L’Autorità Garante delle Comunicazioni dà ragione al deputato di Forza Italia Giorgio Mulè e impone alla Rai “di dare corso alla richiesta di rettifica presentata” dallo stesso Mulè “nei tempi e nei modi tassativamente indicati” dal “decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177”. L’Agcom infatti ha riconosciuto fondate le ragioni del deputato in relazione alla puntata di ’Reporter’ dello scorso 12 novembre dal titolo ‘L’Apostolo dell’antimafia’, nella quale si parlava della vicenda giudiziaria dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante.
Mulè era stato tirato in ballo per un ipotetico articolo su Montante scritto da un collaboratore e che l’attuale deputato di FI, all’epoca direttore di ‘Panorama’, avrebbe ‘girato’ a Montante senza pubblicarlo. Alla richiesta di rettifica a ’Report’ da parte di Mulè, “i responsabili del programma non solo non lessero la rettifica ma aggiunsero nuovi elementi diffamatori nei miei confronti. Per questo mi sono rivolto all’Autorita’” spiega il deputato. E l’Agcom ha riconosciuto fondate le ragioni di Mulè, ordinando alla Rai di porre rimedio in quanto ha ritenuto ”che nel corso del programma in questione allo stato della documentazione in atti – si legge nella delibera dell’Agcom – risultano rappresentati fatti contrari alla verità tali da ledere gli interessi morali e la reputazione del richiedente la rettifica”. L’Autorità, inoltre, non solo ordina a ’Report’ di dare corso alla rettifica, ma chiede di aggiungere le ulteriori precisazioni sul premio come eccellenza del nostro Paese del novembre 2017 che, secondo quanto riferito in trasmissione, era stato consegnato da Mulè a Montante. “Il Premio – spiega Mulè – è andato a Eicma che era punto di riferimento mondiale per il settore delle due ruote e Montante lo ritirò in quanto presidente pro tempore di Eicma”. E l’Agcom, di conseguenza, impone alla Rai la seguente precisazione: “nel novembre 2017 il premio era attribuito ad Eicma: l’imprenditore ritirò il premio quale presidente pro tempore; – il procedimento disciplinare che riguarda l’on. Mulè è stato avviato, su esposto di un giornalista, oltre 18 mesi fa e da allora non ha avuto ulteriori sviluppi”, recita la delibera.
“Questa vicenda – dice Mulè – mette ancora una volta in luce la necessità che i giornalisti sappiano fare autocritica e riconoscere i loro errori: a ’Report’ non solo non lo hanno fatto ma hanno aggiunto nuovi errori. Ho fatto per trent’anni il giornalista, conosco i danni che la parola può provocare. E conosco che spesso, purtroppo, i giornalisti sono incapaci di riconoscere i propri errori. Avrei potuto perseguire la Rai e Report in sede civile e penale per ottenere il giusto risarcimento: da parlamentare della Repubblica ho deciso che non intraprenderò mai questa strada perché il solo sospetto che questa carica possa influenzare un giudizio è contraria alla mia idea di libertà di stampa che è sacra. Questa libertà, però, va meritata anche con la maturità di ammettere i propri errori. I giornalisti dovrebbero farlo in autonomia iniziando ad applicare le regole della rettifica, ad esempio”.