Mitopoiesi dei comics americani

Un indiano come il connazionale S. T. Joshi ed il taiwanese Ang Lee, che entra nelle corde americane con tanta facilità

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Sono consapevole che “Unbreakable” (2000) di M. Night Shyamalan  – poi è curioso che un indiano, alla stessa stregua di un suo connazionale come S. T. Joshi, come anche il taiwanese Ang Lee, enorme regista a mio modesto avviso, entri nelle corde americane con tanta facilità, ma questo è un discorso che merita una dissertazione accademica, quindi non è questa la sede adatta – sia stata considerata e forse ancora lo è come una pellicola fallita, classificata tra il noioso e l’inconcludente.

Permettetemi di dire che proprio non lo è, sia dal punto vista dei comics che da quello della americanistica. Il secondo punto lo salto, perché questo non è un convegno, ma solo una piattaforma informatica.

Andiamo al centro della questione, in grande sintesi. A mio modesto avviso, Unbreakable è il miglior film mai fatto che si sia interrogato sui fumetti statunitensi, ossia su quello che io definisco come la mitopoiesi dei comics americani, come del resto, Fabrizio Modina, uno dei maggiori collezionisti al mondo di Star Wars, da sempre parla della Saga di Lucas quale mitologia americana..

Tornando al film di Shyamalan, è una opera rara. In essa vi è poi una preziosa commistione tra i dettami della Marvel, da me sinceramente mai amata, con la umanizzazione dell’eroe e, nel contempo, il ritorno all’eroe assoluto della mia cara DC.