Farage: dall’Independence Party al Brexit Party…

Un leader intermittente, che scompare e ritorna a piacimento. Farage è anche un esempio di utilitarismo politico: ha sollevato e distrutto l'UKIP per poi fondare il Brexit Party. Quest'ultimo, con il 33% è diventato il primo Partito del Regno Unito alle scorse elezioni europee.

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Il fenomeno che vorremmo trattare nel presente articolo si chiama Nigel Farage. E’ lui il protagonista principale della trama di horror che vive il Regno Unito a partire da quel 23 giugno 2016, quando i britannici votarono per uscire dall’Unione Europea per poi cercare su google che cosa ci fosse dietro l’acronimo UE.

Eurodeputato sin dal 1999, Farage ha ottenuto leadership dell’UKIP a soli due anni dalla sua fondazione. Il suo incoronamento non è stato nient’altro che il risultato di una prima scossa all’interno del nascente partito: infatti, lo stesso Alan Sked (fondatore) si era dimesso segnalando che l’Independence Party fosse condannato per causa della crescente presenza di militanti dell’estrema destra.

Dopo i primi due anni di difficoltà e marginalizzazione, l’Independence Party ottiene il 7% alle europee del 1999 per poi andare verso il 16 e 16,5% tra il 2006 e il 2009 rispettivamente. I risultati in Europa si alternavano con le disfatte in ambito nazionale dove il massimo delle preferenze ottenute dall’UKIP è stato di circa 3,2% alle elezioni generali del 2010. Questi dati servono per rivelare la natura di soggetto politico il cui unico obiettivo era l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Il contributo di Farage al vertice dell’UKIP ha permesso il salto di qualità del partito stesso nella politica del Regno Unito verso l’Europa. Nel 2009, l’eurodeputato era scomparso dalla scena pubblica per poi tornare nel 2010 a dare il rilancio al partito stesso attraverso una strategia tutta incentrata nella sua persona. In altre parole, l’UKIP diventava così il comitato di propaganda di Farage.

I ritocchi all’immagine del partito, la sua personalizzazione e una propaganda sempre più aggressiva e invadente sui Social oltre al malcontento generale frutto della percezione di un’Europa in crisi, distante dai problemi locali e poco familiare agli elettori delle periferie, sono stati alcuni dei fattori che hanno portato l’UKIP a una breve ma intensa catena di successi che va dal 2014 al 2016.

Nel 2014 hanno ottenuto il 26,6% alle europee diventando il primo partito del Regno Unito nella competizione, nel 2015 hanno ottenuto il 12,6% nella House of Commons e nel 2016 hanno raggiunto il loro punto di massimo ottenendo la vittoria del Leave al Referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’UE. Dopo aver ottenuto l’ambita Brexit e non essendo disposto ad assumerne le conseguenze, Farage ha annunciato il suo ritiro dalla scena politica e in meno di due anni il Partito si sarebbe scricchiolato passando dalle mani di Nuttal (2016-2017), Crowther e Bolton (2017).

Senza Farage, l’UKIP avrebbe perso anche il finanziamento del polemico imprenditore Arron Banks, fondatore dell’organizzazione Leave.Uk, finanziatore della campagna pro-Brexit e indagato  per i suoi presunti legami con il Cremlino. L’assenza di leadership e di finanziamenti sono all’origine del clamoroso fallimento alle elezioni generali del 2017.

Avrete notato che stiamo parlando di un personaggio abituato a perpetrare colpi di scena ai danni dell’integrazione europea e a ritirarsi dallo scenario quando non ritiene più conveniente ai propri interessi (come Di Battista), Farage ha saputo diventare l’uomo nero dell’Europa e, allo stesso tempo, e per tutti i movimenti euroscettici. A differenza di Di Battista però, Farage ha saputo rientrare in gioco per colpire ancora una volta ancora una volta e, chiusa l’esperienza con l’UKIP, l’uomo simbolo della Brexit ha fondato un nuovo Partito che ha deciso di battezzare come Brexit Party.

Ma che cos’è il Brexit Party? E’ la versione 2.0 dell’UKIP. E’ un partito su misura costruito dallo stesso Farage con le stesse idee, lo stesso discorso e la medesima strategia dell’Indipendence Party ma, certamente, in un nuovo contenitore e con altra ragione sociale. Certo è che in questo nuovo contenitore alcune cose sono migliorate: si fa un uso molto più sofisticato dei social, i piccoli finanziamenti anonimi – segnalati dal Mirror – tramite PayPal attraverso innumerevoli donazioni al di sotto dei 500 euro che garantiscono l’intracciabilità dei fondi ottenuti dal Partito situato al civico n. 83 di Victoria Street.

Il Brexit Party è anche il Partito dei record. Nato il 20 gennaio di quest’anno, è riuscito a fare una campagna colossale nella quale ha ottenuto 29 seggi su 73 spettanti al Regno Unito con oltre 5.240.000 voti. Così, il nuovo Partito si è attestato attorno al 33% diventando il primo partito del Regno Unito. In esso convergono, ancora una volta, l’imprenditore Arron Banks e Giorge Cottrell, famosso ex-foundraising per la Brexit e conosciuto anche per essere stato sentenziato a Otto anni di carcere negli Stati Uniti per estorsione, frode telematica e riciclaggio.

Così, dopo essere sparito dalla scena pubblica, Farage torna per ottenere il suo risultato più alto. Tutto sta ad indicare che il promotore della hard brexit ha capito più degli altri qual’è la politica che paga in questi tempi dove i partiti non sono altro che contenitori svuotati al servizio del singolo uomo, comitati di propaganda destinati a produrre più intrattenimento che proposte e, per ciò che riguarda le regole del gioco, basta cambiare la forma e lasciare la sostanza. Tanto, quando se ne accorgeranno il risultato sarà stato raggiunto.

Bisognerà riconoscere che Farage è risultato anche un innovatore che ha saputo inventarsi dei Partiti a un singolo scopo. Diciamo che il nome di Brexit Party la dice lunga sul progetto che tale creatura politica possa avere per il Regno Unito. Il suo nome, come quello dell’Independence Party, rappresenta nel migliori dei modi lo stile politico di un leader che sa come opporsi a una struttura ma è incapace di ricreare un alternativa, un uomo che sa come distruggere un qualcosa per non costruire poi nulla.

Chissà per quanto tempo rimarrà ancora in giro o se sparirà di nuovo per poi sorprenderci con un altro colpo di scena. Ammettiamolo, dal 1999 fino ad oggi, Farage ha sempre saputo stupirci comparendo e scomparendo a convenienza. Questa specie di intermittenza lo ha reso un protagonista indiscusso sia nel Regno Unito che in Europa.