sabato, Agosto 8, 2020
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Antonietta Pezzullo con “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Antonietta Pezzullo ci regala una sua critica su una poesia molto importante di Primo Levi a seguito della giornata della memoria.

Se questo è un uomo è una poesia che precede il libro di memorie di Primo Levi. Scritta dall’autore nel 1947, che racconta la prigionia vissuta nei campi di concentramento ad Auschwitz, per le sue origini ebraiche, dopo le leggi razziali. Il testo semplice, chiaro è un monito  per non dimenticare gli orrori contro il popolo ebraico. Affinché quello che è stato, possa non accadere mai più. Il titolo annuncia un’umanità schiacciata, “che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane…, senza più forza di ricordare”, svuotata “come una rana di inverno”. Una realtà che attraverso dei versi cerca giustizia nel fuoco della memoria.

La poesia restituisce i drammi visti con gli occhi dell’autore, che esorta a non sentirsi sicuri nelle proprie case, e a conservare la memoria come un dono per la nostra salvezza e a meditare “… Scolpitele nel vostro cuore… ripetetele ai vostri figli… o i vostri nati torcano il viso da voi”. E’ una preghiera, una voce da ripetere anche quando queste atrocità sembrano lontane e impossibili. Perché il male è una minaccia costante e bisogna educarsi per evitarne il ritorno se la  ”coscienza non vigila, non coglie le resistenze e le abbatte”. E “se pensa che ogni straniero è un nemico”.

Frasi che tornano attuali a reprimere distanze e sospetti nell’animo che incita se non a “comprendere” a “conoscere”. Le sue parole ci riportano impotenti a una realtà cruda, ai lager. Luoghi dove l’uomo “muore semplicemente per un sì’ o per un no”, in cui si sopravvive a fatica e sono proprio “i peggiori” quelli “più adatti”. Questi spazi in cui l’essere umano viene coscientemente annientato, strappato dai suoi cari, dai suoi averi, dalla sua vita e privato del proprio nome, umiliandolo alla fame e necessità. Potrebbe sembrare assurdo e incomprensibile questo come conferma lo stesso autore, tentare di “Distruggere l’uomo, difficile quasi quanto crearlo”… Eppure ci sono “riusciti”. 

Uomini identificabili da una sequenza di numeri, fantasmi piegati all’assurdo.  Levi sollecita al ricordo, all’ascolto, nella speranza che il sacrificio di tanti, lasci sempre viva  la dignità  dell’uomo come valore, ricchezza, amore, unicità. Perché “tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”.


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