delle frontiere sono stati promossi addirittura a “mediatori di valori umani e terreno di contatto tra popoli e culture” e patrimonio dell’Umanità: è il caso del Limes romano, una sorta di “Grande Muraglia europea”. Nell’Europa continentale, è una barriera di 550 chilometri fatta di muri di pietra e palizzate di legno, fossati e terrapieni, con 900 torri di vedetta, 120 castelli e decine di campi militari che attraverso quattro regioni tedesche (Baden-Wuerttemberg, Baviera, Assia e Renania-Palatinato), da Coblenza a Ratisbona, definiva la difesa costruita dall’impero romano per arginare le tribù germaniche. Dell’antico tracciato restano oggi poche rovine autentiche – soprattutto ad Aalen, 70 chilometri a est di Stoccarda, con il forte più grande costruito dai romani aldilà delle Alpi. Dal 2005, il Limes germanico-retico è diventato patrimonio dell’umanità.

Nel 1987 l’Unesco aveva già proclamato Patrimonio dell’Umanità un altro pezzo di Limes, il Vallo Adriano, costruito a difesa della Britannia romana in quella che è oggi Inghilterra del Nord. L’UNESCO deve ancora esaminare altre proposte, in particolare quella di dichiarare patrimonio dell’umanità tutti i cinquemila chilometri del confine romano in Europa, Nordafrica e Medio Oriente.

La schizofrenia tra la percezione dei muri oggi e la valutazione dei muri del passato non può sfuggire.

Ma cosa accadde realmente lungo il limes? Poiché il Limes era lungo e sempre meno controllato, i barbari furono arruolati nell’esercito romano, per evitare un loro attacco. Ai barbari così integrati venivano dati i diritti romani, tra cui la cittadinanza e la possibilità di mobilità sociale. Questa strategia si dimostrò pero’ fallimentare. Si fa fatica, insomma, a ritrovare nel Limes quella funzione di mediatrice di valori umani e terreno di contatto tra popoli e culture a cui fa riferimento l’UNESCO.

“La scomparsa dell’Impero Romano d’Occidente” osserva lo storico e giornalista francese Michel De Jaeghere, “fu il risultato di un’invasione violenta del territorio entro il Limes da parte di popoli che volevano appropriarsi della sua ricchezza senza adottare le sue regole sociali, politiche, giuridiche”. Le cause del collasso sono sintetizzabili in quattro punti principali: crollo demografico; forte aumento della pressione fiscale; immigrazione massiccia; e forte crisi economica.

Non ci manca niente.