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Siamo in recessione, usciamo dalla recessione

| 1 Febbraio 2019 | ECONOMIA

Allungagli le gambe, stendigli quelle gambe. Io gliela taglierebbe quella recessione!

La ragione è semplice. Se guardiamo i grafici della crescita del PIL dei Paesi europei degli ultimi anni, vediamo subito con chiarezza che l’Italia sta al di sotto della media degli altri soci europei. Se si riduce la produzione di ricchezza nei Paesi dove noi esportiamo, noi cadiamo in recessione. Non perché questo governo ha fatto male e il precedente ha fatto bene, ma perché tutti i governi italiani non sono stati in grado di fare nulla.

È dalla fine della Prima Repubblica che non c’è una strategia economica o di politica internazionale. Ci sono al contrario teorie bislacche di carattere economico o politico che indicano come il nostro Paese ha un solo unico partito: quello della spesa inutile.

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Ho partecipato a tante riunioni nella mia vita, compresa la Fabbrica del Programma di Prodi. Ho ascoltato esperti politici e tecnici continuare a spiegare negli anni sempre la solita fandonia spacciata per teoria economica: in fondo, anche se metti soldi nel ventilatore, quelli poi produrranno ricchezza

Questa frase in varie forme viene sempre ripetuta senza soluzione di continuità. E allora a me viene in mente sempre la solita risposta: mettici dentro i tuoi soldi nel ventilatore, fai del bene a tutti.

Se fosse vera questa sciocchezza, la Caritas varrebbe da sola un punto percentuale di Pil. Invece, l’azione della Caritas è un costo quasi totale che porta beneficio solo ai gestori delle singole attività. Ricordo da ragazzo la mia esperienza di servizio civile. Ero in servizio in un pensionato per studenti stranieri, per il quale è passato anche Magdi Allam che si battezzò proprio lì, alla presenza del cardinalone dell’epoca.

Bene, questo pensionato per studenti era gestito da un’associazione presieduta eternamente dal sacerdote monsignore. Quest’uomo, pacato fino al torpore, viveva con una perpetua, la Scignurin’, donna nubile della nobiltà abruzzese, credo. La Scignurin’ era anche direttrice del centro. Il centro si trovava sul Lungotevere, poco distante da Via Giulia, a Roma. Svolgeva una funzione sociale importante: dava un tetto a ragazzi stranieri, più qualche italiano, che volevano studiare a Roma. Anche con qualche arbitrio di ammissione.

All’epoca questi ragazzi pagavano una sciocchezza, centocinquantamila lire per avere un letto e un armadio in stanze a sei letti. In pratica, il monsignore affittava un palazzo del Vicariato di Roma a novecentomila lire la stanza al mese. Certo, il palazzo era al centro di Roma, ma era del Vicariato. Niente tasse italiane.

In compenso, lo Stato italiano contribuiva per finanziare la rivista dell’associazione, i progetti di cooperazione internazionale che portavano i ragazzi nel pensionato, altre attività, compreso il servizio civile che consentiva all’associazione di utilizzare ragazzi come me per sostituire i portieri scelti tra gli ospiti che avevano bisogno di guadagnare qualcosa. Nel pensionato c’era una mensa. Il pasto costava solo tremila lire. I più bisognosi potevano averlo a millecinquecento. La mia sorpresa fu massima quando monsignore mi spiegò che quei pasti erano forniti dalla Caritas. Erano gli stessi distribuiti gratuitamente ai poveri. Un piccolo extra da due, tre milioni di lire al giorno.

Perché raccontare del centro di ospitalità che affittava altri spazi ad altri soggetti della galassia cattolica? Per spiegare che non si crea valore aggiunto con la spesa sociale. Si creano masse di denaro che qualcuno forse darà in beneficienza o in gestione della propria casta vita con la perpetua,né si crea ricchezza con i contributi alla produzione. Alla fine, sono solo costi.

Ecco, se dovessi fare una critica a questo governo, direi che ha un difetto terribile: a parte la retorica, nelle sue linee fondamentali è identico al precedente. Se dovessi fare un complimento direi che almeno adesso prova a occuparsi dei poveri, che in fase recessiva aumenteranno. Se dovessi desiderare arrabbiarmi, direi che al solito i redditi di cittadinanza come quelli di inclusione andranno a finire nelle mani di quelli che non hanno alcuna remora a sfidare la legge e il buon costume autocertificando il falso.

Il Pil, in tutto questo, non si muoverà. A meno di non definire una strategia economica e di politica estera. In uno Stato che voglia crescere, le due cose stanno insieme

 

TAG: Pil, recessione, spesa sociale
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