mercoledì, Ottobre 21, 2020
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Oltre 200 milioni di donne nel mondo sottoposte a mutilazioni genitali

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Un crimine contro le donne, la loro sessualità e la dignità umana. Si stima che siano oltre 200 milioni le donne nel mondo già sottoposte a mutilazioni genitali femminili e che oltre 3 milioni di bambine siano a rischio ogni anno. Un dato che appare agli esperti sottostimato. In Italia, dove questa pratica e’ vietata per effetto della Legge numero 7 del 2006, che la considera un grave reato, non si può escludere il rischio di casi clandestini, di cui magari si può venire a conoscenza solo perché necessitano di ricoveri, e sono 30-40mila le bimbe a rischio, perché c’è uno ‘zoccolo duro’ che proviene da Paesi con una forte tradizione in questo senso. L’arma migliore per prevenire questa pratica, contro le donne, la loro sessualità e la dignità umana e’ l’integrazione, che parta dalla scuola, evitando la dispersione scolastica e quella ‘clandestinità’ anagrafica che può portare a non conoscere alcune bambine e i loro bisogni.

Lo evidenzia in occasione della giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, che si celebra oggi, il professor Aldo Morrone, dermatologo e infettivologo, direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano di Roma, che oggi ha organizzato un seminario sul tema. Morti, cicatrici, infezioni, fistole vescico-vaginali che fanno si che le donne si urinino addosso: lascia questo dietro di se questa pratica, che rende estremamente complicato anche il momento del parto. Oltre all’impegno per garantire la presenza di mediatori culturali e per l’integrazione secondo Morrone “e’ necessario evitare ogni rito alternativo e promuovere il passaggio alla pubertà e all’adolescenza, con l’arrivo del menarca, come una festa. Spiegando alle donne che si può abbandonare questa pratica senza tradire la loro cultura di origine e che ciò non garantisce alle loro figlie un matrimonio e un futuro migliore. Che invece può arrivare con l’istruzione e la cultura. Trasformare questo momento in una festa può essere un’opportunità anche per le famiglie italiane”. Da 30 anni il San Gallicano lavora su questo tema in Italia e in Africa, in particolare nel Corno d’Africa. Secondo il programma Unfpa e Unicef, dal 2014 al 2017 il numero di mutilazioni genitali femminili sulle ragazze tra i 15 e i 19 anni è diminuito in 10 paesi sui 17 supporti e dal 2008 al 2017, oltre 34,6 milioni di individui hanno dichiarato pubblicamente di aver abbandonato questa pratica in più di 21.000 comunità. Grazie al programma congiunto delle due organizzazioni inoltre tra il 2014 e il 2017 circa 3,3 milioni di donne e ragazze hanno avuto accesso a servizi di protezione, prevenzione e cura in 16 paesi (Burkina Faso, Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mali, Mauritania, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan e Uganda). 13 paesi (Burkina Faso, Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mauritania, Nigeria, Senegal e Uganda) su 17 supportati dal programma hanno leggi che vietano le Mutilazioni Genitali Femminili.

Nel 2015, i leader del mondo hanno appoggiato massicciamente l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili come uno degli obiettivi dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030. Per Unicef sono necessarie a livello nazionale nuove politiche e leggi che proteggano i diritti delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione e piani di azione nazionali per porre fine a questa pratica, che includano risorse di bilancio dedicate a servizi per la salute sessuale e riproduttiva, l’istruzione, il welfare sociale e servizi legali. A livello regionale, invece c’è bisogno che le istituzioni e le comunità economiche collaborino, prevenendo lo spostamento di donne e ragazze con lo scopo di raggiungere paesi con leggi meno restrittive sulle mutilazioni genitali femminili. Inoltre a livello locale, c’è bisogno di leader religiosi che smontino il mito secondo cui le mutilazioni genitali femminili abbiano una base religiosa. Dato che le pressioni sociali spesso sostengono la pratica, gli individui e le famiglie hanno bisogno di maggiori informazioni sui benefici dell’abbandono. Per Unicef “l’impegno pubblico deve essere abbinato a strategie comprensive per contrastare le norme sociali, le pratiche e i comportamenti che giustificano le mutilazioni genitali femminili”.

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